Il viaggio verticale del 150 Lison Classico DOCG di Borgo Stajnbech


L’arte del vino racconta radici profonde, passione autentica e la capacità di reinventarsi. La degustazione verticale del 150 Lison Classico DOCG di Borgo Stajnbech, attraverso le annate 2008, 2010, 2011, 2014, 2015, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021, 2022, oltre alle anteprime del 2023 in bottiglia (non ancora in commercio) e del 2024 in cisterna, si presenta come un percorso appassionante attraverso la storia di un vino che riflette l’identità e la dedizione di chi lo produce. Non si tratta di una mera degustazione, bensì di un sentito omaggio alla storia del Lison Classico DOCG e alla sua definitiva affermazione tra i grandi bianchi italiani, resa possibile dall’impegno incessante della famiglia Valent e dalle altre realtà virtuose di questo territorio che hanno sempre creduto nel suo potenziale.

La storia del Lison Classico DOCG

Il Lison Classico DOCG è un vino bianco da uve tocai – oggi note come tai o friulano – espressione storica e identitaria del Veneto Orientale. Originariamente importato dalla Francia nella seconda metà dell’Ottocento, questo vitigno, identificato oggi come sauvignonasse grazie agli studi sul DNA, ha trovato a Lison, frazione del comune di Portogruaro, l’ambiente ideale per esprimersi.
Il nome “Lison” si affianca a quello di “Tocai”, un tempo sinonimo di eccellenza per il bianco del Nord-Est, fino a quando una sentenza della Comunità Europea nel 2007 costrinse l’Italia a rivedere la denominazione, riservando il nome “Tocai” esclusivamente all’Ungheria. Così, i produttori veneti, fieri della loro storia, scelsero di adottare il nome “Lison” per preservare l’identità territoriale e culturale del vino.

La DOCG Lison Classico è stata riconosciuta ufficialmente nel 2011, anno in cui si celebravano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Proprio per rendere omaggio a questa ricorrenza, Borgo Stajnbech ha scelto di chiamare “150” il suo Lison Classico DOCG, sottolineandone il legame con la storia e l’identità italiana. Il disciplinare prevede l’utilizzo di almeno l’85% di tai, vitigno che trova la sua espressione più autentica in un terroir unico. Il suolo che lo caratterizza è il “caranto”, una formazione di origine alluvionale composta da strati di argilla e carbonato di calcio, che si presenta con una tipica colorazione ocra scura attraversata da venature bianche.

Questa terra compatta e resistente – la stessa che sostiene i pali di Venezia – custodisce una ricchezza minerale di potassio, calcio e magnesio, elementi che contribuiscono a definire il profilo aromatico del vino, donandogli struttura, longevità e una caratteristica chiusura su note di mandorla amara.
A influenzare ulteriormente il carattere del Lison Classico è il clima temperato, modellato dalla vicinanza al mare e alla laguna. La posizione pianeggiante favorisce l’esposizione ai venti locali, come il Maestrale, fresco e asciutto, e lo Scirocco, più caldo e umido. Queste brezze, soprattutto nelle ore serali, favoriscono l’escursione termica tra il giorno e la notte, esaltando la complessità aromatica delle uve.

Rebecca Valent

Borgo Stajnbech: una storia di famiglia, vino e territorio

Borgo Stajnbech è molto più di una cantina: è il frutto di una visione familiare che si radica in una storia fatta di impegno e valori autentici. Fondata nel 1991, l’azienda si estende su 17 ettari di vigneti, in una zona rinomata per la sua vocazione vinicola sin dai tempi antichi, riscoperta in un’ottica qualitativa dopo anni in cui si privilegiava la quantità.

La cantina Borgo Stajnbech


Giuliano Valent e sua moglie Adriana Marinatto, pionieri riconosciuti della viticoltura locale, hanno sempre lavorato con un approccio autentico che integra l’eredità contadina con una costante ricerca dell’eccellenza. Per loro, l’accoglienza è un valore fondamentale: la cantina diventa un luogo in cui ogni ospite viene accolto come in famiglia, e l’ospitalità si sposa con l’arte del vino.

Rebecca e Giuliano Valent

Oggi Giuliano e Adriana sono affiancati dalla figlia Rebecca, classe 1995, enologa, che ha saputo fondere esperienza consolidata e nuove prospettive. Nata e cresciuta in azienda, Rebecca ha arricchito il suo percorso formativo con un’esperienza in California, apportando un tocco di freschezza senza dimenticare le proprie radici e il legame con il territorio.

La sua visione, il legame con il territorio e il suo impegno per l’enoturismo, rendono Borgo Stajnbech un esempio in cui la salvaguardia della cultura locale si integra armoniosamente con l’apertura a nuove idee. Un impegno che si è recentemente concretizzato con l’adesione della cantina al Big Bench Community Project, l’iniziativa internazionale ideata dal designer Chris Bangle per valorizzare il turismo e le comunità locali.

Grazie a questa iniziativa, Pramaggiore ha ora la sua prima Big Bench, la prima in assoluto nella provincia di Venezia e la sesta in Veneto. La grande panchina, dipinta di giallo e bianco, è stata installata nel vigneto Casa Vecchia, in località Belfiore di Pramaggiore, poco distante dalla sede dell’azienda. Costruita fuori scala – alta 2 metri e 30 centimetri e lunga 3 metri e 20 centimetri – offre ai visitatori un punto di osservazione privilegiato per ammirare il paesaggio vitivinicolo e immergersi nella bellezza del territorio.

La degustazione verticale: un racconto di annate

Il percorso verticale del 150 Lison Classico DOCG, ottenuto da vigne di oltre 40 anni, è davvero sorprendente. Ogni annata – 2008, 2010, 2011, 2014, 2015, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 – oltre alle anteprime del 2023 in bottiglia (ancora non in commercio) e del 2024 in cisterna, racconta una storia unica, proprio come le vendemmie che si sono susseguite nel tempo. Le annate più recenti si presentano fresche e vibranti, regalandoci un vino assolutamente moderno.

Mentre quelle più mature esprimono tutta la complessità che il Lison Classico sa sviluppare col passare degli anni, senza perdere la sua bevibilità. In particolare, l’annata 2019 rappresenta la summa delle potenzialità del vitigno e dello stile di Stajnbech: un vino bianco “maturo” ma sorprendentemente interessante per freschezza e capacità di beva, che porta con sé un bagaglio evolutivo in continuo divenire. A conferma di ciò, la straordinaria annata 2008 sottolinea il grande valore di questo vino, annoverandolo tra i bianchi italiani più interessanti e meritevoli di (ri)scoperta.

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