Il paesaggio culturale di Albino Armani tra le Grave e Terre di Plovia


Andrej Tarkovskij ha deciso di girare il finale del suo film Nostalghia nelle Grave pordenonesi, in quella che è una vera e propria steppa dell’alta pianura friulana a ridosso dell’arco prealpino, dove la terra alluvionale diviene luogo ancestrale. Qui il protagonista del film, il poeta russo Andrei Gorchakov, espatriato in Italia, andrà a lenire la sua “nostalgia” e a compiere l’atto finale della sua vita. Trattasi di ucronia naturalmente, il vero finale del film è stato girato in Toscana a Bagno Vagnoni. Eppure, se qualcuno avesse raccontato dell’esistenza delle Grave friulane allo sceneggiatore del film Tonino Guerra, e di riflesso allo stesso Tarkovskij, forse le cose sarebbero andate diversamente. Questa suggestione potrebbe trovare un suo fondamento nella visione del documentario “Tempo di viaggio”.

le Grave pordenonesi

Nel mediometraggio, il maestro russo e Tonino Guerra raccontano il loro girovagare per l’Italia alla scoperta dei luoghi più adatti per dare corpo e anima alla sceneggiatura di Nostalghia e spesso Tarkovskij si mostra insoddisfatto e insofferente: i luoghi non gli piacciono, vuoi perché troppo turistici, vuoi perché nella sua mente aveva una prospettiva di paesaggio carica di simbolismo, più ampia, meno compressa rispetto a ciò che l’Italia offriva. Ecco che allora le Grave avrebbero potuto folgorarlo, ma trattasi di suggestioni, nulla di più.

Vigneti nella tenuta a Sequals

Tornando invece alla realtà dei fatti e collocando le Grave nella dimensione “vino”, lo scenario lunare che si presenta alla visione farebbe pensare poco alla viticoltura, eppure qui le montagne, oltre ad aver dato origine al terreno sassoso delle Grave, proteggono dai venti freddi del nord e, assieme all’effetto benefico del mare Adriatico, hanno fatto sì che vi fosse un clima particolarmente adatto per la coltivazione della vite. Se a questo uniamo le idee di un vignaiolo instancabile e utopista come Albino Armani, che più di trent’anni fa dalla Valdadige arrivò a Sequals, trasformando una landa desolata di ghiaia e sassi in una moderna e funzionale cantina circondata da più 90 ettari di vigneto, il gioco è fatto. Albino Armani si è inserito in queste terre con delicatezza, quasi in punta di piedi, senza clamore rispettandone luoghi e genti, anzi, attraverso il vino sì è fatto promotore della conservazione del paesaggio culturale.

Vigneti nella tenuta a Lestans

A Sequals, Albino Armani produce Pinot Grigio, Friulano, Sauvignon blanc. Sequals è paese noto per aver dato i natali al grande pugile Primo Carnera, ma sarebbe giusto che fosse ricordata anche per aver dato i natali, nel 1826, al mosaicista Gian Domenico Facchina che trasformò questo paese di poco più di 2000 anime nel “paese del mosaico”, diffondendone la tecnica nel mondo intero.

A questo punto è fondamentale fare una precisazione importante onde evitare di commettere l’errore (imperdonabile) di identificare le Grave solo con i Magredi, ovvero terreni composti per l’80% di ghiaia e sassi. Basta fare un paio di chilometri, addentrandoci ad esempio nei vigneti che Albino Armani possiede nella frazione di Lestans e lì troveremo antichi sedimenti torbosi che risalgono a vecchi laghi scomparsi, oppure a Valeriano, frazione di Pinzano al Tagliamento, dove troveremo una grande concentrazione di argille.

Albino Armani

Per dirla con Walter Filiputti, giornalista, vignaiolo, grande anima dell’enogastronomia friulana, nonché mentore di Albino Armani per il Progetto “Terre di Plovia”, in Friuli l’omogeneità dei suoli non esiste. Ci sono differenze storiche, pedoclimatiche, meteorologiche che hanno fatto sì che esistessero una complessità di suoli. Senza considerare il fatto che le Grave potrebbero davvero rivelarsi uno dei Terroir italiani del futuro in quanto qui, il cambiamento climatico ha trasformato una zona famosa per il clima avverso (era una delle zone più piovose e fredde d’Italia), in una zona a clima temperato, dove la viticoltura può dare maggiore qualità.

Il progetto Terre di Plovia

Paesaggio culturale è un termine coniato dal geografo tedesco Martin Schwind che, nel suo saggio “Paesaggio culturale come spirito plasmato” (Kulturlandschaft als geformter Geist, 1964), osserva come il paesaggio sia quindi l’espressione fisica della cultura dell’uomo che vi abita o vi ha abitato, in una relazione diretta tra il modello culturale complessivo di un Paese e il suo riflesso sull’assetto del paesaggio fisico. In altri termini, il paesaggio è natura trasformata in un contesto, filtrata dall’azione e dallo sguardo dell’uomo, artefice delle sue trasformazioni.

Il casale Vicentini-Orgnani

Nella realizzazione del Progetto Terre di Plovia Albino Armani si è calato in maniera perfetta in un ragionamento di Paesaggio Culturale dove il vino non è mai il fine ma è il mezzo per divenire esso stesso elemento conservativo dei luoghi in cui nasce, in primis prevedendo il recupero del terreno e dell’antico casale una volta dimora della famiglia Vicentini-Orgnani, attorno al quale si sviluppa la tenuta. Il nome di questo luogo è proprio a Plovia, antico toponimo, dove la dinastia feudale dei Plovia si insediò nel medioevo.

Vigneti nella tenuta di Pinzano – Terre di Plovia

Ma non solo, il progetto Terre di Plovia, in una visione più ampia, oltre al recupero e alla salvaguardia delle antiche varietà autoctone (sciaglin, forgiarin, ucelut, piculit neri), diviene ponte per la manutenzione degli argini che guardano al Tagliamento, permettendo così il ripristino degli antichi percorsi dei pellegrini. Dall’ eno-turismo alla salvaguardia ambientale, in una comunità di intenti con l’amministrazione comunale e le piccole e medie imprese di Pinzano, con l’obiettivo finale di portare in queste terre, in questi luoghi, nuove genti per non disperdere un patrimonio di saperi e di sapori ancestrali che si identificano anche nella cultura legata al vino.

I vini di Terre di Plovia

Il logo Terre di Plovia è una rielaborazione fedele dell’antico stemma araldico degli Armanni, il cui capostipite è la figura storica e leggendaria di Ermanno da Pinzano: libero feudatario, crociato e probabilmente templare, che attorno all’anno 1130 d.C. istituì la sua signoria a Pinzano al Tagliamento, nella fascia pedemontana dell’Alto Friuli. La dinastia feudale dei Plovia in epoca medievale si insediò tra le ubertose colline tra Vacile di Spilimbergo, Usago e Valeriano in provincia di Pordenone, dove oggi sorgono i vigneti di Terre di Plovia.

Terre di Plovia Sciaglin 2022

Alcuni manoscritti testimoniano la presenza di un vitigno a bacca bianca dall’acidità molto elevata denominato sciablin già nell’alto medioevo. Nel 1863, a Udine, durante l’Esposizione delle uve regionali tenutasi nei locali dell’Associazione Agraria Friulana, l’area di coltivazione dello Sciaglin era indicata nei territori occidentali di Vito d’Asio e Fagagna nella provincia di Pordenone, mentre nel 1921 presso il Consorzio Antifillossero Friulano, l’area veniva estesa intorno a due comuni pedemontani, Maniago e Pinzano al Tagliamento.


Particolarmente diffuso fino alla metà del Novecento, ha iniziato a scomparire per l’avanzare della boscaglia che alla fine non ha più permesso di coltivare la vite. A oggi, grazie al recupero di vignaioli visionari come Emilio Bulfon e successivamente di Albino Armani, lo Sciaglin può essere coltivato solo nella zona di Pinzano al Tagliamento e Castelnovo del Friuli. All’olfatto prevalgono le note vegetali e una leggera nota agrumata. Al palato è dotato di una sorprendente verticalità con una spinta acida notevole che invoglia al sorso. Un vino semplice ma al tempo stesso di grande espressività, che dà e potrà dare anche in futuro grandi soddisfazioni sia ad Albino Armani sia a noi che lo beviamo.

Terre di Plovia Ucelut 2022

L’Ucelut è un vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli-Venezia Giulia, così denominato perché trovandosi ai margini dei boschi era particolarmente apprezzato dagli uccelli che ne andavano ghiotti. La coltivazione dell’Ucelut in Friuli è antichissima, una volta molto diffuso in tutto il Friuli, oggi invece si trova praticamente solo in provincia di Pordenone, a Pinzano e a Castelnuovo del Friuli. All’olfatto prevalgono delicate note vegetali, di camomilla in particolare. Al palato è morbido, pieno, equilibrato, molto gastronomico.

Terre di Plovia Flum 2020

Il nome del vino è un omaggio al Tagliamento, il Re dei fiumi alpini e uno dei simboli del Friuli. Le uve vengono raccolte a mano e vendemmiate ben mature con pressatura del grappolo intero. I tre vitigni che compongono il blend vengono vinificati separatamente in legni di diverse dimensioni: lo chardonnay in barrique, il friulano fra botte e inox, lo sciaglin in tonneaux. Affinano poi sulle fecce nobili per oltre 12 mesi, con periodici batonnage. Il riposo in bottiglia prima della messa in commercio è di almeno un anno. All’olfatto si presenta con note di fiori di campo, erbe aromatiche e frutta a pasta bianca. Al palato è dinamico con una notevole coerenza naso-bocca, l’allungo è di grande profondità grazie anche tensione acida che dona lo sciaglin. Un vino eccellente che merita la scoperta.

Terre di Plovia Piligrin 2019

Piligrin, in friulano, è il pellegrino, colui che in tempi antichi percorreva il Cammino del Tagliamento per raggiungere Venezia be quindi la Terra Santa, transitando per le Terre di Plovia. Le uve vengono raccolte a mano e vendemmiate ben mature. I due vitigni che compongono il blend vengono vinificati separatamente per valorizzare le loro peculiarità. Il piculit Neri, dal colore intenso e dalle elevate acidità, matura oltre 12 mesi in barrique, mentre il Merlot trascorre lo stesso tempo parte in barrique e parte in botte grande. Segue il blend, qualche mese di affinamento in acciaio e infine in bottiglia. All’olfatto intense note di frutti di bosco e, marasca e viola, delicata speziatura. Al palato è di grande espressività, grazie alla persistenza aromatica del piculit neri. Questo vino sta a testimoniare tutto il potenziale delle grave, passato, presente, ma soprattutto grande futuro.

Albino Armani presenta il progetto Terre di Plovia – parte 1

Albino Armani presenta il progetto Terre di Plovia – parte 2

La foto delle Grave pordenonesi è di Marco Citron

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