Il 19 maggio 2012, un manipolo di eno-maniaci provenienti da varie regioni d’Italia tra cui sommelier, giornalisti e blogger, che proprio all’epoca, praticamente un’era geologica fa, muovevano i primi passi nell’internet, si riunì presso la cantina-agriturismo Mormoraia, in Località Sant’Andrea a San Gimignano, per approfondire le potenzialità della Vernaccia di San Gimignano. L’obiettivo era confrontarla con altri grandi vini bianchi italiani e internazionali. L’idea era venuta a Davide Bonucci, deus ex machina dell’Enoclub Siena e al compianto Simone Morosi, scopritore di vini e cantine di raro talento.

Fu una due giorni bellissima, di pace, amore e grandi vini e in quella sede fu subito chiaro, assaggiando e riassaggiando le bottiglie delle cantine indigene partecipanti all’evento, Il Colombaio di Santa Chiara, La Castellaccia, Mattia Barzaghi, Mormoraia, Signano, Cappella di Sant’Andrea, che la Vernaccia di San Gimignano avesse tutte le carte in regola per essere annoverata tra i grandi bianchi italiani, soprattutto se con qualche anno sulle spalle. Nel corso degli anni a venire ho cercato di mantenere vivo il focus sulla Vernaccia bevendola dove potevo: qualche ristorante, a Vinitaly, ma nel loci mancavo da tempo e si sa che è proprio nel loci che del Genius (i produttori) si possono davvero capire e carpire fino in fondo tutte le potenzialità e sfumature.

Esattamente dopo 12 anni dalle giornate di Mormoraia, grazie all’invito del Consorzio di San Gimignano per la seconda edizione di “Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest”, ho avuto conferma delle mie certezze: la Vernaccia di San Gimignano, in evoluzione, ovvero con il passare del tempo, diventa uno dei più grandi vini bianchi italiani.

Prova provata di quanto vado dicendo sono bottiglie come la Riserva 2007 di Guicciardini Strozzi, la 2013 di Tenuta le Calcinaie, la Riserva 2015 i Mocali di Vagnoni, la Riserva Benedetta 2016 di Fattoria San Donato, le Riserve 2016 (tappo DIAM) e 2017 (tappo Stelvin), di San Benedetto, la Riserva 2021 di Palagetto, vini strepitosi e per alcuni viene spontaneo e senza alcun timore usare l’aggettivo memorabile.

Focus sull’annata 2023
Dal punto di vista climatico, l’annata 2023 è stata difficilissima. La frequenza e l’intensità delle piogge primaverili hanno, da subito, messo a rischio l’intera produzione del territorio di San Gimignano. Ad aggravare una situazione già parzialmente compromessa, ci hanno pensato le temperature estive, di molto sopra la media, accompagnate da vere e proprie ondate di calore che si sono protratte per giorni. Queste condizioni hanno arrecato ulteriore danno ad alcune varietà e arrestato la maturazione delle uve a bacca rossa.

Precipitazioni
Dopo un inverno caratterizzato da temperature sopra la media e piogge distribuite sul periodo in modo regolare, con circa 370 mm di pioggia cumulati tra novembre 2022 e marzo 2023, la primavera si è presentata piuttosto fredda e piovosa. Fino alla metà di giugno, infatti, le precipitazioni sono state abbondanti e persistenti con, addirittura, 7 giorni di pioggia consecutivi nel mese di maggio e 293 mm cumulati tra il 1° aprile e il 30 di giugno.

Andamento fitopatologico
Queste condizioni hanno reso la vite più suscettibile del solito agli attacchi della peronospora viticola. Attacchi che sono stati continui e, oltre a creare non pochi problemi alla vegetazione, hanno causato il disseccamento dei grappoli nella fase di accrescimento (fenomeno della peronospora larvata), pregiudicando così l’intera produzione in termini quantitativi. In alcuni vigneti, la situazione è stata talmente grave da registrare una perdita completa del raccolto, mentre sono frequenti le aziende in cui la produzione ha raggiunto, complessivamente, appena il 20-30%.

Temperature
Alla fine di giugno, al maltempo è subentrato un anticiclone africano che ha fatto impennare le temperature, stabilizzandole di molto sopra la media estiva. Il mese di luglio ha così registrato punte oltre i 40°C, anche per periodi prolungati. All’inizio di agosto, un leggero calo delle temperature ha portato un po’ di sollievo alle piante ma, nella terza settimana, un nuovo anticiclone africano ha innalzato e mantenuto, ininterrottamente, le temperature a circa 42°C per ben tre giorni. In concomitanza, i venti caldi hanno bruciato le foglie e i grappoli più esposti, creando ulteriori danni e cali di produzione. Tutta la stagione estiva, fino alla vendemmia, è trascorsa in assenza di piogge o con saltuari fenomeni di scarsa rilevanza, che non hanno apportato alcun beneficio al vigneto.

Vendemmia
La vendemmia è iniziata i primi di settembre con la raccolta dei vitigni aromatici a bacca bianca, per poi proseguire, fino alla fine del mese, con la Vernaccia di San Gimignano; e si è conclusa, tra la prima e la seconda decade di ottobre, con quella del Sangiovese. Dal punto di vista qualitativo, la 2023 appare allineata alle ultime due o tre annate, poiché anch’esse hanno riportato un andamento irregolare. Questo cambiamento climatico in atto risulta più evidente confrontando quest’ultima vendemmia con quelle dei primi anni 2000, dove si era già evidenziato un anticipo dell’epoca di raccolta, rispetto agli anni ‘80. L’aspetto più critico delle ultime vendemmie è rappresentato dalla mancanza di piogge, a fronte di picchi di calore sempre più intensi e persistenti.

L’annata 2023 nel bicchiere
Nonostante l’annata così difficile la Vernaccia di San Gimignano si è presentata sana e con parametri di acidità e pH quasi perfetti, con rese molto buone. Nella prima giornata di Regina Ribelle Wine Fest è stato possibile degustare 44 campioni di Vernaccia di San Gimignano DOCG dell’annata 2023, 12 campioni dell’annata 2022, 4 campioni 2021, e un campione 2019. Per quanto riguarda la Vernaccia di San Gimignano Riserva i campioni 2022 erano 11, per l’annata 2021 10 campioni, 4 campioni 2020, uno 2019 e uno 2018.

L’annata 2023, nel complesso, si è rivelata attraente, soprattutto per spinta acida e bella sapidità ed eleganza complessiva, a parte qualche campione che si è presentato ancora scomposto. In definitiva la ritroveremo sempre più intrigante con lo scorrere del tempo. Con le Riserve si suona da subito un’altra musica, più compiuto, verticale e profondo il sorso. Il livello qualitativo sale d’impeto a conferma dell’assioma che la Vernaccia di san Gimignano è un grande bianco da invecchiamento. A questo proposito, immaginando che sia impensabile, per ovvie ragioni, aspettare almeno un anno dalla vendemmia prima di uscire sul mercato, la preghiera che rivolgo ai produttori è quella di conservare una parte della produzione non per avere dello storico, ma proprio per venderla dopo qualche anno, ripeto, oggi è possibile bere bottiglie di Vernaccia di San Gimignano 2016, 2015 e oltre di bella complessità olfattiva, grande eleganza e per di più molto gastronomiche.

La storia della Vernaccia di San Gimignano
Nessun altro vino italiano può vantare la storia e la fama secolare della Vernaccia di San Gimignano. Mentre le testimonianze storico-documentali riferiscono, infatti, dell’esistenza di terre vignate presso la “corte de Gemignano” sin dall’anno 1032 e quelle archeologiche fanno, addirittura, risalire la viticoltura della zona all’epoca etrusca; del vitigno Vernaccia si inizia a parlare già dal 1200, in concomitanza con un rapido e massiccio sviluppo della produzione e della commercializzazione del vino di San Gimignano che, per secoli, rappresenterà la principale attività agricola ed economica locale.

A partire dal Trecento e per tutto il Rinascimento, la Vernaccia di San Gimignano conquista l’Europa. La ritroviamo, infatti, sulle mense di ricchi mercanti e dei potenti dell’epoca quali Lorenzo de’ Medici, Ludovico il Moro, Papa Paolo III Farnese, Cosimo I; e, quasi sempre, è protagonista di prestigio di eventi importanti e banchetti nuziali. Sono però i letterati e gli studiosi, gli scrittori e i poeti, gli storici e gli artisti a celebrarla per più di tre secoli. Piero de’ Crescenzi, Dante, Cecco Angiolieri, Folgòre da San Gimignano, Boccaccio, Franco Sacchetti, Eustache Deschamps, Jean Froissart, John Gower, Geoffrey Chaucer, Michelangelo Buonarroti il giovane, Giorgio Vasari, fino al ditirambo “Bacco in Toscana” di Francesco Redi: sono questi i nomi che consolidano la fama di un vino e del luogo dove si produce.

Il Settecento è il secolo del declino. Il consumo di vino va incontro ad un cambiamento del gusto che non vede più il primato dei vini bianchi come durante il Medioevo e il Rinascimento, mentre la diffusione un po’ in tutta Europa delle nuove bevande esotiche come tè, caffè, o cioccolata crea nuove abitudini e tendenze. Tutto ciò ridisegna la geografia dei consumi in funzione anglosassone, consolidandone l’egemonia e ponendo definitivamente l’impero britannico ad ago della bilancia di un mercato del vino sempre più a trazione anglo-francese. Tuttavia, anche se in quantità ridotte, la Vernaccia di San Gimignano continua ad essere prodotta.

Nell’Ottocento la produzione continua ancora a calare. La diffusione del vitigno ha ormai, per lo più, carattere residuale e lo si trova, qua e là, mescolato alle altre uve per la produzione di “vino comune”.
Il processo di rinascita della Vernaccia di San Gimignano inizia negli anni ‘30 del Novecento e lo si deve al Reggente della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Colle di Val d’Elsa, il dott. Carlo Fregola. Questi, convintosi del potenziale enologico e della possibilità di reimpianto dell’antico vitigno, si dedica a un’opera di ricerca filare per filare, ritrovandolo nel 1931 in quasi tutte le zone del Comune di San Gimignano. Fregola esorta quindi i viticoltori della zona al recupero della Vernaccia, in quanto vitigno in grado di restituire un vino «veramente pregevole».

Bisognerà attendere però il Secondo Dopoguerra per vedere messo in atto quel rinnovamento e quel recupero ampelografico auspicato dal caparbio agronomo.
Negli anni ’60, la Vernaccia è ormai recuperata e, con l’abbandono della coltura promiscua, viene reimpiantata nei nuovi vigneti specializzati, in netto anticipo rispetto ad altre zone della Toscana a alta vocazione vitivinicola.

Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata, mentre nel 1972 la nascita del Consorzio della Vernaccia, poi Consorzio della Denominazione San Gimignano, dà nuovo slancio alla produzione che cresce progressivamente in quantità e qualità ottenendo nel 1993 la D.O.C.G., il massimo riconoscimento della legislazione italiana vigente.
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