Consorzio Tutela Vini DOC Colli del Trasimeno, è il tempo delle scelte


Il borgo medievale di Corciano, con il suo intreccio di stradine racchiuse in una triplice cerchia di mura, si trova a circa 20 minuti d’auto da Perugia. Situato su un colle, domina la strada che collega il territorio del lago Trasimeno alla valle del Tevere ed è talmente suggestivo che è stato inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. In questo luogo ameno, da dodici anni, si svolge la manifestazione enogastronomica “Corciano Castello di Vino”. L’evento, organizzato dall’omonima associazione in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini DOC Colli del Trasimeno, celebra ogni anno i vini del territorio e contribuisce al recupero e al restauro delle opere artistiche del piccolo comune.

Chiunque capiti qui durante i tre giorni di festa rimarrebbe stupito dalla marea di giovani che affolla le viuzze di Corciano, tanto che si potrebbe coniare un nuovo detto per rispondere a chi parla di fuga dei giovani dal mondo del vino: “Sei mai stato a Corciano? Vai a Corciano e poi ne parliamo.” Certo, il problema esiste ed è ben più complesso, ma vedere così tanti giovani fare la fila agli stand delle cantine per le degustazioni scalda il cuore e fa ben sperare, perché, è importante ribadirlo, il vino non è una semplice bevanda, ma un vettore culturale.

Corciano rappresenta anche l’occasione per fare il punto sulla proposta vinicola della DOC Colli del Trasimeno, che presenta notevoli punti di forza. Se valorizzati in modo sapiente, potrebbero trasformare questa zona in una meta ricercata per il turismo enogastronomico internazionale, molto più di quanto non lo sia attualmente. Da un lato, c’è la bellezza romantica e struggente del Trasimeno, un lago chiuso che sopravvive quasi esclusivamente grazie alle piogge; dall’altro, il vitigno Trasimeno gamay e i vini rosati prodotti lungo le rive del lago. Ma andiamo con ordine.

Il Trasimeno gamay appartiene alla famiglia della grenache (o garnacha, in spagnolo), lo stesso vitigno da cui derivano il cannonau sardo, la granaccia ligure e il tai rosso dei Colli Berici, in provincia di Vicenza. Questo vitigno a bacca rossa è stato introdotto nella zona del Trasimeno già a partire dal XVI secolo, durante la dominazione spagnola nell’Italia centro-meridionale. Sin dall’inizio è stato coltivato con la tecnica ad alberello, di origine francese, invece che con la “vite maritata”, molto più comune nell’area del Trasimeno e utilizzata fin dall’epoca etrusca. Proprio per questa tecnica di allevamento, il vitigno è stato erroneamente chiamato gamay, in riferimento all’omonimo vitigno francese utilizzato per la produzione del vino Beaujolais.

Considerando la possibilità di controversie legali con i cugini francesi, sarebbe opportuno abbandonare quanto prima l’associazione con il gamay, adottando il nome grenache. Questo è un aspetto su cui il consorzio, presieduto da Emanuele Bizzi, sta lavorando intensamente. Il giornalista Antonio Paolini ha saggiamente suggerito di organizzare una grande festa di addio, invitando anche i produttori francesi, per poi voltare definitivamente pagina e dare a questo vino l’identità distintiva che merita. Del resto, in questa zona al confine tra Umbria e Toscana, la grenache, nei vini giovani, offre quella tipologia di rossi sempre più richiesta dal mercato: vini leggeri, freschi, ma non anonimi, con una chiara identità che qui nel Trasimeno è indubbiamente presente.

Un altro aspetto su cui puntare sono i vini rosati ottenuti sempre da uve grenache. Ho riassaggiato diverse etichette dopo due anni e devo dire che la qualità è cresciuta in modo esponenziale, al punto che è giunto il momento di giocare la carta del vino rosato di lago, in questo caso del Trasimeno, ispirandosi ai vini rosati italiani di lago per eccellenza, come il Chiaretto e il Valtènesi. Con umiltà, certo, ma senza sudditanza: questa rappresenta un’importante occasione commerciale da sfruttare per l’enogastronomia del territorio.

Il Territorio

La zona di produzione della DOC Trasimeno comprende per intero i Comuni di Castiglione del Lago, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno e Tuoro sul Trasimeno e parte dei Comuni di Città della Pieve, Corciano, Perugia e Piegaro.

L’area è quella attorno al Lago Trasimeno, da cui la DOC prende il nome, in provincia di Perugia, dove la coltivazione della vite ha una lunga storia. Luogo della battaglia del 217 a.C. tra i Romani e i Cartaginesi di Annibale, questa parte di territorio umbro è stata per molto tempo abitata dal popolo etrusco. È infatti a questa popolazione che si può risalire cercando le origini della viticoltura di queste zone. La conformazione delle colline, la ridotta superficie pianeggiante e soprattutto la presenza del lago hanno dato vita a un terroir che rende l’area del Trasimeno particolarmente vocata alla coltivazione della vite e dell’olivo.

Antonio Paolini con Emanuele Bizzi

Il lago è l’anima di questa terra, definito poeticamente “un velo di malinconia su una bellezza struggente, azzurra e tenera, increspata di canne”. Intorno a esso si svolgono tutte le attività principali della zona, in particolare quelle agricole e turistiche. Il vino, l’olio, i cereali e il pesce sono i prodotti principali che questo territorio offre da millenni. L’odore del lago e della terra, luoghi ancora incontaminati, assieme alla dolcezza delle colline, alla maestosità delle case di pietra e alle splendide piazze di paese, fanno di questo territorio qualcosa di unico.

Il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno

Nel gennaio 1997, per volontà di alcune delle maggiori aziende della zona di produzione del vino DOC, nasce il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno. Il simbolo inizialmente scelto riproduce il particolare di una tela del Perugino e richiama uno scorcio del lago, con il suo affascinante paesaggio. Nel 2017, però, il Consorzio si rinnova e diventa Trasimeno Consorzio Tutela Vini, modificando anche la propria immagine: il nuovo logo rappresenta il cuore blu del Trasimeno, circondato dalle verdi colline umbre.

Le cantine socie del Consorzio sono attualmente sedici. La percentuale di rappresentatività del Consorzio Trasimeno sfiora il 90 percento, per un totale di 270 ettari.

Tra il 2016 e il 2020 la produzione media annua di uve appartenenti alla DOC Trasimeno è stata di 13000 quintali, mentre la produzione, in vino, si attesta sui 7600 quintali. Le bottiglie certificate dal Consorzio negli ultimi tre anni sono circa 990.000.

Per quanto riguarda il Trasimeno gamay, si può dire che questa a oggi sia una produzione piuttosto limitata ma, grazie alla riscoperta di questo vitigno e alla sua valorizzazione da parte del Consorzio, si prevede un deciso incremento che sarà valutabile nei prossimi anni. Attualmente la superficie coltivata a Trasimeno gamay è di 30 ettari.

Antonio Paolini racconta del Trasimeno gamay Doc

Scopri di più da La Stanza del vino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere