• Audace, il Prosecco sotto il mare

    Audace, il Prosecco sotto il mare

    Giornale radio: l’altro ieri 29 settembre, al caffè Tommaseo di Trieste è stato presentato il racconto di “Audace”, un viaggio che dalle colline del Carso ha portato 6.492 bottiglie di Prosecco Doc Trieste a 20 metri di profondità nel  Golfo di Trieste per affinarsi e maturare.

    La genesi del progetto

    Come molti progetti di business, anche questo nasce da due famiglie di amici storicamente dediti alla produzione di vino: Parovel e Serena. Underwater Wine rappresenta in realtà un sogno territoriale: affinare il Prosecco DOC Trieste nel suo Golfo, utilizzando l’esperienza di un grande gruppo come Serena Wines 1881 e l’estro di una azienda del Carso come Parovel vigneti oliveti 1898. Il tutto, sotto il comun denominatore dell’amicizia: unire le forze per realizzare le prime bottiglie da affinare in mare iniziando un cammino non certo facile ma sicuramente unico che parte dalle origini del Prosecco e sviluppa le sue potenzialità in maniera inedita.

    I parametri di affinamento

    Con il battesimo in mare delle prime 6.492 bottiglie, si è voluto varare un percorso audace, il Prosecco doc Trieste, che alla profondità di 20 m, si è affinato con parametri straordinariamente peculiari: la temperatura, la salinità, la concentrazione di ossigeno disciolto, la presenza di fosfati, silicati, nitriti, nitrati e clorofilla. Tutti questi parametri naturali mutano con le stagioni e con il passaggio dei venti garantendo ad Audace Prosecco doc Trieste spumante l’unicità gustativa e caratteriale. La Bora e lo Scirocco generano importanti oscillazioni sub-inerziali che contribuiscono al continuo movimento delle bottiglie e questo continuo cullare ha portato ad un’evoluzione singolare e straordinaria.

    In una piccola area di 67 mq, in concessione demaniale, sul fondo dello specchio acqueo in Punto Franco Nuovo è stata ricreata questa cantina subacquea che ha ospitato 14 casse in acciaio per 4 mesi. Gli unici esseri viventi a controllare l’affinamento sono stati i pesci, i molluschi, le stelle marine (nelle foto attaccate ai cesti) e qualche esperto subacqueo che ha verificato l’integrità delle bottiglie.

    Le coincidenze

    L’anno della prima bottiglia Underwater Wine rappresenta due importanti anniversari, coincidenze se vogliamo, che si palesano nei primi passi del progetto: nel 1821, (200 anni dalla nostra vendemmia 2021 in affinamento sottomarino) lungo la costiera triestina si produceva per la prima volta il Prosecco con il metodo tradizionale di rifermentazione in bottiglia. Nel 1922 (100 anni fa), il molo San Carlo cambiava il proprio nome in “Audace” in ricordo dell’approdo della prima nave militare italiana, il celebre cacciatorpediniere. Due elementi narrativi importanti per spiegare al mondo il progetto Audace.

    La conferenza stampa

    I soggetti coinvolti

    Oltre alle cantine sopra menzionate, al progetto si affianca l’importante Agenzia Francescon e Collodi di Conegliano che rappresenta la creatività nella comunicazione di questa storia sottomarina. Ma sono soprattutto le istituzioni che hanno sostenuto per prime “Audace” ufficialmente e con entusiasmo a partire dall’Autorità Portuale che ha dato origine alla concessione subacquea e dell’OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Questo è in fatti un progetto “corale” e lo studio delle evoluzioni del vino sarà fondamentale anche per il proseguo del progetto stesso. Hanno dimostrato il loro entusiasmo anche i Presidenti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, presenziando di persona alla conferenza stampa di lancio.

    Le dichiarazioni

    “Il progetto Audace è la conferma del dialogo, della passione per la terra e della tradizione che guarda il futuro. Mi auguro che questa modalità di affinamento subacqueo dei vini, voluta specialmente per la vicinanza ai vigneti di produzione, sia soltanto un inizio che può essere esteso a tutti i vini del Carso.”

    Elena Parovel

    “Audace non è solo il nome ma anche la qualità del progetto grazie al quale oggi vediamo venire alla luce delle bottiglie numerate divenute scrigno di un Prosecco prezioso, unico, il cui affinamento è stato affidato dall’uomo al mare. Un’idea originale che segna solo l’inizio di un percorso in grado di riservare future sorprese, per un vino destinato ai veri estimatori”. Luca Serena   

    Le note di degustazione di Liliana Savioli

    Le bolle sono veramente a punta di spillo. Al naso prevale la mineralità e la pera, fiori bianchi. Croccante, allegro e divertente, quasi piccante. Aumentando la temperatura in bocca la sapidità la fa da padrone diventando circolare e armonico. Si fa ricordare per molto tempo.

    Le riprese del ripescaggio del Prosecco underwater Audace

    La foto della bottiglia di Audace è di Liliana Savioli

  • Farina Wines, la Valpolicella non finisce mai di stupire

    Farina Wines, la Valpolicella non finisce mai di stupire

    Verrebbe da pensare che in una zona vinicola celebre come la Valpolicella, della quale, da Hemingway in poi, si è scritto e raccontato in lungo e in largo, non vi sia quasi più niente da scoprire. Eppure, basterebbe ricordarsi dell’infinitezza del vino per capire in quale tranello è facile cadere quando si approccia a questo mondo con presunzione. Accade così, incontrando i Farina, Elena e Claudio, proprietari dell’omonima azienda di Pedemonte, di ritornare alla logica e scoprire l’inaspettato proprio nel cuore della Valpolicella Classica. I Farina, per loro scelta, sono battitori liberi, infatti, pur aderendo al Consorzio Valpolicella non ne partecipano alle attività, e non sono associati a Le Famiglie Storiche a cui apparterrebbero di diritto.

    Coraggiosi, perché l’indipendenza, senza la consapevolezza della propria forza, rischia di relegarti ai confini del regno, con annessi problemi di visibilità. Pare di capire che tutto ciò non sia un particolare problema per i Farina, gente svizzera, che quando ha deciso di dedicarsi al vino lo ha fatto con anima e corpo e senza filtri. A questo punto del racconto è doveroso fare una chiosa: è vero che l’azienda ha una storia centenaria, ma è anche vero che Elena e Claudio avevano scelto di intraprendere altre strade professionali, una sorta di percorso a ritroso di quanto sovente accade nel mondo del vino, dove l’imprenditore di successo, ad un certo punto della sua vita, decide di investire dei denari in vigna.  

    La necessità di dare un futuro alla cantina però ha fatto sì che i Farina si arrendessero all’ineluttabilità del richiamo alle origini e rientrassero in azienda. La strada più comoda da seguire, visto che ti trovi in un’areale dove un ettaro può arrivare a costare anche 600.000 euro, poteva voler dire accontentarsi, fare un vino buono certo, magari chiamando un enologo di grido, ma senza particolari patemi d’animo. Elena e Claudio, stabiliscono invece che il loro ingresso nel mondo del vino debba avvenire secondo regole di lavoro e di vita precise: trasparenza nelle relazioni con i conferitori, ricerca continua e infine sostenibilità (quella vera) in vigna e cantina.

    Per quanti riguarda la provenienza delle uve, 10 ettari sono di proprietà, mentre 55 ettari arrivano da conferitori con i quali vi è un rapporto di collaborazione di lunga data. Non solo, attraverso il progetto “Farina Transparency”, attivo dal 2018, è possibile reperire sul sito aziendale, in una sorta di radiografia accurata, informazioni in merito ai nomi dei vignaioli conferitori, foto dell’azienda, storia del titolare e della sua famiglia, descrizione dei vigneti, ovvero zona, superficie, altitudine, sistema di allevamento, vitigni, esposizione, suolo, il tutto corredato da foto e video, cosa rara in fatto di trasparenza, ne converrete.

    La sostenibilità, si sa, è ormai una sorta di mantra che ogni cantina ama recitare, ovviamente per evitare che tutto crolli come un castello di carta è necessario verificare sul campo qual è il reale impatto sull’ambiente. In tutta la filiera Farina si attivano comportamenti virtuosi per creare un ecosistema-vigneto il più possibile vario ed equilibrato. Non viene praticato il diserbo chimico in nessuno dei vigneti, sia di proprietà sia in quelli lavorati dai vignaioli-conferitori; si attua la “confusione sessuale” in tutte le vigne, per limitare l’uso di pesticidi; viene utilizzato il sistema di potatura “Simonit & Sirch” per limitare le rese e prolungare la produttività e la salute delle viti; viene seguita una filosofia di coltivazione di “viticoltura intelligente”, che si traduce in interventi minimi e che limitano l’accumulo di metalli pesanti nel suolo.

    Elena Farina

    Altrettanto importanti sono le decisioni che hanno riguardato l’ammodernamento delle tecnologie di produzione in cantina, concentrando specifici investimenti in tecnologia sostenibile. In particolare: l’eliminazione dell’impiego di detergenti chimici grazie all’installazione di un sistema innovativo di tubazioni che garantisce l’apporto di acqua calda e vapore per l’igienizzazione di tutte le attrezzature di cantina, con il conseguente notevole risparmio di metri cubi d’acqua utilizzata; l’installazione di un pannello elettronico che consente il monitoraggio dei consumi energetici dell’impianto di refrigerazione di tutta l’azienda; l’installazione di pannelli fotovoltaici che coprono l’80% dei consumi sostenuti durante le fasi di imbottigliamento; l’appassimento delle uve privilegia la ventilazione naturale proveniente dalla vallata di Negrar.

    I fruttai sono dotati di un sistema automatizzato di climatizzazione in grado di tenere sotto controllo temperatura e umidità interna ed esterna, limitando al minimo l’uso della ventilazione assistita; l’utilizzo di un innovativo impianto in grado di togliere, sfruttando solo aria compressa, gran parte dell’ossigeno disciolto nel vino, in vista di una riduzione sempre maggiore di solforosa in fase di pre-imbottigliamento; l’utilizzo di una nuova tipologia di chiusura per quasi tutti i suoi vini, tranne l’Amarone (presto potrebbe cadere anche questo tabù), ovvero il tappo della linea Select green di Nomacorc. Si tratta di tappi 100% riciclabili e che utilizzano materiali naturali e rinnovabili, in modo da favorire l’assorbimento di CO2 presente in atmosfera e ridurre le emissioni di carbonio, infine ’uso di carta riciclata per i packaging e la riduzione del peso di alcune bottiglie da 500 a 360 grammi.

    L’azienda Farina, inoltre, sta conducendo, con il prof. Maurizio Ugliano del Dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona, uno studio sulle possibili variazioni delle caratteristiche organolettiche di un vino determinate dall’affinamento in contenitori realizzati nei diversi materiali: acciaio, legno, cemento e ceramica. Facendo un giro in cantina si resta affascinanti dal cambio di ambienti e di cromatismi: dalla cantina storica con le vecchie botti di legno, passando per la barricaia, si arriva in una sorta di ambiente futuristico che ospita una grande parete tappezzata di botti bianche in ceramica della Clayver, affiancate, in una luce rarefatta, dalle botti tronco coniche in cemento grezzo “Tulipe” della Nico Velo, da girarci una scena per un prossimo episodio di Star Wars.

    Maria Mosconi (export manager) e Andrea Zerman (enologo)

    Dopo tutto questo panegirico qualcuno si domanderà, ma il vino, com’è il vino? Credo che qui stia la sorpresa più grande. Grazie al lavoro dell’enologo Andrea Zerman, profondo conoscitore della Valpolicella, e di tutta la dedizione di Claudio ed Elena Farina e dei loro più stretti collaboratori, in bottiglia arrivano vini centrati, che sorprendono per stile ed eleganza, in grado di dare una lettura intensa dell’espressività della Valpolicella.

    La degustazione

    Nodo d’Amore bianco Trevenezie IGT 2020

    Da uve 55% Garganega, 30% Chardonnay, 15% Sauvignon Blanc. Affinamento 30%in barrique nuove in rovere francese e 70% in acciaio. Naso d’impatto, frutta tropicale, fiori bianchi, delicata salvia. Al palato è pieno e succoso. Si apprezzerà ancora di più e con piacevole sorpresa, dimenticandolo per qualche anno in cantina.

    Valpolicella Classico Superiore DOC 2020

    Da uve 45% Corvina, 20% Corvinone, 25% Rondinella, 5% Molinara, 5% Dindarella. Affinamento 100% botti di Rovere di Slavonia, successivo in bottiglia. Al naso frutti rossi maturi, croccanti e note balsamiche. Al palato entra morbido, chiude con un finale lungo e un delicato richiamo di lampone.

    Valpolicella Ripasso Classico Superiore DOC Montecorna 2019

    Da uve 70% Corvina, 15% Corvinone, 10% Rondinella, 5% Molinara. Affinamento 50% botti di rovere di Slavonia da 20 a 650 Hl, 50% barriques, successivo affinamento in bottiglia. Al naso subito complesso, confettura di frutti rossi, spezie, leggera tostatura. Al palato è avvolgente e ampio. Chiude in allungo con delicate note speziate.  

    Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2018

    Da uve 50% Corvina, 20% Corvinone, 20% Rondinella, 10% tra Molinara, Oseleta e Turchetta. Affinamento: dopo altri due travasi di pulizia, maturazione per 24 mesi, 30% in barriques, 70% in botti di rovere di Slavonia, successivo affinamento in bottiglia. Il vino della tradizione, già a partire dall’etichetta storica. Al naso ciliegia, amarene, piccoli frutti rossi sotto spirito, spezie, cioccolato. Al palato è caldo e armonico. Chiude energico e suadente con delicate note terrose.

    Amarone della Valpolicella Classico DOCG Famiglia Farina 2017

    Da uve 70% Corvina, 10% Corvinone, 10% Rondinella, 10% Molinara. Affinamento: dopo alcuni travasi di pulizia, maturazione per almeno 24 mesi in botti di Rovere di Slavonia da 20 e 30 Hl. Successivo affinamento in bottiglia senza filtrazioni. Amarone che nasce con l’intento di rivisitare nel packaging e nello stile quello prodotto dai nonni nel 1968, anno dell’ufficiale riconoscimento della DOC. Al naso confettura di frutti rossi, sottobosco, spezie. Al palato è incisivo ed elegante, con trama tannica vellutata.

    Amarone della Valpolicella Classico DOCG Montefante 2016

    Da uve 45% Corvina, 30% Corvinone, 15% Rondinella, 5% Molinara, 5% Dindarella. Affinamento: 24 mesi botti di rovere di Slavonia, 24 mesi barriques, successivo affinamento in bottiglia. Dall’omino cru Montefante, un Amarone di grande nobiltà ed eleganza. Al naso confettura di frutti di bosco, spezia, cioccolato, Il sorso è avvolgente e dotato di freschezza balsamica e ampiezza.

    Amarone Riserva Mezzadro Alla Fontana 2011

    Da uve 70% Corvina, 20% Rondinella, 5% Molinara, 5% Croatina. Affinamento: Maturazione per almeno 24 mesi in barriques di Rovere Francese e Americano e per almeno 36 mesi in botti di Rovere di Slavonia da 20 e 30 Hl. Successivo lungo affinamento in bottiglia. Ecco il capolavoro dei  Farina. Il naso è di grande complessità, confettura di frutti di bosco, fumo, tostatura, spezie. Al palato è armonico ed arioso, con una tannino delicato e setoso, chiude in un allungo quasi infinito. Uno tra gli Amaroni più importanti si sempre, ne sentiremo parlare spesso.

    Claudio Farina racconta in un minuto e mezzo la filosofia di Farina Wines

  • L’enantio a piede franco è un nuovo presidio Slow Food

    L’enantio a piede franco è un nuovo presidio Slow Food

    Il Presidio Slow Food dell’enantio a piede franco è stato ufficialmente presentato a Torino sabato 24 settembre nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto. 

    Enantio a piede franco, vino che nasce in Vallagarina, tra le province di Trento e Verona, si riferisce a una varietà di vite – l’enantio, appunto – le cui piante nascono per propaggine – a piede franco – senza essere innestate. Niente barbatelle, queste piante corrono sul terreno e, con la sapiente mano dei viticoltori, si riproducono. Come? Si prende un tralcio della pianta, lo si ripiega verso il terreno, lo si interra in una buca per circa 30 centimetri e poi lo si fa riemergere dal suolo per una spanna. Si riempie la buca e si aspetta che il tralcio “spinga” verso l’altro, cioè cresca, mentre dalle gemme sottoterra le radici si propagano. Poi, è solo questione di tempo: nel giro di due o tre anni, il tralcio sarà grande e forte, così si procederà a separarlo dalla pianta madre. Anche per la generazione della pianta madre niente portainnesti esterni, nessun materiale vivaistico, ma soltanto il patrimonio genetico della stessa pianta. Si prendere un tralcio da un’altra pianta di enantio, si fa radicare in acqua e poi si pianta.  

    La superficie coltivata a enantio, negli ultimi trent’anni, si è ridotta moltissimo ed oggi si può calcolare è tra i 35 e i 40 ettari, calcolando anche i vigneti appartenenti ad aziende che non aderiscono al Presidio Slow Food. A valorizzare questo vitigno e a imbottigliare l’enantio proveniente da vigneti a piede franco commercializzandolo con un’etichetta ad hoc sono rimaste solo 3 aziende, ovvero Lorenzo Bongiovanni (Azienda agricola Bongiovanni), Cristina Fugatti (Cantina Roeno) e Filippo Scienza (Azienda agricola Vallarom).

    Nella foto, da sinistra: Tommaso Martini, Slow Food Trentino; Valerie Ganio, dell’ufficio Presìdi di Slow Food Italia, Lorenzo Bongiovanni, Filippo Scienza, Cristina Fugatti

    Il Presidio Slow Food dell’enantio a piede franco è nato grazie al sostegno economico di Apt Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Comune di Avio, Comune di Brentino Belluno, Sparkasse, DB Formazione e di alcuni partner minori che hanno finanziato le operazioni di ricerca, sopraluoghi, analisi che, dopo due anni di intenso lavoro da parte di Slow Food Trentino, della Condotta Slow Food Valle dell’Adige Alto Garda, di Slow Wine e della sede centrale dell’associazione, hanno portato al riconoscimento del Presidio.

  • Vignaioli naturali di tutti i paesi unitevi

    Vignaioli naturali di tutti i paesi unitevi

    Arriva a Milano un evento storico che vede per la prima volta due associazioni unite nell’organizzazione di una manifestazione dedicata al vino naturale. Vi.Na.Ri. è la due giorni ideata e organizzata da Vi.Te. e VinNatur, aperta a chiunque ami il mondo del vino naturale, in cui tutte le aziende aderenti rispettano gli stessi requisiti qualitativi e di produzione.
    La prima edizione della rassegna, in programma domenica 12 e lunedì 13 febbraio 2023, avrà protagonisti più di 150 produttori in un’unica grande location a pochi passi dall’aeroporto di Linate. Sarà proprio Studio Novanta lo spazio collettore in cui i vignaioli italiani ed esteri potranno presentare i loro prodotti e la loro filosofia enologica e agronomica.

    Angiolino Maule

    Vi.Na.Ri. nasce a inizio agosto 2020 quando si incontrano Angiolino Maule e Gabriele Da Prato, rispettivamente presidenti di VinNatur e Vi.Te., per gettare le basi di un percorso condiviso. “È evidente il bisogno di fare chiarezza nel movimento del vino naturale – dichiarano i due presidenti – e si è reso possibile unendo le forze e collaborando per dare maggiore autorevolezza al vignaiolo e al suo messaggio. Da qui un evento congiunto, fuori dagli schemi abituali, che possa trasmettere la voglia dei vignaioli di raccontare e spiegare i territori, le vigne e i vini”.
    L’obiettivo di Vi.Na.Ri. è incentivare nel movimento del “naturale” una fase di profondo rinnovamento, dove le diversità diventano un punto di forza e si trasformano in conoscenze condivise e in nuovi spunti di collaborazione. “Questo processo di cambiamento sarà rivolto soprattutto ai vignaioli naturali – spiegano le due associazioni – perché è fondamentale concentrarsi sulla persona e sul suo lavoro, sulle sue idee e sulle sue scelte: gli unici elementi che possono rendere un prodotto unico e irripetibile. Una strada comune che mette in relazione oltre 300 aziende vitivinicole, che con un’unica voce potranno affermare con chiarezza e determinazione la cultura del vino naturale”.

    INFO IN BREVE | Vi.Na.Ri. Milano 2023

    Data: Domenica 12 e lunedì 13 febbraio 2023
    Orari di apertura: dalle 10.00 per gli operatori, dalle 13.00 apertura al pubblico
    Luogo: Studio Novanta, Via Mecenate, 88/a, 20138 Milano, MI
    Ingresso: garantito con il versamento di un contributo associativo di 25,00 euro, disponibile dal 15 ottobre su eventbrite

  • Torna Gustus, oltre 100 vini dei Colli Berici, Vicenza e Gambellara

    Torna Gustus, oltre 100 vini dei Colli Berici, Vicenza e Gambellara

    Gustus – Vini e Sapori di Vicenza, l’evento annuale organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e dal Consorzio Tutela Vini Gambellara torna l’8 e 9 ottobre 2022 al Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo”. Il prestigioso istituto situato nel centro storico della città palladiana sarà per il secondo anno la suggestiva ambientazione della dodicesima edizione della manifestazione, impreziosita dall’intrattenimento jazz degli studenti. Gustus presenterà oltre 100 etichette di produttori selezionati delle DOC Colli Berici, Vicenza e Gambellara per un fine settimana alla scoperta delle realtà del territorio con degustazioni guidate e banchi di assaggio, in cui accanto ai vitigni autoctoni Tai Rosso e Garganega non mancheranno Pinot Grigio, Sauvignon, Cabernet, Merlot e Carménère.
    “Ogni anno a Gustus presentiamo i migliori prodotti enologici del territorio a un pubblico sempre più numeroso e curioso di esplorare le sue peculiarità – dichiara Giovanni Ponchia, Direttore dei Consorzi Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e Gambellara – Questo evento costituisce un’opportunità per incontrare i produttori, scoprire la loro storia, assaggiare il frutto del loro lavoro e approfondire anche la conoscenza dei vini autoctoni, come il Gambellara e il Tai Rosso, che saranno i protagonisti di due masterclass che indagheranno la loro evoluzione”.


    Il primo appuntamento è previsto per sabato 8 alle 17.30 con Senza tempo: l’anima rossa dei Berici, la masterclass dedicata al Tai Rosso moderata da Gianni Fabrizio, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, considerato uno dei giornalisti di riferimento del mondo del vino internazionale. Domenica 9 alle 17.30 il sommelier e docente AIS Claudio Serraiotto condurrà L’evoluzione del Gambellara, approfondimento e degustazione sulla denominazione vicentina con vini di diverse annate.
    Anche quest’anno è confermato l’impegno benefico di Gustus che contribuirà ancora alla raccolta fondi per proseguire il restauro dell’affresco La Crocifissione di Giovanni Vajenti Speranza – opera che raffigura Cristo con i due ladroni ai lati e sotto tra gli altri la Vergine, l’apostolo Giovanni e la Maddalena – custodito nella Sala Concerti Marcella Pobbe all’interno del Conservatorio.


    I banchi d’assaggio di Gustus saranno aperti al pubblico dalle 17.00 alle 22.00 di sabato e dalle 17.00 alle 21.00 di domenica. Il costo del biglietto, che comprende calice, coupon per degustazioni libere e un piatto di tipicità gastronomiche, è di 20 euro per l’intero e di 15 euro per il ridotto. L’ingresso ridotto è riservato ai Soci AIS, Onav, Fis, Slow Food, Fisar e a tutti coloro che acquisteranno i biglietti in prevendita entro le ore 23.59 di giovedì 7 ottobre sul sito http://www.gustus-vicenza.it
    L’evento vedrà il supporto dei partner del gusto AIS Veneto per la parte enologica e di Morato Pane, ristorante La Peca, GustoTop, Giovani Leoni, Consorzio Tutela Formaggio Asiago, Consorzio Monte Veronese e Salumificio dei Castelli per i prodotti alimentari.

    INFO IN BREVE | Gustus – Vini e Sapori di Vicenza 2022
    Quando: sabato 8 e domenica 9 ottobre 2022
    Dove: Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo” in Contra’ San Domenico 33, Vicenza
    Orari: Sabato dalle 17.00 alle 22.00 e domenica dalle 17.00 alle 21.00
    Biglietti: 20€ per l’intero e di 15€ per il ridotto, riservato a tutti coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita sul sito e per i soci AIS, Onav, Fis, Slow Food, Fisar
    Info e biglietti: http://www.gustus-vicenza.it

    AZIENDE PARTECIPANTI A GUSTUS 2022
    Cà Duso
    Cà Rovere
    Cavazza
    Cielo e Terra
    Collis
    Da Sagraro
    Dal Maso
    Del Rèbene
    Fattoria Le Vegre
    Fondo Rubro
    Giannitessari
    Inama
    La Pria
    Marchetto – Basaltica
    Mattiello
    Pegoraro
    Pieriboni
    Piovene Porto Godi
    Puntozero
    Tenuta Monte San Giorgio
    Tenuta Natalina Grandi
    Tenuta Tarcisio Maule
    Tenuta Zai
    Vignato Virgilio
    Vitevis

  • Alessandro Nicodemi nuovo presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo

    Alessandro Nicodemi nuovo presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo

    Classe 1972, una laurea in Economia e Commercio, un trascorso da Ufficiale di Complemento nella Guardia di Finanza, nel 1997, a seguito della prematura scomparsa del papà, Alessandro, coadiuvato dalla sorella Elena, entra a pieno titolo nella Fattoria Bruno Nicodemi, azienda di famiglia e fra le più storiche del panorama enologico abruzzese, presente con il proprio marchio sin dal 1977, anni pioneristici per il vino regionale in bottiglia. Già presidente per 15 anni del Consorzio Tutela vini Colline Teramane, Nicodemi ha ricoperto negli ultimi 6 anni il ruolo di vicepresidente del Consorzio Vini d’Abruzzo e nel 2011 insignito “Benemerito della vitivinicoltura italiana”, per aver arrecato un determinante contributo allo sviluppo della viticoltura ed alla valorizzazione della enologia italiana, ricevendo la prestigiosa Medaglia del Cangrande. Oggi ricopre anche l’incarico di rappresentante regionale in seno alla Federazione Nazionale Prodotto Vitivinicoltura di Confagricoltura.

    Per la prima volta sarà dunque un produttore privato e non un esponente della cooperazione regionale a guidare il Consorzio, un cambio epocale che ha l’obiettivo di portare avanti i tanti progetti iniziati negli ultimi anni che sono riusciti ad accendere i riflettori sulla viticoltura abruzzese e ad affermare l’intero territorio come protagonista della viticoltura nazionale oltre che come tassello imprescindibile dell’economia agroalimentare abruzzese.

    Alessandro Nicodemi

    Si procederà in ogni caso nel solco della continuità continuando a cogliere tutte le opportunità offerte dai bandi europei e dal Pnrr, portando a compimento il Modello Abruzzo con la riorganizzazione dei disciplinari di produzione e l’introduzione delle misure proposte per la regolamentazione del mercato; tutte azioni, insomma, finalizzate a tutelare e dare sempre più valore alle nostre denominazioni.

    Affiancheranno il presidente Nicodemi (Nicodemi), con la carica di vicepresidente, Pino Candeloro (Sincarpa) e Franco D’Eusanio (Chiusa Grande) e gli altri membri del CDA che sono Giulia Cataldi Madonna (Cataldi Madonna), Rocco Cipollone (Masciarelli), Franco D’Eusanio (Chiusa Grande), Dino D’Ercole (San Nicola), Carlo Di Campli Finore (Vin.co), Nicola Dragani (Madonna dei Miracoli) Paolo Ulpiani (Zaccagnini), Luciano Di Labio (Villamagna), Pino Canderolo (Sincarpa), Chiara Ciavolich (Chiara Ciavolich), Fausto Cimini (Paglieta), Vincenzo Bucci (Olearia Vinicola Villese), Miki Antonucci (Progresso Agricolo) e Gennaro Matarazzo (Roxan).

    Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo è stato istituito nel 2002 con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF) per svolgere funzioni di tutela, valorizzazione delle denominazioni delle doc Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Abruzzo e Villamagna e delle igt Colline Pescaresi, Colline Teatine, Colline Frentane, Colli del Sangro, Del Vastese o Histonium, Terre di Chieti, Terre Aquilane o Terre de L’Aquila, raccoglie attualmente oltre 210 cantine socie.

  • Grauner Burgunder Klauser 2009

    Grauner Burgunder Klauser 2009

    Di Luciano Pavesio

    Conosco Armin Kobler da parecchi anni, dapprima come enologo presso il Centro di Sperimentazione di Laimburg (BZ), quindi come produttore, dal momento che nel 2006 ha deciso con la moglie Monika di mettersi in proprio e vinificare le uve degli appezzamenti acquistati anno dopo anno dal papà Erich attorno alla sua abitazione di Magrè, uno dei primi comuni della Bassa Atesina, dove inizia la famosa Strada del vino dell’Alto Adige.

    Persona estremamente precisa e meticolosa, che non disdegna però di sperimentare nuove tecniche di coltivazione, di produzione o di affinamento, caratteristiche che si ritrovano nell’innovativa piccola sala di degustazione ma soprattutto nei suoi vini.

    Questo Pinot Grigio “datato” ha mantenuto la fragranza e la freschezza della nascita fino ai giorni nostri, acquisendo mineralità e sapidità a dispetto degli iniziali sentori e aromi di frutta fresca, la tipica pera matura per intenderci.

    Parte del merito è senz’altro da attribuirsi alla chiusura della bottiglia con il tappo a vite Stelvin al posto del tradizionale tappo di sughero, chiusura tecnica adottata fin dall’inizio proprio per preservare nel tempo l’operato in vigna e cantina.

    Il Grauner Burgunder Klauser nasce dall’appezzamento più grande dell’azienda, circa un ettaro in pianura con suolo prettamente sabbioso, con le viti impiantate nel 1972.

    Fermentazione e maturazione sulle fecce fini in acciaio, senza fermentazione malolattica e stabilizzazione tartarica, di queste bottiglie Armin ne produce circa 4.000 bottiglie.

  • E quindi uscimmo a disegnar le vigne

    E quindi uscimmo a disegnar le vigne

    In fondo cosa vuole dire essere autentici se non altro che essere sinceri, unicamente verso sé stessi, non raccontandosi bugie, con la consapevolezza di essere produttori di un vino, il Prosecco, che, in senso lato, nel bene e nel male, è sulla bocca di tutti? Consapevoli anche di essere custodi di terre che per la loro bellezza mozzafiato sono sì patrimonio Unesco, ma con il rischio di diventare un grande luna park per turisti. Autenticità, o se vogliamo ancora meglio onesta, è ciò che traspare in maniera evidente nel progetto “A disegnar le vigne”, voluto e pensato da Veronica Ruggeri, con il contributo dei fratelli Alberto e Silvia e naturalmente di papà Cesare e mamma Biancarosa.

    A disegnar le vigne è il titolo di un progetto editoriale e di un racconto per immagini che, con poco stress, sarebbe stato semplice far diventare una auto celebrazione in pompa magna dell’azienda agricola Le Colture. Veronica, invece, ha voluto condividere la rappresentazione di una Valdobbiadene autentica per l’appunto, evocando attraverso la potenza di una foto, tutta la forza che viene dal passato, fatto di profondi legami spirituali e culturali, fatto di sacrifici e lenta costruzione, quel essere contadini per privilegio d’anagrafe, con la voglia e la convinzione di esserlo per sempre e con il desiderio di riuscire a trasmettere tutto questo ai propri figli, nella speranza che portino avanti una idea di agricoltura artigiana, evitando così che rimanga solo nostalgia.

    Lorenzo Cicconi Massi

    Per raccontare tutto questo con il giusto distacco emotivo, era necessario chiamare un forestiero. La scelta è caduta su un fotografo marchigiano, quel grande talento di Lorenzo Cicconi Massi, che attraverso scatti in bianco e nero e libertà totale di movimento, è stato in grado di restituirci un paesaggio valdobbiadenese inedito ed evocativo.

    La storia dell’azienda agricola le Colture

    Si scopre l’acqua calda ricordando che le Colture, a livello qualitativo, è una della più importanti realtà della DOCG Conegliano Valdobbiadene, che oggi vanta la proprietà di 45 ettari e la produzione di 800 mila bottiglie.  La storia de le Colture è tutto sommato recente; è il 1983 quando Cesare Ruggeri avvia la propria attività spumantistica, in verità, a Santo Stefano di Valdobbiadene, Ruggeri è un cognome che tutti ricordano da sempre: infatti, già negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso Ruggeri è un’importante realtà vitivinicola, punto di riferimento del territorio, guidata e fondata da uno zio di Cesare Ruggeri, Luciano, a cui il padre di Cesare e tutti i fratelli, allevatori e viticultori, fornivano le uve.

    La famiglia Ruggeri

    Il Prosecco è già considerato un buon vino ma non è certo la star planetaria di oggi. Cesare inizia però a maturare l’idea di mettersi in proprio e insieme al fratello Renato e con soli 8 ettari di vigneto, nel 1983 inizia produrre vino da uve di proprietà diventando ben presto un vero e proprio pioniere. Negli anni ’80, infatti, pochissimi a Valdobbiadene imbottigliava il vino, le uve si coltivavano per essere vendute. Cesare apre una via diventando uno dei pochi a gestire l’intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. Nasce l’Azienda Agricola dei Fratelli Ruggeri, che diverrà Le Colture, nome che deriva dal toponimo dove sorge la cantina.

    Veronica Ruggeri

    Il 2014 è un anno fondamentale nella storia de Le Colture: le strade dei fratelli Ruggeri, Cesare e Renato, si separano e i 40 ettari della proprietà vengono divisi a metà. Tuttavia, Cesare Ruggeri, fedele allo spirito che l’ha sempre animato, promuove una serie di acquisizioni con l’obiettivo di tornare ad avere una proprietà ampia e consolidata.

    Tra il 2014 e il 2021 l’azienda si espande rapidamente sia nell’area della DOCG sia all’esterno, nella zona collinare del Montello, nella provincia di Treviso, e gli ettari vitati di proprietà arrivano fino agli attuali 45. I vigneti oggi sono distribuiti in parte vicino all’azienda, a Santo Stefano, in parte in altre zone come Valdobbiadene, con una piccola porzione sulla collina del Cartizze fino all’altopiano di San Pietro di Feletto, appena a ridosso della storica città di Conegliano e nella zona del Montello dove nasce il rosso cabernet IGT.

    La degustazione

    A margine dell’’inaugurazione della mostra fotografica “A disegnar le vigne. Le Colture un racconto per immagini”, visitabile dall’8 settembre al 7 ottobre 2022, presso l’Ex Opificio di Villa dei Cedri a Valdobbiadene, non poteva mancare la degustazione di alcuni dei vini più rappresentativi della cantina di Santo Stefano.

    Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2021

    Nasce dai vigneti più vecchi (50-70 anni) di Santo Stefano ed è dedicato a Gerardo Ruggeri, padre di Cesare, in omaggio alla passione con cui curava le sue rive, i vigneti posti sui terreni più scoscesi. Il naso è di grande impatto, fiori bianchi, frutta bianca, in particolare mela, con leggere note agrumate. Al palato arriva fresco e cremoso.

    Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2019

    Il naso si fa più suntuoso, anche se meno d’impatto rispetto al 2021. Più vegetale che fruttato. Al palato ritrova croccantezza e slancio.

    Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2017

    Ebbene sì, è il Gerardo che berrei adesso. Al naso frutta e fiori giocano a rincorrersi in un connubio di grande eleganza. In bocca è setoso e profondo.

    Vino frizzante rifermentato in bottiglia Incalmo 2020

    Sempre da uve glera. Il disegno dell’etichetta, bellissima, realizzato da Aldo Rebuli, artista di Valdobbiadene, raffigura l’abbraccio simbolico tra pianta e lavoro dell’uomo. Del Gerardo e del Cartizze de Le Colture già si conoscevano le notevoli potenzialità, ma questo Incalmo, considerando che il 2020 è la prima annata di produzione, mi ha fatto davvero saltare sulla sedia. Per eleganza e ariosità, sale direttamente nella parte alta della classifica dei frizzanti rifermentati in bottiglia italiani.

    Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze dry 2021

    Cartizze, dall’antico nome dialettale ‘gardiz’ il graticcio sul quale veniva posta ad appassire l’uva, è una sotto denominazione, un piccolo anfiteatro posto nel comune di Valdobbiadene tra le colline più ripide di Santo Stefano e Saccol. Al naso delicatissime e complesse note di frutta bianca, agrume e sambuco. Al palato è elegante, setoso, profondo. Evitiamo il solito e banale abbinamento con i dolci, può essere un aperitivo intrigante ma anche perfetto anfitrione in abbinamento con la cucina orientale.

    Uva glera pronta per essere raccolta

    Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze dry 2021

    Vale tutto quanto detto sopra, solo che qui si raggiunge la cima del livello qualitativo del cru. Per chi vuole degustare uno dei migliori Cartizze che Valdobbiadene può offrire.

    Un altro racconto per immagini

    Miro Graziotin, profondo conoscitore delle colline di Valdobbiadene, racconta la storia della nascita del Prosecco.

  • Vino, nuovo proibizionismo alle porte

    Vino, nuovo proibizionismo alle porte

    L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – Regione Europa ha adottato integralmente la propria risoluzione che di fatto mette in crisi un comparto, quello del vino europeo, che solo nel nostro Paese conta 1,2 milioni di addetti e un surplus commerciale con l’estero di circa 7 miliardi di euro annui. Secondo Unione italiana vini (Uiv), quanto disposto ieri a Tel Aviv nel documento Oms “European framework for action on alcohol 2022-2025” si discosta da quanto previsto dalla Global alcohol strategy approvata lo scorso maggio dalla stessa OMS e dalla votazione al Cancer plan da parte del Parlamento europeo che avevano rimarcato l’esigenza di focalizzare l’azione sul consumo dannoso di alcol. Il risultato emerso dal voto è una scure per il mondo del vino e l’inizio di una nuova ondata proibizionista per il settore. Le linee guida, accolte integralmente senza alcuna opposizione da parte delle delegazioni – anche quella italiana -, prevedono un contrasto al consumo tout court dell’alcol come priorità di azione, con un obiettivo di riduzione del 10% pro-capite entro il 2025. Tra le politiche che l’organizzazione proporrà ora ai Paesi interessati, l’aumento della tassazione, il divieto di pubblicità/promozione/marketing in qualsiasi forma, la diminuzione della disponibilità di bevande alcoliche, l’obbligo di health warning in etichetta e un nuovo approccio alla concertazione delle politiche che vedrebbe totalmente escluso il settore dal dibattito.

    Il testo si basa sul concetto di consumo “no safe level”, solo qualche mese fa fortemente contestato in sede di voto al Cancer plan dell’Europarlamento. Secondo Uiv, l’obiettivo di taglio lineare ai consumi anche di vino – senza distinzione tra quelli compulsivi e moderati, oltre che tra le tipologie di bevande – risulta essere decisamente lontano dall’approccio alle politiche di prevenzione e formazione promosse dal nostro comparto, oltre che dai modelli di consumo moderato prevalenti in Italia di cui l’Europa non tiene conto. La storia – ha aggiunto Uiv – ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell’alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea e non certo protagonista del binge. Per questo l’associazione si appella alla politica, che in questo caso si è dimostrata sorda e distratta, per cercare di tutelare uno dei capisaldi del made in Italy, ma anche di un tessuto sociale di migliaia di viticoltori, custodi dei territori e di una cultura millenaria parte integrante del nostro Paese.

  • In uscita il volume Vino, donne e leadership

    In uscita il volume Vino, donne e leadership

    Un mondo ancestrale, quello del vino, legato a culture millenarie. E in parte arroccato su questioni di genere. Fino a qualche decennio fa era impensabile vedere una donna enologa, ad esempio. Negli ultimi anni, però, è in corso una rivoluzione, forse ancora lenta, ma inarrestabile. Il Sole 24 Ore propone in edicola per un mese da sabato 17 settembre, e in libreria da venerdì 23 settembre, il volume “Vino, donne e leadership” di Barbara Sgarzi, giornalista e sommelier. Il libro raccoglie più di 30 interviste inedite a grandi protagoniste, in Italia e all’estero, per investigare la guida al femminile nel mondo del vino: produttrici, wine writer e comunicatrici, donne a capo di grandi aziende notissime o di realtà da pochi ettari, con decenni di esperienza o affacciate da poco in questo mondo.

    Quali sono i valori collegati alla nuova leadershipmeno autoritaria, più inclusiva, flessibile, empatica – che hanno interpretato per farsi strada in un mondo complesso? Quali gli accorgimenti per superare il periodo della pandemia? Dalla sostenibilità alla mentorship, fino alla capacità di rialzarsi dopo un fallimento, il testo riunisce la narrazione di storie che ispirano a una parte più pratica, per utilizzare i suggerimenti di leadership e applicarli a qualunque settore. Ecco quindi “nove capitoli, dedicati ognuno a un aspetto, un valore, un pilastro che ha contribuito a formare la leadership di queste grandi protagoniste del vino mondiale, narrati attraverso aneddoti e ricordi di vita che sono stati condivisi con calore, trasparenza e generosità”, spiega l’autrice nell’introduzione.

    Sono sempre di più le donne che stanno conquistano il mondo del vino. Ma chi sono queste donne che tracciano la strada del futuro del vino al femminile? “Ci sono le discendenti di famiglie storiche, che dall’esterno sembrano aver avuto la strada spianata e invece magari hanno dovuto lottare contro il pregiudizio di chi diceva loro ‘non sono più i vini di tuo padre’. Ci sono quelle arrivate al vino dopo mille esperienze diverse e lavori anche lontanissimi da quello in vigna o in cantina, come in una lunga storia d’amore tormentata, ma con il lieto fine. Quelle, ancora, che non potevano contare né sul nome né sulla famiglia, ma solo su una grande passione e hanno costruito una nuova realtà negli anni, barbatella dopo barbatella”, si legge ancora nell’introduzione.

    Le pioniere di cui Barbara ci racconta hanno contribuito in prima persona a un cambiamento che è ormai internazionale e diffuso – spiega nella prefazione al libro Donatella Cinelli Colombini, Presidente Nazionale Associazione Donne del Vinoun protagonismo femminile che in Italia prende connotati particolarmente positivi e sta aiutando le cantine a diventare più forti dove storicamente non lo erano: nell’immagine e nell’apprezzamento commerciale delle loro bottiglie. Sono infatti le donne a trasformare il vino italiano in Euro, Dollari, Yen”.

    L’autrice

    Barbara Sgarzi è giornalista, sommelier e studente WSET. Pioniera del web, ha lavorato per diverse testate cartacee e online e osserva da più di vent’anni l’evoluzione del giornalismo e della comunicazione digitale. Lavora come consulente per varie aziende e insegna in alcuni Master universitari, tra i quali quello in Comunicazione per il settore enologico e il territorio dell’Università Cattolica di Brescia. Socia delle Donne del Vino, scrive di vini e lifestyle per Il Sole 24 Ore e ha recentemente conseguito un Post-Grad in Social Innovation Management. Adora le bollicine e fare interviste, perché è affascinata dalle storie delle persone.

    Dati

    Titolo:                                  VINO, DONNE E LEADERSHIP

    Autore:                                Barbara Sgarzi

    Editore:                               Il Sole 24 ORE

    Tipologia:                           Libro cartaceo

    Pagine:                                144

    Formato:                             14×21 cm

    Rilegatura:                         Brossura con alette

    Lingua:                               italiano

    Uscita edicola:             17 settembre 2022

    Uscita libreria:             23 settembre 2022

    edicola:                              € 12,90

    libreria:                             € 16,90

    ebook:                                € 9,99

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