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La rinascita del Marsala tra radici profonde e nuove esperienze di consumo

La Sicilia, dopo millenni, continua a mantenere intatto e incontaminato il suo incanto. In quest’isola è ancora possibile riscoprire la bellezza dell’umanità, ma anche sapori, odori e visioni che credevamo perduti, ovviamente senza dimenticare le incongruenze che da sempre le appartengono.

la cupola della chiesa del Purgatorio a Marsala

Goethe la definì “chiave di tutto”: luogo di splendore, bellezza e armonia, ma allo stesso tempo luogo di grandi contraddizioni, con cui bisognava misurarsi per avere una visione realistica non solo dell’Isola, ma dell’intera penisola italiana. Vedere una parte per capire il tutto.

Saline Ettore e Infersa

Il mio primo incontro con la terra di Trinacria, ormai diversi anni fa, avvenne a Marsala. Lì, pur essendo figlio di migranti pugliesi, riscoprii quel Sud arcaico che mi aveva accompagnato nelle lunghe estati d’infanzia, ma che credevo smarrito. Col tempo, la mia Puglia sembrava aver perso l’anima al punto da non rivelarmi più quell’autenticità che tanto amavo. A Marsala, invece, la ritrovai. Fu un viaggio nella nostalgia, un “ritorno a casa” che non mi aspettavo.

vigne di grillo a ridosso dello Stagnone

Ecco perché, quando devo tornare a Marsala, mi pervade una sorta di timore. Timore che il peso e la potenza dei ricordi vengano disillusi, di non ritrovare più quei luoghi che la mia mente ha immortalato come fotografie rimaste immacolate nel tempo. Temo di non rivederli più come li ricordavo, perché il passare del tempo ne ha alterato i contorni, rendendoli sbiaditi, fino a farli svanire del tutto. E con questa scomparsa, il rischio di precipitare nella nostalgia è inevitabile.

Fosca Tortorelli – Michelangelo Tagliente – Roberto Magnisi – Pietro Russo MW -Veronika Crecelius – Benedetto Renda – Andrea Radic – Orazio Lombardo – Pietro Di Girolamo

E invece no. Ogni volta, Marsala e i marsalesi mi sorprendono, mi illuminano, mi fanno stare bene. Anzi, fanno di più: mi spingono in una sorta di saudade che mi accompagna per settimane intere, lasciandomi intrappolato in quella dolce malinconia che continua a legarmi indelebilmente a quei luoghi e a quelle persone.

Questa magia si è rinnovata durante la manifestazione Marsala Doc Fest 2024 – La Storia di un Vino Moderno. Non ero mai stato a Marsala solo per il Marsala: tre giorni dedicati esclusivamente a degustazioni e abbinamenti gastronomici, con il Marsala protagonista assoluto. Un’idea rischiosa? Forse. Chi intraprende un progetto simile o è un visionario, o è talmente sicuro della forza della sua proposta da non temere nulla e nessuno.

Ed è proprio questa l’ambizione del neonato Consorzio Volontario per la Tutela del Vino Marsala, che riunisce viticoltori, vinificatori e cantine – piccole e grandi – con l’obiettivo di armonizzare gli interessi di tutti, assicurando lo sviluppo della DOC nel rispetto delle regole previste dal disciplinare di produzione.

i produttori del Consorzio Marsala Doc

Ricostituito nel 2022, per la prima volta nella storia del vino Marsala, il Consorzio ha accolto al suo interno l’intera filiera produttiva. Divenuto operativo con riconoscimento erga omnes nel 2023, si è posto l’obiettivo di controllare e promuovere una produzione di qualità, profondamente legata al territorio di origine.

La DOC Marsala rappresenta uno dei valori più importanti su cui costruire il futuro della filiera vitivinicola: un simbolo che racconta il territorio nella sua interezza, promuovendo la modernità senza mai tradire la sua essenza. A sugellare questa nuova vita del Consorzio, ci vengono incontro le parole del presidente Benedetto Renda: “Vogliamo rilanciare il Marsala non solo come vino protagonista delle tradizioni, ma anche come scelta moderna e versatile, capace di adattarsi a nuove occasioni di consumo e abbinamenti innovativi”.

In definitiva, l’obiettivo del Consorzio è custodire l’eredità del Marsala, rinnovandola per renderla accessibile alle nuove generazioni di consumatori.

Il Marsala si presenta oggi con una veste sorprendentemente moderna, capace di conquistare nuovi stili di consumo senza mai perdere la propria anima autentica. Non più solo vino da fine pasto o da meditazione, ma incredibilmente versatile: perfetto per accompagnare aperitivi e piatti contemporanei. Non solo. Un’ulteriore sorpresa arriva dalle possibili nuove occasioni di consumo nel mondo dei cocktail e della mixology. Lo possiamo provare, per esempio, come alternativa al classico Vermouth per un Negroni o un Americano, ma anche in altre innumerevoli preparazioni, dove la fantasia di un bravo bartender può sbizzarrirsi.

La cosa che può sorprendere anche il gastronomo più navigato, o gli increduli simpatizzanti di San Tommaso, è l’abbinamento a tutto pasto. Il Marsala Vergine, ad esempio, si sposa con formaggi semistagionati, come il pecorino giovane o il caciocavallo; crudité di mare, come tartare di gamberi o carpacci di pesce bianco; fritture di terra e di mare, tempura di verdure, carciofi, gamberi o calamari; bottarga, accompagnata da una bruschetta o in un primo piatto con la pasta; ostriche e crostacei, dove la sapidità del vino esalta la freschezza marina.

Il Marsala Superiore, invece, si abbina a tonno in agrodolce, dove il dolce e l’acidulo si armonizzano con la struttura del vino; caponata siciliana, la cui intensità viene ammorbidita dalla piacevolezza del vino; foie gras, accompagnato da marmellate di agrumi o fichi per un’esperienza di pura eleganza; piatti BBQ, come costine di maiale glassate o pollo affumicato; pesci affumicati, quali tonno, spada, salmone, storione o sgombro; piatti speziati di origine orientale; risotti cremosi, con base di zucca o zafferano.

Il Marsala è un monumento dell’enologia mondiale, capace di reinventarsi, divenendo contemporaneo pur mantenendo salde le proprie radici. È il testimone di una storia millenaria e di una comunità che crede nel valore della sua terra e del suo territorio. È un vino da (ri)scoprire, per innamorarsene perdutamente.

Un po’ di tecnica e di storia

Il Marsala è un vino fortificato ed ha radici antiche, strettamente legate alla sua storia e alla sua riconoscibilità nei secoli. 

Cos’è la fortificazione?

La fortificazione si realizza aggiungendo al vino una componente alcolica. Conferisce una maggiore struttura, esalta il profilo aromatico e garantisce una lunga durata nel tempo, permettendo di affrontare lunghi periodi di affinamento nelle botti di legno pregiato, rovere o ciliegio come da disciplinare nel caso del Marsala. In base al tipo di fortificazione, il Marsala viene classificato in:

Vergine

In questo caso, il disciplinare prevede l’utilizzo esclusivamente di alcole di origine vinicola e/o di acquavite di vino. Il vino base fortificato darà origine a un vino secco, che mai avrà zuccheri aggiunti.

Superiore

Se, invece, al vino base viene aggiunta la mistella (chiamata anche sifone) il Marsala sarà classificato come Oro. Se, insieme alla mistella, viene aggiunto il mosto cotto il Marsala sarà Ambra.

Il calice e la Temperatura di Servizio

Il Marsala va degustato in calici da vino bianco e non in calici da dessert. Le temperature di servizio variano in base all’abbinamento e al momento di degustazione. Si consigliano temperature più fresche, intorno ai 12/14°C per i Vergine e Superiore Secco come vino da aperitivo; 14/16°C durante e a fine pasto.

Le zone vocate per la produzione

L’incanto della Laguna dello Stagnone, Riserva Naturale Protetta riconosciuta dalla Regione Siciliana nel 1984 e famosa nel mondo per la meraviglia delle saline e per la possibilità di ammirare i tramonti tra i più belli che l’essere umano possa vedere, è terra di grillo e catarratto, i vitigni simbolo del Marsala. Qui, dove i vigneti sono sul livello del mare, si producono uve di qualità straordinaria, capaci di dare vita a vini dal carattere unico e inconfondibile.

Altra zona vocata per la produzione di uve Marsala Doc è quella del versante sud del territorio, un altopiano compreso tra Marsala e Mazara, che varia da 0 a 250m sul livello del mare.

In entrambe le zone, le condizioni pedoclimatiche, favorite dalla vicinanza del mare e dai venti che soffiano tutto l’anno, sono ideali per resistere al cambiamento climatico e supportare, in maniera sostenibile, i viticoltori marsalesi.

Oggi, grazie anche al supporto delle Cantine Sociali e tutti gli investimenti fatti, si lavora con un approccio sempre più moderno e sostenibile. Attraverso la zonazione e la selezione accurata, sia in vigna che in cantina, viene garantita la massima qualità e tracciabilità dei vini che un giorno diventeranno Marsala, vini che raccontano l’identità e la storia di un territorio.

La Storia in pillole

1773Inizio la storia di un vino moderno Il commerciante inglese John Woodhouse approda a Marsala. Intuisce le potenzialità di un territorio altamente vocato alla produzione di vini alto grado.
1812La svolta commerciale Benjamin Ingham, richiamato dal successo imprenditoriale di Whoodhouse contribuisce all’internazionalizzazione del Marsala, favorendo l’accesso ai mercati europei ed americani.
1833Il Marsala conquista l’Italia L’imprenditore Vincenzo Florio fonda cantina Florio, dando un’identità italiana al vino Marsala e aumentando ulteriormente la sua fama internazionale
1931La prima regolamentazione – “Doc ante litteram” Vengono scritte le prime regole e leggi per la protezione del prodotto e la circoscrizione della zona di produzione
1963Il Consorzio Volontario di Tutela Nasce il Consorzio Volontario di Tutela del Vino Marsala e il decreto n. 930 del 12 luglio del 1963 prevede l’applicazione delle norme in regime di Doc.
1969D.P.R. 02.04.1969 Il Marsala ottiene il riconoscimento ufficiale di Denominazione di Origine Controllata
1984La nuove modifiche al disciplinare Con la Legge n.851 del 28/11/1984 il Parlamento della Repubblica Italiana restringe la zona di produzione, elimina la categoria dei “Marsala speciali” e afferma l’obbligo di produzione, affinamento ed imbottigliamento all’interno del territorio della Denominazione.
2016La Crisi del Consorzio Con le ultime dimissioni, il Consorzio viene sciolto.
2022La Rinascita del Consorzio: eccellenza e stili di consumo Dopo un periodo di crisi, il Consorzio viene ricostituito. Obiettivo è la valorizzazione del Marsala come vino di alta qualità, ripartendo da tutta la filiera e dal suo territorio.

Marsala Doc Fest 2024 – La Storia di un Vino Moderno Il Master of Wine Pietro Russo e Giuseppe Figlioli raccontano le vigne vecchie di grillo situate a ridosso delle saline Ettore e Infersa a Marsala.

The Renaissance of Marsala: Deep Roots and New Consumption Experiences

Sicily, after millennia, continues to preserve its untouched and unspoiled charm. On this island, one can rediscover the beauty of humanity, as well as flavors, scents, and sights once thought lost—while also acknowledging the timeless contradictions that define it.

Goethe called it the “key to everything”: a place of splendor, beauty, and harmony, yet also a land of stark contrasts. To understand the island—and, by extension, the entire Italian peninsula—one must come to terms with its dualities.

My first encounter with the land of Trinacria, many years ago, was in Marsala. There, despite being the child of Apulian migrants, I rediscovered the archaic South that had accompanied me during long childhood summers, a world I believed was lost. Over time, my native Apulia seemed to have lost its soul, no longer revealing the authenticity I had loved. But in Marsala, I found it again. It was a journey into nostalgia—a “homecoming” I had not anticipated.

This is why, whenever I return to Marsala, I feel a certain apprehension. I fear that the weight and power of my memories might be disappointed, that I might not find the places my mind has preserved as immaculate photographs. I worry they will appear altered, their contours faded with time, until they vanish completely. And with that disappearance comes the risk of succumbing to nostalgia.

But no. Each time, Marsala and its people surprise me, enlighten me, and bring me peace. They go further: they plunge me into a sort of saudade that lingers for weeks, leaving me trapped in a sweet melancholy that keeps me indelibly tied to those places and their inhabitants.

This magic was renewed during the Marsala Doc Fest 2024 – The Story of a Modern Wine. I had never been to Marsala solely for its namesake wine: three days dedicated to tastings and gastronomic pairings, with Marsala taking center stage. A risky idea? Perhaps. Anyone embarking on such a project is either a visionary or so confident in their offering’s strength that they fear neither criticism nor competition.

This is precisely the ambition of the newly formed Voluntary Consortium for the Protection of Marsala Wine, which brings together growers, winemakers, and wineries—large and small—to harmonize their interests while ensuring the DOC’s development in compliance with production regulations.

Reconstituted in 2022, the Consortium has, for the first time in Marsala’s history, united the entire production chain. Officially operational with erga omnes recognition in 2023, it aims to oversee and promote high-quality production that remains deeply tied to its territory of origin.

The Marsala DOC represents one of the most significant assets on which to build the future of the winemaking sector: a symbol that tells the story of the land in its entirety, promoting modernity without betraying its essence. As Consortium president Benedetto Renda aptly stated, “We aim to relaunch Marsala not only as a wine rooted in tradition but also as a modern, versatile choice, adaptable to new consumption occasions and innovative pairings.”

Ultimately, the Consortium seeks to safeguard Marsala’s heritage, renewing it to make it accessible to new generations of consumers.

Today, Marsala emerges with a surprisingly modern identity, capable of captivating new styles of consumption without losing its authentic soul. It is no longer just a post-meal or meditative wine but an incredibly versatile one: perfect for aperitifs and contemporary dishes. Furthermore, it is making its way into the world of cocktails and mixology. For instance, it can replace classic vermouth in a Negroni or Americano, or be used in countless other creations where a skilled bartender’s imagination can shine.

Even the most seasoned gastronome—or the staunchest skeptics—might be surprised to learn that Marsala pairs beautifully across an entire meal. Marsala Vergine, for example, complements semi-aged cheeses like young pecorino or caciocavallo; seafood crudo, such as shrimp tartare or white fish carpaccio; fried dishes, from vegetable tempura to calamari; bottarga on bruschetta or pasta; and even oysters and shellfish, where the wine’s salinity enhances their marine freshness.

Marsala Superiore, on the other hand, pairs well with sweet-and-sour tuna, where its structure harmonizes with the dish’s contrasting flavors; Sicilian caponata, whose intensity is softened by the wine’s pleasantness; foie gras with citrus or fig preserves for an experience of pure elegance; BBQ dishes like glazed pork ribs or smoked chicken; smoked fish such as tuna, swordfish, salmon, or mackerel; spicy oriental dishes; and creamy risottos, especially those featuring pumpkin or saffron.

Marsala is a monument of global enology, capable of reinventing itself to remain contemporary while firmly rooted in tradition. It is the custodian of a millennia-old story and a community that believes in the value of its land and heritage. It is a wine to (re)discover—and to fall hopelessly in love with.

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