Vernaccia di San Gimignano, la regina ribelle torna a incantare


Tra le geometrie slanciate delle torri di San Gimignano e i filari che si distendono sulle colline circostanti, si è rinnovato anche quest’anno, con la terza edizione di Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest, l’incontro più autentico tra il vino e le mura millenarie del borgo. Due giornate in cui il bianco più emblematico della Toscana ha ritrovato il suo spazio naturale, trasformando il centro storico in un palcoscenico vivo, dove storia e cultura enologica si intrecciano tra sguardi, calici e memorie condivise.

La Vernaccia di San Gimignano non è solo un grande vino bianco: è un simbolo culturale che attraversa i secoli, riflesso liquido di una civiltà. Fin dal Medioevo ha sedotto poeti, scrittori e artisti, lasciando tracce nel cuore della letteratura europea. Dante la cita nel Purgatorio, stigmatizzandone l’abuso tra i prelati; Boccaccio e Franco Sacchetti ne fanno parte integrante dei loro affreschi di vita quotidiana; Cecco Angiolieri e Folgòre da San Gimignano la celebrano con toni scherzosi e affettuosi, come parte del buon vivere toscano. E ancora, nel Seicento, Francesco Redi la incorona “regina di tutti i vini bianchi” nel suo Bacco in Toscana, consacrandola nell’immaginario colto del tempo. Non mancano, infine, le voci straniere: da Chaucer a Froissart, da Gower a Deschamps, passando per Jean Froissart, vi è tutta una costellazione di autori che, direttamente o per eco culturale, hanno contribuito a tramandarne la fama.

Nel calice della Vernaccia si riflettono dunque non solo il paesaggio e la sapienza dei viticoltori di San Gimignano, ma anche secoli di pensiero, di gusto e di immaginazione: un patrimonio liquido che ancora oggi invita a rileggere la storia con gli occhi del presente.

Un vino e un borgo: un’unica identità
Pochi angoli del mondo possono vantare un legame così profondo tra un vitigno e la propria terra come la Vernaccia con San Gimignano. Già gli Etruschi, oltre duemila anni fa, coltivavano vigneti sulle colline tufacee che circondano la “città dalle torri”; le prime testimonianze documentali parlano di “terre vignate presso la corte de Gemignano” già nell’1032, quando il borgo stava crescendo come importante nodo commerciale tra Siena e Firenze. Nel Duecento, le cronache dei mercanti genovesi citano la Vernaccia sulle tavole dei potenti – da Lorenzo il Magnifico a Papa Paolo III – e nei diari di viaggiatori come Jean Froissart e Chaucer, che ne esaltarono freschezza e sapidità.

Nel Rinascimento, la “Regina Bianca” fece il giro d’Europa, protagonista nei banchetti delle corti medicee e celebrata da Boccaccio e Folgòre da San Gimignano; le mura medievali e le torri gemelle, erette tra Duecento e Trecento, divennero simbolo di un vino capace di superare confini e declini – come quello plurisecolare che seguì il Settecento – fino al riscatto ottocentesco e al vero rinascimento vitivinicolo guidato dal dottor Carlo Fregola negli anni Trenta del secolo scorso. Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata, mentre nel 1972 la nascita del Consorzio della Vernaccia, poi Consorzio della Denominazione San Gimignano, dà nuovo slancio alla produzione che cresce progressivamente in quantità e qualità ottenendo nel 1993 la D.O.C.G., il massimo riconoscimento della legislazione italiana vigente.

la presidente del Consorzio Irina Strozzi e il sindaco di San Gimignano Andrea Marucci

Oggi, passeggiando tra le stesse pietre lisce battute da pellegrini e mercanti, ogni calice restituisce il profumo e il sapore deciso di una storia che ha saputo rinnovarsi per oltre un millennio, facendo della Vernaccia e di San Gimignano un’unica, indissolubile identità.

degustazione San Gimignano Doc con Marco Sabellico

Annata 2024: sfide climatiche e buona tenuta della Vernaccia

Il 2024 è stato un anno complesso dal punto di vista climatico, con un’alternanza di fresco primaverile, un’estate molto calda e piogge insistenti a settembre. Dopo il calo produttivo del 2023, la produzione è tornata su livelli medi. Le piogge primaverili, ben distribuite, hanno garantito riserve idriche utili durante l’estate, mentre i 330 mm caduti tra fine agosto e inizio ottobre hanno complicato la vendemmia.

Lunaria – San Gimignano

Le principali malattie della vite sono rimaste sotto controllo grazie ai monitoraggi e a interventi mirati. I viticoltori hanno evitato di esporre i grappoli al sole diretto, proteggendoli dal caldo estremo e preservando freschezza e aromi. La vendemmia, avviata più tardi, è stata lunga e selettiva, condotta solo nei momenti più favorevoli.

Galleria Continua San Gimignano -opere di Shilpa Gupta

Nonostante le difficoltà, la Vernaccia di San Gimignano si è distinta per equilibrio, buona acidità e profumi netti, con vini meno alcolici e più agili rispetto alle ultime annate.

L’anteprima dell’annata 2024

Nel cuore di San Gimignano, tra le sale eleganti del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, si è svolta l’annuale anteprima dedicata alla Vernaccia di San Gimignano. Una degustazione riservata alla stampa specializzata, che ha messo in fila ben 80 campioni (44 campioni annata 2024, 20 campioni annata 2023 di cui 10 riserva, 10 campioni annata 2022 riserva e 4 campioni annata 2021 di cui 3 riserva e 2 campioni annata 2020 riserva), offrendo uno spaccato ricco e articolato su uno dei bianchi italiani più longevi e identitari. Le Vernaccia 2024 si sono distinte per coerenza e immediatezza. Vini freschi, tesi, dotati di un profilo aromatico nitido e una sapidità che ne esalta la bevibilità. È una Vernaccia che guarda al presente, capace di dialogare con il gusto contemporaneo e con una cucina che predilige leggerezza, freschezza e contaminazioni gastronomiche. Anche in questa veste giovane, il vino mantiene un legame profondo con il territorio, riuscendo a esprimere sfumature stilistiche personali pur restando fedele al suo carattere.

Galleria Continua – opere di José Antonio Suárez Londoño

Le annate 2023, 2022, 2021 e 2020 restituiscono un volto diverso della Vernaccia: più strutturato, complesso, ma mai ridondante. La maturazione – in legno, acciaio, vetro – arricchisce i profumi senza intaccarne l’identità. In alcuni casi, tuttavia, l’uso marcato del legno ha evocato certe derive stilistiche degli anni ’90, oggi decisamente superate. I campioni migliori, invece, hanno rivelato una notevole capacità evolutiva, sostenuta da un’acidità ben calibrata e da una materia viva, capace di affrontare il tempo con naturale eleganza.

Marco Giusti (Fornacelle) – Barbara Bernardi (Tollena)

Se a livello locale la Vernaccia continua a trovare grande riscontro, anche grazie al flusso turistico che anima la cittadina medievale, segnali incoraggianti arrivano dai mercati internazionali, in particolare dagli Stati Uniti. Lo ha ricordato la presidente del Consorzio, Irina Guicciardini Strozzi, sottolineando come le recenti modifiche al disciplinare permettano ora di accompagnare la denominazione con il termine “Toscana”, rafforzando così il legame regionale e la riconoscibilità globale.

All’orizzonte si profila una doppia ricorrenza: nel 2026 ricorreranno i 750 anni dalla prima menzione ufficiale della Vernaccia in un documento storico, insieme al sessantesimo anniversario della Doc. Un traguardo importante per un vino che, pur forte di una storia antica, continua a rinnovarsi con intelligenza, mostrando di avere ancora molto da dire, in Italia e all’estero.

Il press tour: scoprire la longevità della Vernaccia

Se c’è un momento in cui la Vernaccia di San Gimignano rivela appieno il proprio carattere, è durante il press tour che accompagna la manifestazione “Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest”. In quella cornice, lontano dal clamore delle anteprime e dai riflettori puntati sulle nuove annate, i produttori aprono le loro cantine e, con esse, le loro riserve più intime: vecchie bottiglie, spesso custodite con cura per anni, che raccontano la straordinaria capacità di invecchiamento di questo bianco toscano.

Michael Falchini

È qui che la Vernaccia dimostra tutto il suo immenso potenziale È qui che la Vernaccia dimostra tutto il suo immenso potenziale. Assaggiando annate come la 2016 della Vernaccia di San Gimignano DOCG e la Riserva “Fiora” 2018 di Fornacelle, la Riserva 2019 “Signorina Vittoria” di Tollena, la Riserva “Vigna Solatìo” 2012 di Falchini, oppure la straordinaria verticale 2020, 2018, 2015 di Cesani, si coglie la traiettoria di un vino che con il tempo non si spegne, ma si trasforma.

Le note agrumate e saline dell’esordio si fondono in profili più complessi, dove emergono toni evolutivi di erbe secche, miele, spezie fini e una mineralità profonda che sembra scavare nella memoria del suolo da cui proviene. La struttura resta integra, la freschezza sorprendente, la coerenza stilistica intatta. Non si tratta solo di longevità tecnica, ma di una vera e propria tenuta narrativa: ogni sorso di una “vecchia” Vernaccia racconta l’annata, il vignaiolo, la visione che ha animato quel vino.

Letizia e Marialuisa Cesani

In Toscana, regione storicamente votata ai rossi, la Vernaccia di San Gimignano resta l’unica Docg bianca. Ma ciò che in passato poteva sembrare un’anomalia, oggi appare per ciò che è: un punto di forza. E la sua longevità, sempre più riconosciuta, ne è la prova tangibile.

Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest si conferma vero moltiplicatore di energie per il territorio: un festival che non celebra solo un vitigno, ma l’intera comunità che lo custodisce da secoli. La partecipazione attiva del Consorzio, dell’amministrazione comunale e di gran parte della filiera produttiva, coadiuvati dalla perfetta macchina organizzativa dell’ufficio stampa Affinamenti, restituisce l’immagine di una comunità che lavora insieme per dare valore a un patrimonio condiviso.

La strabiliante cena di gala in Piazza Duomo a San Gimignano

Grazie a questa sinergia, San Gimignano non è più soltanto una tappa d’arte e storia, ma un vero e proprio laboratorio vivo di esperienze sensoriali. Il richiamo delle torri, il fascino del borgo e la forza gustativa della Vernaccia sono oggi un pacchetto unico per gli amanti del buon vivere. San Gimignano si racconta attraverso ogni bicchiere: non solo vino, ma paesaggio, lavoro e accoglienza. Un intreccio di elementi che rende ogni visita un’occasione autentica di scoperta e appartenenza.

Letizia Cesani presenta l’Azienda Agricola Cesani

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