• Valentini Trebbiano d’Abruzzo 1973

    Valentini Trebbiano d’Abruzzo 1973

    Trebbiano d’Abruzzo di Valentini, uno dei più grandi bianchi italiani (del mondo), da sempre. Trebbiano d’Abruzzo 1973 di Valentini, inebriarsi dei profumi nitidi e seducenti che, nonostante i 49 anni passati, salgono delicatamente dal bicchiere fino alle narici, deglutirne un sorso e in questo momento sublime di raro privilegio che ti viene concesso, come in una sorta di montaggio cinematografico, mettere insieme le immagini della storia ha originato questo capolavoro: una storia fatta di terra, di mani che l’hanno lavorata, di attese, di paure e ripensamenti, d’amore, che in un assaggio, dopo quasi cinquant’anni, arrivano a stordirti, a farti capire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di cosa è capace questo liquido fatato. L’infinito in un bicchiere.

  • Nasce l’Enoteca Regionale dell’Albugnano

    Nasce l’Enoteca Regionale dell’Albugnano

    Di Luciano Pavesio

    Inaugurata ufficialmente sabato 7 maggio, questo nuovo progetto coinvolge già 25 produttori vitivinicoli con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento promozionale e turistico

    Un luogo dove apprezzare le diverse anime dell’Albugnano Doc e degli altri vini a denominazione di origine, oltre alle numerose eccellenze agroalimentari di un territorio ricco di tipicità, compreso tra la Collina Torinese e il Nord Astigiano, oltre che un punto di partenza informativo e turistico per andare alla scoperta dei tesori artistici e culturali del “romanico”, a cominciare dalla vicina magnifica Abbazia di Vezzolano o la stessa Chiesa di San Pietro ad Albugnano.

    Con questi obiettivi è nata ad inizio maggio l’Enoteca Regionale dell’Albugnano, con sede Via Roma 9 ad Albugnano (Asti), con una giornata a “porte aperte” per appassionati, intenditori, wine lover o semplici curiosi.

    Durante l’inaugurazione è stato così possibile conoscere ed assaporare i vini simbolo di questo territorio dai celebri trascorsi enologici purtroppo in gran parte dimenticati, a cominciare proprio dall’Albugnano Doc, dalla Freisa d’Asti e quella di Chieri Doc, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco Doc fino alla Barbera d’Asti Docg .

    “Questa inaugurazione sancisce l’inizio di un percorso che vedrà nell’Enoteca Regionale dell’Albugnano un amplificatore degli innumerevoli tesori di un’area del Piemonte ricca di storia, di cultura e di eccellenze artigianali ed enogastronomiche. – racconta Giancarlo Montaldo, Presidente dell’Enoteca Regionale dell’Albugnano – Attraverso la valorizzazione dei vini e degli altri prodotti agroalimentari, come quelli a base di Nocciola Piemonte, la frutta e le verdure sottovetro, le confetture, il miele e altri ancora, vogliamo promuovere il territorio nella sua globalità ed evidenziare i suoi punti di forza, a partire dalle ricchezze naturali, paesaggistiche, umane, fino alle tradizioni storiche, artistiche e architettoniche. Penso, in particolare, all’arte romanica, di cui queste colline sono una delle culle di eccellenza a livello piemontese e italiano”.

    Nato nel 2019 dall’idea di una ventina di produttori vitivinicoli, supportati dal Comune di Albugnano, il progetto dell’Enoteca Regionale dell’Albugnano è finalmente diventato realtà.

    Quella dell’Albugnano è, ad oggi, la quindicesima Enoteca Regionale presente in Piemonte e come le sue “colleghe” si candida a diventare promotrice dei vini di qualità del territorio di riferimento, ma anche dei prodotti agroalimentari, di quelli biologici e tipici locali, e del paesaggio rurale, culturale e artistico. Estremamente importante sarà creare una sinergia con gli altri soggetti che operano per la valorizzazione delle eccellenze naturalistiche e artistiche-culturali, come ad esempio le Botteghe del vino, le Cantine comunali, i Consorzi di tutela dei vini Doc e Docg e le associazioni dei prodotti agroalimentari, le organizzazioni di produttori e le realtà associative come l’Albugnano 549, presente al completo sia il giorno dell’inaugurazione che sugli scaffali dei vini in vendita presso l’Enoteca.

    Sede ufficiale dell’Enoteca regionale di Albugnano è l’ex Scuola Elementare “Camilla Serafino”, nel cuore dell’affascinante borgo piemontese, definito “il balcone del Monferrato” per la sua altitudine (549 metri di altitudine s.l.m.) e per il panorama che offre dal Belvedere che si affaccia sulle colline del Basso Monferrato e gran parte dell’arco alpino occidentale.

    Messa a disposizione dal Comune di Albugnano e ristrutturata anche grazie al supporto economico della Regione Piemonte – Assessorato del Turismo, l’ex scuola sarà il punto d’incontro tra produttori e amanti del buon vino e del buon cibo, tra informatori turistici ed escursionisti alla ricerca di nuovi luoghi da visitare, proponendo vini in degustazione e svolgendo la funzione di Ufficio Turistico, insieme al Punto informativo del Romanico.

    A partire dal 7 maggio, giorno dell’inaugurazione, la sede dell’Enoteca Regionale è aperta dal venerdì al lunedì con orario continuato dalle ore 10,30 alle ore 18,30.

    Diverse sono le iniziative già in cantiere che l’Enoteca promuoverà nei prossimi mesi: dall’organizzazione di pic-nic nei luoghi più affascinanti della zona alla realizzazione di degustazioni “alla cieca” per conoscere più a fondo tutte le peculiarità delle tipicità enogastronomiche promosse.

    “Attualmente l’Enoteca è composta da 25 soci, tutti produttori di vino, oltre al Comune di Albugnano. – conclude Montaldo –  Presto però entreranno nella nostra famiglia tante altre realtà vitivinicole e agroalimentari che hanno il desiderio di farsi conoscere da un pubblico più vasto e, allo stesso tempo, di fare rete per rendere ancora più ospitale e ricco di opportunità il territorio in cui operano e producono. Naturalmente, ci auguriamo di poter coinvolgere nel tessuto sociale anche gli altri Comuni del territorio per sviluppare un progetto organico tra le attività private e quelle istituzionali”.

  • I Clivi Friulano San Pietro 2018

    I Clivi Friulano San Pietro 2018

    E pensare che c’è gente che estirpa vecchi vigneti. Se non avete una motivazione oggettiva siete degli uccisori. A voi voglio dire che, a causa della vostra incoscienza, noi bevitori rischiamo di perdere vini come il Friulano “San Pietro” de I Clivi di Ferdinando e Mario Zanusso, un nettare che proprio dal vigneto “San Pietro”, vecchio di 70 anni, trae tutta la sua magnificenza. Il naso è essenzialmente di fiori bianchi e sambuco, ma anche delicate note agrumate (lime); la bocca è piena, il sorso è profondo. Un vino da non perdere, per conoscere la vera essenza dei Colli Orientali del Friuli e del tocai (ops!), Friulano naturalmente.

  • Spirito Autoctono presenta gli appuntamenti per la primavera 2022

    Spirito Autoctono presenta gli appuntamenti per la primavera 2022

    Spirito Autoctono La Guida, presente tre importanti appuntamenti prima dell’arrivo dell’estate: Distillo, World Aperitivo Day e Vinòforum. Occasioni per incontrarsi, ma soprattutto occasioni per parlare, raccontare e promuovere la distillazione e il Metodo Italiano: quel modo di essere distillato che è la vera filosofia alla base di tutto il progetto Spirito Autoctono.

    Distillo
    Milano, 17 – 18 maggio 2022

    Due giorni per scoprire il mondo della distilleria artigianale dal punto di vista materiale, tecnico e professionale. Spirito Autoctono porterà il proprio punto di vista e ovviamente di quello dei propri produttori per raccontare un settore in pieno fermento. L’appuntamento in calendario alle Officine del Volo, edificio post-industriale in via Mecenate, vuole avvicinare l’artigianalità alle nuove tecnologie. Per Spirito Autoctono sarà l’occasione per portare on air due attività ben distinte. Durante la prima giornata l’evento sociale più importante sarà la Premiazione delle Ampolle d’Oro del Nord Italia (17 maggio ore 17:00) un momento di presentazione in cui racconteremo la guida, le differenti modalità di distillazione e le aziende che sono l’anima di Spirito Autoctono La Guida. Seguirà, il 18 maggio, ore 15:00, la Masterclass “Micro Distillerie: la storia che arriva dal futuro”: un panel di produttori ed esperti del settore parlerà delle prospettive e potenzialità delle piccole aziende. I coordinatori della Guida saranno presenti in loco e disponibili a interviste e confronti sul tema.

    World Aperitivo Day

    Milano, 26 maggio 2022

    La grande novità del 2022 per il tema distillati e beverage. Il 26 maggio 2022 sarà infatti la giornata mondiale dedicata a uno dei più antichi e iconici rituali dell’essere italiani, che sarà tutelato dal nuovo Manifesto dell’Aperitivo, sottoscritto durante l’evento. Spirito Autoctono La Guida, che all’aperitivo tanto spazio ha dedicato e ancor di più ne dedicherà nell’Edizione 2023 ( per cui sono aperte le iscrizioni) porterà all’iniziativa la sua passione per gli approfondimenti e le spigolature: dai racconti dell’aperitivo all’italiana a interviste a esperti del settore, passando per uno spazio dove assaggiare Amari, Bitter e Aperitivi in abbinamento a cibi e ricette della tradizione: sarà il vero quartier generale della Guida nello Spazio Feltrinelli, sede dell’evento. Al suono di #WorldAperitivoDay, sarà anche presentata la nuova partnership con il MWW Group per gli anni a venire e le prossime edizioni. 

    Vinòforum

    Roma, 10-19 giugno 2022

    Il più grande evento del palinsesto romano per quanto riguarda food and beverage.

    All’interno del Parco Tor di Quinto, quest’anno andrà in onda una partnership del tutto nuova, ma destinata a durare. Spirito Autoctono La Guida inaugura infatti la Media Partnership con Vinòforum e approda ufficialmente nella Capitale come responsabile del settore distillati e spiriti. La presenza della Redazione e dei Produttori durante la manifestazione sarà suddivisa in due blocchi distinti. Dal 10 al 19 giugno 2022, i distillati di Spirito Autoctono saranno presenti durante tutte le Pizza d’Autore Night, ovvero le cene con focus sulla pizza; Spirito Autoctono proporrà una carta dei distillati con una selezione dei prodotti in guida. Lo stesso tipo di partnership verrà poi riproposta durante le Premium Dinner La Molisana: momenti di fine dining che si sposano alla perfezione con l’anima stessa del lavoro di Spirito Autoctono. Cuore forte della partecipazione sarà lo spazio Spirito Autoctono, che aprirà il 15 giugno e chiuderà con il concludersi stesso dell’evento: qui una bottigliera lunga 8 metri presenterà al pubblico tutto lo splendore della distillazione Made in Italy. Nell’area di 96 mq si alterneranno momenti di approfondimento, incontri B2B dedicati ai produttori che parteciperanno all’iniziativa, il Cocktail Time (6 cocktail all’ora per ognuno dei partner presenti: Prosecco DOC, Bevande Futuriste, Silvio Carta, Berta Distillerie, Pallini, Istituto Grappa Trentino e Rastal) e ovviamente degustazioni guidate e masterclass. Spirito Autoctono si sposterà poi di qualche metro una volta al giorno: presso lo spazio Amici del Club del Sigaro Toscano infatti si terranno 10 appuntamenti (10-19 giugno 2022) incentrati sulla degustazione e l’abbinamento tra sigari e distillati.

    Tutte le informazioni su spiritoautoctono.it

  • Un mosaico di vino per celebrare Procida

    Un mosaico di vino per celebrare Procida

    Roberto Cipresso è un generatore di idee in continua fibrillazione, basta una minima scintilla e in un lampo dal pourparler, da un’ipotesi, si passa alla realizzazione del progetto concreto. È successo così con Mosaico per Procida: da un dialogo con il giornalista Gaetano Cataldo sulle enormi potenzialità della Campania, non solo come regione vinicola, ma anche come serbatoio culturale, vista anche l’assegnazione da parte del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo del titolo di capitale della cultura italiana per il 2022 proprio a Procida, è nata l’idea di una bottiglia celebrativa, un vino unico nella forma e nella sostanza. Un blend con i vini di 25 cantine campane, per un totale di circa 6000 bottiglie. Dopo le prove, i test e gli assaggi effettuati a Montalcino nella prima decade di ottobre 2021, sono state assegnate alle cantine le quote parte percentuali per ottenere il numero di bottiglie previste con annessi formati speciali. Il 20 dicembre 2021 è stato effettuato il vinaggio e il 23 marzo 2022 è avvenuto invece l’imbottigliamento.

    Gaetano Cataldo – Roberto Cipresso

    Queste le cantine campane con la referenza conferita (annata 2020) divise per provincia:

    AVELLINO

    Agricola Bellaria, Greco di Tufo “Oltre” docg

    Azienda Agricola Petilia, Greco di Tufo Docg

    Cantina Giovanni Molettieri, Fiano di Avellino Docg

    Donnachiara, Fiano di Avellino Docg

    Struzziero, Coda di Volpe Irpinia Doc

    BENEVENTO

    Cautiero, Campania Bianco Igt (Greco, Fiano e CdV)

    Fontana delle Selve, Falanghina del Sannio Doc

    Fosso degli Angeli, “Cese” Falanghina del Sannio Doc

    Antica Masseria Venditti, Falanghina del Sannio Doc

    CASERTA

    Cantina Alois, “Caiatì” Pallagrello Bianco Terre del Volturno Igt

    I Borboni, “Vite Maritata” Asprinio di Aversa Doc

    Porto di Mola, “Petratonda” Falanghina Galluccio Bianco Doc

    Terre del Principe, “Fontanavigna” Pallagrello Bianco Igt Terre del Volturno

    Villa Matilde Avallone, Falerno del Massico Bianco Doc

    NAPOLI

    Cantina Isola di Capri, (Falanghina) Capri Bianco Doc

    Cantine del Mare, Falanghina Campi Flegrei Doc

    Casa Setaro, “Munazei” Bianco Lacryma Christi del Vesuvio Doc (Caprettone)

    Il IV Miglio, Falanghina Campi Flegrei Doc

    La Pietra di Tommasone, Biancolella di Ischia Doc

    SALERNO

    “Amon” Fiano Paestum Igt

    Il Colle del Corsicano, “Licosa” Fiano Cilento Doc

    Fattoria Albamarina, “Valmezzana” Cilento Doc

    Lunarossa Vini e Passione, “Quartara” Colli di Salerno Igt

    Cantine Marisa Cuomo, Furore Bianco Costa d’Amalfi Doc (Falanghina e Biancolella)

    San Salvatore 1988, Falanghina Paestum Igt

    Viticoltori De Conciliis, “Donnaluna” Fiano Cilento Doc

    Il progetto un Mosaico per Procida

    Avvio della gran cuvée Mosaico per Procida a Roccabascerana

    Mosaico per Procida: il 20 dicembre si realizza il vinaggio presso l’Agricola Bellaria

  • Le sorprese del Chiaretto di Bardolino

    Le sorprese del Chiaretto di Bardolino

    Siamo proprio sicuri che il Chiaretto di Bardolino sia un vino che vada bevuto d’annata e non più tardi della vendemmia successiva? In realtà, per approcciarsi in maniera virtuosa a questo vino rosa del Garda, sarebbero necessari almeno un paio di anni di affinamento in bottiglia come minimo. Una provocazione? Per nulla se ci si attiene a quanto emerso in maniera netta nella verticale organizzata nel corso dell’Anteprima del Chiaretto di Bardolino 2022. Un viaggio a partire dal millesimo 2014, ovvero dall’anno in cui è partita la Rosé Revolution, fino ad arrivare alla nuova annata attualmente disponibile sul mercato che è la 2021.

    Da un calice 2015 dai profumi intriganti, che spaziano dalla foglia di tè agli agrumi, con un palato verticale e suadente, si arriva al 2021 che si manifesta tutta la sua esuberante giovinezza, ma proprio per questo motivo abbastanza contratto e poco armonico con i profumi che sono appiattiti su una nota di caramella che con il passare del tempo, già a partire dall’annata 2019 ad esempio, lascerà spazio a profumi più distintivi con una bocca sicuramente più profonda.

    Sandra Gay-Moulines e Angelo Peretti

    C’è poi un altro aspetto capace di rimettere in discussione certezze acquisite, ovvero la temperatura di servizio del Chiaretto, che la vulgata corrente consiglia di bere freddissimo. La giornalista Tamlyn Currin, in un articolo pubblicato alcuni mesi fa sul portale di Jancis Robinson, ha sostenuto che il Chiaretto di Bardolino, per dare il meglio di sé, andrebbe bevuto ad una temperatura tra i 14 e i 18 gradi. Fatto assolutamente vero, anche questo provato in maniera empirica durante le degustazioni dell’Anteprima; più il vino nel bicchiere saliva di temperatura più ne guadagnava in complessità e piacevolezza. Tutto questo in antitesi con i desiderata del mercato che concepisce il Chiaretto come vino da bere subito, freddo per l’appunto e possibilmente solo d’estate, una sorta di vino da piscina. Ovviamente comanda il mercato con i suoi 9,5 milioni di bottiglie vendute nel 2021, su questo non ci sono dubbi.  

    Ad onore del vero però, già dallo scorso anno, sono entrati sul mercato anche alcuni Chiaretto di annate precedenti. Per fortuna c’è un buon numero di produttori che propone vini rosa affinati per uno o due anni prima di essere posti in bottiglia, confermando la denominazione gardesana tra le più strutturate ed eclettiche del panorama dei vini rosa europei. L’invito per gli appassionati è quello di conservare qualche cartone per poi stappare il Chiaretto dopo qualche anno, magari d’inverno servendolo alle temperature proposte dalla Currin, sicuramente si osserverebbero le cose da un’altra prospettiva e senza annoiarsi.

    Sandra Gay-Moulines, Mario Plazio, Odile Couvert, Matilde Poggi

    L’anteprima del Chiaretto di Bardolino 2022

    Quest’anno è stato l’Istituto Tusini di Bardolino, specializzato nella formazione di giovani operatori di cantina e vigneto, a ospitare la tredicesima edizione di Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino, organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. In degustazione la nuova annata in commercio, la prima nella storia per la quale è obbligatoria la nuova menzione “Chiaretto di Bardolino”, entrata in vigore con il disciplinare approvato lo scorso anno, al posto della vecchia denominazione “Bardolino Chiaretto” e alcune “selezioni” affinate uno o due anni in cantina, anch’esse di nuovo ingresso sul mercato.

    L’anteprima 2022 è stata anche l’occasione per presentare alla stampa italiana, grazie ad una interessante seminario, la nuova associazione nata in Francia denominata Rosésde Terroirscui sono state invitate a far parte, assieme a cantine di Bandol, Tavel, Bordeaux, Côte du Rhône, anche due aziende del Chiaretto di Bardolino, Guerrieri Rizzardi e Le Fraghe. Di notevole interesse anche la degustazione dedicata alla AOC Tavel, denominazione della Valle del Rodano che nel 1936, prima al mondo, ha previsto esclusivamente vini rosé nel proprio disciplinare. Ovviamente, non si possono fare paragoni con il Chiaretto, vuoi per i metodi di vinificazione, vuoi per terroir differenti, ma è stato davvero istruttivo, proprio grazie ai Tavel degustati, capire l’elevato livello qualitativo che hanno raggiunto i nostri Cerasuolo d’Abruzzo, quest’ultimo si paragonabile al Tavel nei confronti del quale, nelle espressioni migliori delle cantine d’Abruzzo, non deve esservi nessuna sudditanza.

    La vendemmia 2021

    Nel 2021, una serie prolungata di belle giornate ha favorito un’ottimale maturazione delle uve destinate al Chiaretto di Bardolino. Contestualmente, l’ampiezza delle escursioni termiche intercorse tra il giorno e la notte ha favorito la presenza di valori di acidità mediamente superiori rispetto al 2020, a beneficio delle caratteristiche di freschezza e di sapidità tipiche del Chiaretto di Bardolino che fanno sperare anche nella longevità di quest’annata, che sarà interessante degustare anche fra 5/6 anni. Una nota a parte per il colore. Pur confermando il tipico colore rosa chiaro, caratteristico delle uve locali (Corvina e Rondinella), in alcuni vini dell’annata 2021 è possibile notare una lieve variazione della sfumatura della tonalità di rosa rispetto alle annate recenti (dal fior di pesco alla buccia di litchi al rosa salmone).

    Questo è dovuto alla maturazione fisiologica particolarmente importante raggiunta dalle uve nel 2021, che ha accentuato la dotazione e l’estraibilità del loro corredo di antociani, soprattutto in alcune specifiche porzioni di territorio. Si tratta di una conferma di come, nella produzione del Chiaretto di Bardolino, i singoli dettagli stagionali, territoriali e microclimatici prevalgano rispetto ai fattori tecnico-produttivi, a conferma della diffusa e condivisa volontà di produrre un autentico “vino rosa di terroir”.

  • Diletta Tonello è la nuova presidente del Consorzio di Tutela Vini del Lessini Durello

    Diletta Tonello è la nuova presidente del Consorzio di Tutela Vini del Lessini Durello

    Diletta Tonello, vicentina, classe 1991, dopo due mandati alla vicepresidenza, è la nuova presidente del Consorzio di Tutela Vini del Lessini Durello e succede all’uscente Paolo Fiorini, che resta in qualità di vicepresidente, assieme a Silvano Nicolato, per i prossimi tre anni.

    La decisione è stata presa all’unanimità nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione, tra i primi in Italia per la presenza di produttrici.

    Diletta Tonello, vignaiola vicentina, è la prima donna a ricoprire la carica più alta all’interno del consorzio di tutela, la cui denominazione si estende sull’area collinare dei Monti Lessini tra Verona e Vicenza. 

    «Questa nomina – sottolinea la neo presidente – è la prova che quando si vuole si può trovare un accordo tra grandi e piccoli. In questi ultimi anni la denominazione ha fatto passi da gigante grazie anche alla forte coesione tra i produttori. Il livello qualitativo delle nostre bollicine da vitigno autoctono ha raggiunto risultati senza precedenti e i trend di mercato sono molto favorevoli, a fronte di un consumatore che si mostra sempre più attento e maturo. Si tratta adesso di proseguire sulla linea tracciata e di crescere non solo in Italia ma anche oltre confine. Non a caso il primo appuntamento importante che abbiamo in calendario è proprio al Prowein di Dusseldorf dal 15 al 17 maggio».

    Una nomina dunque che si pone sulla scia della continuità rispetto a quanto fino ad ora realizzato.

    «Sono orgoglioso che il consiglio di amministrazione abbia fatto questa scelta – evidenzia il presidente uscente Paolo Fiorini – perché riconosco indubbie capacità e competenze a Diletta Tonello e perché sono certo che con lei la denominazione potrà crescere ancora sul fronte della qualità e del prestigio».

    Molti i risultati importanti che sono stati raggiunti negli ultimi tre anni: dalla Certificazione Biodiversity Friends – quella del Lessini Durello è l’unica denominazione nel suo compresso ad averla ricevuta, a testimonianza di quanto la tutela dell’ambiente e l’impiego di pratiche agricole a basso impatto siano per i viticoltori priorità da perseguire tanto quanto il costante miglioramento qualitativo delle singole produzioni – all’ottenimento dei prestigiosi Tre Bicchieri, passando per numerose attività di formazione focalizzate sul Metodo Classico e rivolte ai produttori.

    La DOC Lessini Durello
    La denominazione del Lessini Durello, riconosciuta nel 1987, conta circa 430 ettari vitati ad uva Durella, distribuiti sulla fascia pedemontana dei Monti Lessini, tra Verona e Vicenza. Oggi le aziende associate al consorzio sono 34 e ogni anno viene prodotto circa 1 milione di bottiglie, di cui 750.000 con metodo Charmat e 250.000 con Metodo Classico.

  • Ritorno al futuro per Il Nobile di Montepulciano: la nuova tipologia Pieve

    Ritorno al futuro per Il Nobile di Montepulciano: la nuova tipologia Pieve

    Prologo

    Nel corso del 2024 , una nuova tipologia di Vino Nobile di Montepulciano si affaccerà sul mercato, è il progetto “Pieve”. L’idea del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve” (in aggiunta alle esistenti denominazioni Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Riserva), è nata grazie ad uno studio organizzato che ha richiesto il consenso e la partecipazione collettiva di tutti i produttori di vino. E’ stato questo percorso di condivisione della conoscenza all’interno della denominazione che ha portato agli incontri, alle ricerche e alle analisi necessarie per portare avanti la “visione” del Vino Nobile di Montepulciano. Una visione supportata da diverse ricerche e sostenuta da esperti. Da un lato le ricerche geologiche e pedologiche, che il consorzio ha iniziato negli anni ’90, (siamo stati tra i primi in Italia a “zonizzare” le aree di produzione e successivamente a farle cartografare da Enogea); e gli studi storici fatti nelle biblioteche e nei vecchi archivi fino al Catasto Leopoldino del 1800.

    Il progetto “Pieve”

    Il “Vino Nobile di Montepulciano – Pieve” è il risultato di un complesso processo di analisi e ricerca portato avanti dal Consorzio per oltre un anno. Grazie alla volontà collettiva dei produttori, sono state definite e individuate alcune caratteristiche fondamentali di questa nuova tipologia di Vino Nobile di Montepulciano, che sarà conosciuto non solo con il suo nome (quello del territorio di produzione), ma anche attraverso caratteristiche distintive che lo legano al passato, alla tradizione enologica locale, al presente di oggi e al futuro internazionale di domani. Si tratta di un vino che sarà ricco di caratteristiche del suo specifico territorio (con sottozone e ulteriori unità geografiche). L’uvaggio sarà legato al Sangiovese e alle varietà autoctone complementari ammesse dal Consorzio, con uve prodotte esclusivamente dal produttore. Un’altra sorpresa è la realizzazione di una ulteriore e specifica commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici del vino. A questi esperti sarà delegato il compito di valutare le caratteristiche corrispondenti al disciplinare prima dei necessari passaggi legislativi.

    Con l’approvazione all’unanimità del disciplinare da parte dell’assemblea, e successiva approvazione della Regione Toscana, il testo è in attesa di approvazione finale del Ministero. Se si considera la possibilità di rendere il disciplinare retroattivo alla vendemmia 2020, e che i tempi di affinamento sono di 36 mesi, la prima annata sarà messa in commercio nel 2024.

    Alcuni prototipi presentati a Vinitaly 2022

    Le 12 zone (UGA), che saranno menzionate sull’etichetta dei vini imbottigliati insieme alla parola “Pieve”

    La ricerca intrapresa sulla geologia e la geografia del territorio intorno a Pieve ha individuato 12 zone (UGA), che saranno menzionate sull’etichetta dei vini imbottigliati insieme alla parola “Pieve”. Questo aspetto è simbolico dell’identità unica del Vino di Montepulciano e per riflettere sul suo passato. La scelta di utilizzare toponimi territoriali è un riferimento alle Pievi che esistevano quando il territorio era suddiviso dall’epoca tardo romana e longobarda, derivante dallo studio e dall’analisi storica delle zone di produzione del vino, del paesaggio e della storia. In particolare, la volontà del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è quella di riaffermare e codificare una realtà odierna alle sue antiche radici storiche; radici che hanno caratterizzato il territorio poliziano fino all’epoca moderna e che trovano eco nei documenti del catasto Leopoldino dei primi decenni del XIX secolo che suddividevano il territorio in sottozone distinte e definite con un toponimo.

    Da un punto di vista sedimentologico il territorio di Montepulciano è diviso in quattro macro aree: quello collinare che da Montepulciano degrada verso la Val di Chiana, caratterizzato da sedimenti del Pliocene marino; quello delle aree a contatto con la Val Di Chiana, caratterizzato da sedimenti  dei terrazzi fluvio lacustri; quello pianeggiante della Val di Chiana; quello collinare di Valiano caratterizzato da sedimenti  di origine fluvio lacustre, pleistocenici.

    Ascianello: Zona Nord

    • E’ un piccolo borgo con la chiesa parrocchiale dei SS. Vincenzo e Anastasio, situato a nord di Montepulciano. Questa Pieve è sparsa di case di campagna, risiede alla base del Monte Follonica fra il torrente Salarco e la strada dell’antica Cassia.
    • In questa Unità alle sabbie più fini si sovrappongo i sedimenti  limoso argillosi spesso sovrastanti le sabbie diagenizzate. I suoli limosi sopra alle sabbie compatte sono a tessitura tra franco argillosa e franco limoso argillosa, scheletro assente, suoli calcarei. Verso il fondovalle caratterizzato dai terrazzi alluvionali del torrente Salarco, che ne influenza il microclima, i suoli sono più profondi.

    Argiano: Zona Sud-Est

    • Questa Pieve ha una chiesa parrocchiale intitolata a S. Ilario ed è posta ad est di Montepulciano. Argiano è un luogo solitario rivestito di selve sino a quando (anno 1100 circa) i Conti di Chiusi, donarono alla chiesa una porzione di bosco.
    • In questa Unità i suoli limosi spesso sopra alle sabbie compatte sono a tessitura tra franco argillosa e franco limoso argillosa, scheletro assente, sono suoli calcarei. Nelle parti più basse dell’Unità avvicinandoci alla Val di Chiana, troviamo i terrazzi fluvio-lacustri. I suoli sono caratterizzati da sabbie con ciottoli silicei di piccole dimensioni,  sono a tessitura franco argillosa/franco sabbioso argillosa, scheletro minuto di dimensioni e frequente; sono suoli da non calcarei a poco calcarei.
    Degustazione progetto Pieve – Vinitaly 2022

    Badia: Zona Nord

    • L’abitato prende il nome da un’antica abbazia di monaci benedettini. Durate la fase di impaludamento della Valdichiana la zona rimase sostanzialmente spopolata, per poi acquisire importanza e demografia con il procedere della bonifica. All’inizio del XIX secolo, fu costruita una delle tredici Fattorie granducali con numerose coloniche leopoldine e, alla metà del secolo, giunse la ferrovia e la stazione.
    • I suoli dei versanti sono caratterizzati da argille e sabbie, i suoli sono a tessitura tra franco limoso argillosa e franco argillosa, sono suoli calcarei; avvicinandoci all’area della Val di Chiana nei terrazzi fluvio lacustri in raccordo con il fondovalle, i suoli sono caratterizzati da sabbie con ciottoli silicei di piccole dimensioni,  sono a tessitura franco argillosa/franco sabbioso argillosa, scheletro minuto di dimensioni e frequente;  sono suoli da non calcarei a poco calcarei.

    Caggiole: Zona Nord

    • Casale in Val di Chiana con all’interno una parrocchia, la Pieve è situata a nord di Montepulciano. Vi era un antico ospedale prima che fosse distrutto il bosco da cui ebbe il titolo, onde sostituire in quel suolo scelti vitigni, per cui Montepulciano d’ogni vino è il re.
    • I sedimenti sono costituiti da sabbie grossolane e da livelli lenticolari di ciottoli. Nella parte alta dell’Unità i suoli sulle sabbie sono a tessitura franco sabbiosa, scheletro assente, sono suoli calcarei. Scendendo verso il basso sono presenti sedimenti sempre sabbiosi, suoli più bruni di colore a tessitura franca/franco argillosa, scheletro da scarso ad assente, sono suoli calcarei.

    Cerliana: Zona Nord-Est

    • La Pieve prende il nome da un villaggio facente riferimento alla chiesa parrocchiale di S. Michele, a nord est di Montepulciano. Nel 1354 si registra che il Comune di Montepulciano incaricò i suoi sindaci di vendere per sei anni tutti i legnami, alberi, macchie e sterpeti della selva di Val di Chiana.
    • In questa Unità  i suoli sono a tessitura argilloso limosa, con intercalazioni sabbiose la tessitura diviene franco argillosa, sono suoli calcarei. Nei terrazzi pianeggianti, i suoli sono caratterizzati da argille e sabbie con ciottoli silicei di piccole dimensioni,  sono suoli a tessitura franco sabbioso argillosa, scheletro minuto di dimensioni; sono suoli da non calcarei a poco calcarei. Verso il fondovalle caratterizzato dai terrazzi alluvionali del torrente Salcheto e Ciarliana, i suoli sono più profondi.
    Piazza Grande Montepulciano

    Cervognano: Zona Sud -Est

    • Casale con parrocchia di S. Andrea a Cervognano a est di Montepulciano.
    • In questa Unità la parte collinare presenta i suoli limosi sopra alle sabbie compatte, sono a tessitura tra franco argillosa e franco limoso argillosa, scheletro assente, sono suoli calcarei. Scendendo verso il Torrente Salcheto e Ciarliana, l’Unità è caratterizzata da suoli che si sviluppano su terrazzi pianeggianti, terrazzi in raccordo con il fondovalle alluvionale, i suoli sono caratterizzati da argille e sabbie con ciottoli silicei di piccole dimensioni,  sono suoli a tessitura franco sabbioso argillosa, scheletro minuto di dimensioni; sono suoli da non calcarei a poco calcarei.

    Gracciano: Zona Nord

    • Casale con chiesa parrocchiale di S. Egidio, da cui prende il nome una delle porte ed un quartiere della città di Montepulciano.Dal 1561, tutti i territori di quelle giurisdizioni ecclesiastiche entrarono a far parte della nascente Diocesi di Montepulciano.
    • L’Unità è caratterizzata prevalentemente da suoli che si sviluppano sui terrazzi  fluvio lacustri e sui terrazzi in raccordo con il fondovalle alluvionale.  I suoli sono caratterizzati da sabbie con ciottoli silicei di piccole dimensioni,  sono a tessitura franco argillosa/franco sabbioso argillosa, scheletro minuto di dimensioni; sono suoli da non calcarei a poco calcarei.

    Le Grazie: Zona Nord

    • Una borgata esterna a nord di Montepulciano, che sorse su quella che allora era indicata come via lauretana, in realtà lungo la via che collegava all’arteria principale. La piccola chiesa preesistente prese importanza a seguito di eventi miracolosi.
    • La parte alta dell’unità è caratterizzata da  sedimenti costituiti da sabbie e sabbie  fini, a tratti con livelli più limosi, sono a tessitura franca/franco argillosa, scheletro da scarso ad assente, sono suoli calcarei; verso il basso dell’Unità dove i versanti divengono più irregolari ed ondulati, si rilevano suoli su sedimenti argilloso limosi, sono a tessitura da franco limoso argillosa ad argilloso limosa, scheletro assente. Sono suoli calcarei. La parte bassa è caratterizzata da terrazzi alluvionali del torrente Salarco, i suoli sono a tessitura franca/franco argillosa, tendenzialmente caratterizzati da sabbie fini e limi, leggermente calcarei, suoli profondi.

    San Biagio: Zona Ovest

    • Il rinascimentale tempio della Madonna di S. Biagio, costruito su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio tra il 1518 e la metà del XVI secolo, sorse inglobando i resti di quella che fu l’originaria pieve di S. Maria, primo edificio di culto di Montepulciano.
    • Le parti alte dell’Unità presentano suoli su sedimenti prevalentemente sabbiosi, sono a tessitura franco sabbiosa, scheletro assente, sono suoli calcarei. Sui versanti più ondulati, si rilevano suoli su sedimenti argilloso limosi. Sono a tessitura da franco limoso argillosa ad argilloso limosa, scheletro assente. Sono suoli calcarei. L’area è delimitata dal Fosso dei Grilloni che si incontra con il Torrente la Ripa.

    Sant’Albino: Zona Sud

    • Piccolo abitato d’origine probabilmente romana. Si trova a metà strada fra Montepulciano e Chianciano, alla base orientale del Monte dei Cappuccini, in una gola cavernosa.
    • E’ caratterizzata da un’ ampia vallata allungata verso est, caratterizzata nella parte alta dell’Unità da suoli a tessitura sabbiosa, spesso franco argillosa, scheletro assente, sono suoli calcarei; si possono rilevare suoli su sabbie bruno rossastre che poggiano sopra a delle calcareniti bioclastiche questo soprattutto nei dintorni del centro abitato di Sant’Albino. Verso il basso dell’Unità si trovano suoli che si sviluppano su sedimenti caratterizzati da argille sabbiose, limi  e argille con intercalazioni di sabbie. I suoli sono a tessitura da franco limoso argillosa ad argilloso limosa, scheletro assente. Sono suoli calcarei.

    Valardegna: Zona Sud-Est

    • Località a ridosso della città murata di Montepulciano. La vallata di Valardegna ha un toponimo risalente ai primi secoli dopo l’anno Mille, quando vi insistevano le proprietà dell’antica famiglia degli Ardengheschi.  La presenza di antiche fonti, stazioni di posta, chiese e conventi,  ne denotano la presenza umana continua.
    • I sedimenti sono costituiti da sabbie grossolane e da livelli lenticolari di ciottoli, nella parte alta dell’Unità,  i suoli sulle sabbie sono a tessitura franco sabbiosa, scheletro assente, sono suoli calcarei.  Nella parte morfologicamente più bassa dell’Unità nei versanti convessi a debole pendenza i suoli divengono più argillosi a tessitura da franco limoso argillosa ad argilloso limosa, scheletro assente, sono suoli calcarei.

    Valiano: Zona Est

    • Castello con chiesa plebana di S. Lorenzo e dogana di frontiera. Esiste ancora il Castello sopra un colle sulla destra del Canal Maestro della Chiana, da cui si entrava nello Stato Pontificio.
    • Situata ad est della Val di Chiana,  è caratterizzata da un ambiente collinare di origine fluvio-lacustre, i sedimenti sono caratterizzati da argille sabbiose di colore nocciola con concrezioni e noduli di carbonato di calcio; sono a tessitura da franco limoso argillosa a argilloso limosa, scheletro assente, sono leggermente calcarei.

     Epilogo in attesa del 2024

    L’11 aprile 2022, a Vinitaly, si è tenuta quella che potremmo definire la prima del progetto “Pieve”, ovvero una degustazione dei 12 prototipi (annata 2020), condotta dalla giornalista Veronika Crecelius insieme all’enologo Giovanni Capuano. Il riscontro del bicchiere è stato decisamente entusiasmante, tanto da rendere davvero spasmodica l’attesa per l’arrivo delle prime bottiglie ufficiali nel 2024. A risentirci.

    Le foto di Montepulciano e dei grappoli d’uva sono tratte dalla pagina Facebook del Consorzio Nobile di Montepulciano.

  • Barbera d’Asti: arriva la Riserva

    Barbera d’Asti: arriva la Riserva

    “L’obiettivo del pacchetto di proposte approvato dall’assemblea dei soci del Consorzio è prima di tutto quello di ampliare e diversificare l’offerta ai mercati – nazionale e internazionale – con prodotti di qualità sempre più alta e identificativi della Docg” ha dichiarato il Presidente Filippo Mobrici, arrivando a spiegare la notevole importanza di alcune delle modifiche proposte e approvate dall’Assemblea.  “Il fatto stesso che la tipologia Riserva potrà essere rivendicabile dopo un invecchiamento minimo di 24 mesi di cui almeno 12 in legno, dà l’idea dei parametri particolarmente esigenti richiesti per fregiarsi di questa denominazione. Un percorso che parte necessariamente dal vigneto per arrivare in cantina e che testimonia la continua e costante ricerca di qualità che è la mission fondamentale delle oltre 400 aziende aderenti al nostro Consorzio, che tutela 13 Doc e DOCG e che con i suoi 12 Mila ettari (e 65 milioni di bottiglie)  rappresenta un terzo della superficie viticola a denominazione d’origine del Piemonte”.

    Dopo 14 anni dall’ottenimento della Docg, queste novità rappresentano una svolta nella storia della Barbera d’Asti. Come sottolineato dal Presidente Mobrici, centrale l’introduzione (art. 1) della Barbera d’Asti Riserva, il cui affinamento (2 anni minimo) partirà dal 1° novembre dell’anno in cui sono state raccolte le uve. Seguendo il faro della crescita qualitativa dei vini e del territorio, si arriva alle modifiche degli artt. 4 e 6. Sono stati infatti aumentati i parametri qualitativi: il titolo alcolometrico minimo naturale delle uve sale a 13% e 13.50% per la Barbera d’Asti Superiore ed è stata inserita l’importante clausola di salvaguardia per le annate climaticamente sfavorevoli: permetterà al Consorzio di chiedere alla Regione di stabilire un titolo di mezzo grado inferiore. L’art. 6 incide invece sul consumo: il titolo alcolometrico totale minimo va a 13% e 13,50% per la Barbera d’Asti Superiore e l’estratto non riduttore a 25 g/l e 26 per la Superiore, che arriva a 27 per le Sottozone Colli Astiani-Astiano e Tinella.

    CastelloCostigliole Sede del Consorzio

    L’art. 7 va a incidere invece sulla geografia della Barbera d’Asti. Verrà inserita un’unità geografica aggiuntiva più piccola della zona di produzione se compresa nella stessa – il singolo comune di raccolta delle uve, per esempio – a patto che il prodotto sia vinificato separatamente. Parallelamente verrà inserita l’unità geografica aggiuntiva più ampia, o per meglio dire regionale – Piemonte – al fine di  collocare ancora meglio territorialmente la produzione vinicola. Il disciplinare è stato aggiornato anche per le Sottozone Tinella e Colli Astiani e la zona di produzione è stata ampliata con l’inserimento di Calliano Monferrato e Casorzo Monferrato.

    Raggiunto questo importante obiettivo, tra i prossimi passi ci sarà il passaggio in tavolo tecnico regionale, solo dopo la proposta verrà inviata al Ministero per la valutazione giuridica e la discussione in Comitato vitivinicolo nazionale vini DOP, per poi essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Tutte le modifiche non entreranno in vigore prima della vendemmia 2023 al fine di informare i viticoltori sul percorso di elevazione qualitativa intrapreso dal Consorzio.     

  • Come difendersi nel mondo del vino Piccolo manuale di sopravvivenza

    Come difendersi nel mondo del vino Piccolo manuale di sopravvivenza

    Francesco Nardi, con scrittura agile, ci racconta il dietro le quinte del rutilante mondo del vino ormai sempre più affollato, dove non è tutto oro quello che luccica e sono tante le insidie alle quali si può andare incontro decidendo di approfondire la materia e fare esperienze sul campo.

    Questa, almeno, è la teoria di Francesco Nardi che, nel suo libro “Come difendersi nel mondo del vino – Piccolo manuale di sopravvivenza” edito da NtsMedia, ha deciso di mettere in guardia aspiranti sommelier, appassionati o semplici curiosi dai pericoli in cui potrebbero imbattersi. In dieci capitoli l’autore propone un vero e proprio viaggio nel mondo del vino, alla scoperta in particolare delle mille creature che lo popolano.

    Francesco Nardi, infatti, si concentra nel tratteggiare i profili dei molti personaggi che “abitano” questo settore, elencandone pregi e difetti e componendo così una sorta di bestiario. Dai patriottici agli esterofili, dai collezionisti agli accumulatori e poi ancora dagli esperti infallibili fino ai mitomani. E poi ancora, dalle manie degli “enochic” alle bravate dei “cafobevitori” e all’eterno dibattito tra pauperisti e spendaccioni. Con buona dose di sarcasmo tutti questi finiscono esaminati e descritti al fine di mettere in guardia chi li dovesse incontrare sulla sua strada.

    “Un libro non solo per neofiti enoici – scrive la giornalista Monica Coluccia nella prefazione – ma anche per gli addetti ai lavori, e quindi utile persino a costoro. Sarà divertente per tutti – continua – cercare e trovare, nascosto tra le righe di una prosa a tratti feroce, il percorso individualmente compiuto in qualità di sommelier o appassionato. Vi sentirete giudicati anche se non c’è qui nessun giudice, ma solo un osservatore e un cronista minuzioso, distaccato quanto basta”.

    Leggero, ironico e con un certo gusto per la polemica, un vero e proprio  manuale di sopravvivenza per appassionati e sommelier. Consigli pratici, – non richiesti, ammette l’autore nella sinossi – per non smettere di amare il vino.

    Dati

    Titolo: Come difendersi nel mondo del vino
    Sottotitolo: Piccolo manuale di sopravvivenza
    Copertina: in allegato
    Autore: Francesco Nardi
    Editore: NtsMEdia, 2022
    ISBN: 978-8894669510
    Pagine: 194
    Prezzo: 15,00

    L’autore

    Francesco Nardi (1977), sommelier per passione. Imprenditore nel settore della comunicazione, per anni si è dedicato all’informazione. Ha scritto per il Riformista, Europa Quotidiano, Il Corriere del Mezzogiorno e diverse altre testate. Ha già pubblicato: “Senza se(x) e senza Ma(rx) (2007); “S’ode a destra una squillo” (2009); “Riformatorio Costituzionale” (2009); “Tifosi. Dal calcio alla politica, gli italiani sugli spalti” (2018); “Sofia. Lettere semiserie dall’Occidente” (2021); “Apollonia. Lettere armate dagli anni di piombo” (2021).

    Per contattare l’autore
    mail: info@francesconardi.net
    web: http://www.francesconardi.net


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