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Schioppettino di Prepotto prove di futuro

Lo scambio di battute di qualche giorno fa con Walter Filiputti, su “La stanza del vino”, mi ha permesso di capire fino in fondo il suo pensiero in merito al futuro dello Schioppettino di Prepotto. Le ipotesi prospettate da Filiputti, che condivido in toto, credo possano stimolare un’ulteriore riflessione con i produttori, approfondendo il dibattito attorno all’avvenire del grande rosso friulano. Riassumo brevemente i punti proposti da Walter Filiputti su cui vale la pena di ragionare con attenzione:

–          Il mercato estero: per affrontare i mercati esteri servono masse critiche sufficienti. Senza una quantità relativamente consistente, la promozione diventa inutile, il vino stesso non gira e gli importatori e distributori non lo prendono in considerazione; per tanto la produzione dello Schioppettino di Prepotto dovrebbe avere almeno una portata di 100.000 bottiglie.

–          L’espianto dei vitigni internazionali: È necessario reimpiantare anno dopo anno, al posto degli internazionali, Schioppettino evitando dispersioni inutili.

–          I “Cru” di Prepotto: immaginare l’area di Prepotto simile a una piccola Borgogna, con pochissime varietà. Al suo interno un’ampia predominanza dello Schioppettino, piantato in base ad un serio lavoro di zonazione.

Le ipotesi prospettate sono affascinanti, auspico che l’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto, tramite il suo presidente Michele Pavan, si esprima in merito, credo ne valga la pena, c’è in gioco il futuro di un grande vitigno che potrebbe dare, fra qualche decennio, vini importanti, famosi quanto il Barolo o il Brunello di Montalcino. Potrebbe non essere solo un sogno, il dibattito è aperto!

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