Esplorando Caluso DOCG, Carema DOC e Canavese DOC


Il paesaggio culturale è un elemento dinamico e vivo, risultato delle azioni sociali e culturali di una comunità in continuo cambiamento. Ci aiuta a capire come i valori attribuiti al patrimonio culturale cambiano nel tempo e in base ai contesti storici, economici e sociali. La definizione del paesaggio come patrimonio avviene attraverso un processo che varia a seconda del luogo e del periodo storico.

Questo concetto identifica l’unicità dei luoghi, frutto dell’interazione tra elementi come architettura e ambiente, arte e società. Si parla di paesaggio culturale quando l’uomo ha modellato lo spazio creando una fusione tra natura e cultura. Tra i paesaggi culturali italiani più suggestivi un posto d’onore lo occupa l’alto Canavese al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta con le topie (tupiun in dialetto piemontese), terrazzamenti con muretti a secco coltivati a vite su pergole.

Questo sistema di coltivazione detto a pergola canavese viene sostenuto dai pilum (piloni) situati sul ciglio dei terrazzamenti. Per capire di quanta bellezza stiamo parlando, ricordano le rovine di un tempio greco o dell’antica Roma.

Purtroppo, come molte antiche tecniche di coltivazione, anche la pergola canavese rischia di essere sostituita da metodi più moderni e redditizi. I muretti a secco dei terrazzamenti e i piloni in pietra richiedono una manutenzione costante, utilizzando tecniche tradizionali conosciute solo da pochi artigiani specializzati.

Per tale motivo, molti terrazzamenti sono stati quindi completamente abbandonati ed è una perdita incalcolabile non solo per il paesaggio culturale ma anche storico, enologico e perfino idrogeologico, perché i muri a secco, impedendo il ruscellamento delle acque e consentendo la coltivazione di pendii altrimenti abbandonati, contribuiscono ad assicurare la stabilità di interi versanti montuosi.

Questo riferimento riferimento al paesaggio culturale dell’alto canavese, unito all’ anfiteatro morenico di Ivrea (AMI) ci permette di collocare le denominazioni Caluso DOCG, Carema DOC e Canavese DOC, in un contesto naturale davvero straordinario, basti pensare che l’AMI è un rilievo morenico di origine glaciale oltre 500 km² di superficie che si estende tra le province di Torino, Biella e Vercelli ed e è una tra le unità geomorfologiche di questo tipo meglio conservate al mondo, zona ideale per la coltivazione della vite.

Il terroir del Canavese poggia su suoli estremamente poveri, terreni acidi tipici delle colline moreniche caratterizzati dalla presenza di grossi massi, sassi, sabbie, limo e una minima quantità di argilla, originatisi per l’attività erosiva del grande ghiacciaio Balteo che ha scaricato il materiale di risulta nell’antistante piana canavesana. Il microclima è mite, protetto dalle colline ed equilibrato dalla presenza di numerosi laghi.

Proprio sulle colline cresce una vegetazione tipica mediterranea che comprende ulivi, fichi d’india e agave. Il territorio beneficia di una costante ventilazione generata dalle vicine Alpi valdostane e da un’ottima escursione termica tra il giorno e la notte. Gli inverni sono freddi, abbastanza umidi e poco piovosi, mentre le estati sono calde e soleggiate fino a settembre. Le precipitazioni medie sono pari a 900 mm all’anno, distribuiti in 75 giorni di media, e si concentrano soprattutto in primavera e in estate.

A favorire la conoscenza di questo territorio vitivinicolo, agricolo e rurale e le sue particolarità paesaggistiche, ambientali, storiche e culturali unici al mondo, nonché a tutelare e valorizzare i vini Caluso DOCG, Carema e Canavese Doc, ci pensa il Consorzio Caluso -Carema – Canavese. Tra le attività del Consorzio vi è anche la promozione della cucina e della gastronomia tipiche della zona e nello sviluppo del turismo locale.

Il Consorzio Erbaluce Carema è nato nel 1991 dall’evoluzione del Centro di Tutela e Valorizzazione Vini DOC di Caluso, fondato nel 1986 da sette viticoltori. Nel 1996 la competenza si è allargata alla DOC Carema e nel 1998 a quella Canavese, l’ultima nata tra le DOC di competenza. Il Consorzio di Tutela e Valorizzazione Vini Caluso DOCG, Carema e Canavese DOC oggi riunisce 38 soci, che rappresentano il 90% dei produttori della denominazione. Sul territorio sono presenti dal secolo scorso tre cantine sociali, con circa 350 viticoltori.

Il Consorzio è inoltre oggi impegnato a favorire il passaggio generazionale degli imprenditori, in gran parte cresciuti professionalmente nel mondo enologico come seconda occupazione. In questo contesto nel 2020 è nata l’Associazione dei Giovani Vignaioli Canavesani, che comprende oggi 23 aziende con una produzione di 85.000 bottiglie su 52 ettari vitati.

Le vigne, abbandonate fino a pochi anni fa, sono state recuperate dando vita a vini pregiati, frutto del lavoro delle aziende e del terroir canavesano, del clima favorevole e della composizione del terreno, caratterizzato da una miscela di sabbie originatesi dai tanti minerali di diversa matrice rocciosa provenienti dalle Alpi valdostane.

LE DENOMINAZIONI, I VINI E I VITIGNI

Erbaluce di Caluso DOCG

L’erbaluce è un vitigno a bacca bianca, coltivato principalmente con il sistema della pergola (localmente chiamata topia), ma anche con sistemi a controspalliera con potature a guyot.

Il disciplinare di produzione prevede attualmente tre tipologie: Erbaluce di Caluso DOCG bianco fermo, Erbaluce di Caluso DOCG Metodo Classico ed Erbaluce di Caluso DOCG Passito.

degustazione durante la manifestazione Direzione nord-ovest – esplorando Caluso Docg, Carema Doc e Canavese Doc

Nella sua versione ferma è sicuramente oggi uno dei vini bianchi italiani più attraenti e intriganti disponibile sul mercato. Nella versione giovane, ovvero immesso sul mercato l’anno successivo alla vendemmia, ma ancora meglio se matura almeno un anno in più, è vino bianco di grande contemporaneità, dove per contemporaneità si intende facilità di beva ma al tempo stesso profondità e versatilità; inoltre, è assolutamente gastronomico, ovvero porta con sé il piacere di ritrovare il giusto matrimonio con il cibo.

Poi se siamo appassionati e inguaribili bianchisti possiamo ritrovarlo in tutta la sua magnificenza dopo qualche anno di invecchiamento, emergeranno note terziarie di grande complessità.

banchi d’assaggio all’interno della manifestazione Direzione nord-ovest – esplorando Caluso Docg, Carema Doc e Canavese Doc

Vitigno di grande versatilità l’erbaluce, infatti, grazie alla sua spiccata acidità si presta davvero bene alla spumantizzazione. Per gli appassionati, come me, alle lunghe soste sui lieviti (dai 48 mesi in su), è possibile trovare prodotti di grande finezza e complessità, capaci di piazzare bottiglie nell’olimpo delle migliori bollicine d’Italia.

La versione Passito mette ancora una volta in luce la poliedricità del vitigno: dopo un’accurata selezione i grappoli vengono sottoposti a un periodo di appassimento in locali arieggiati, le “passitaie”, dove rimangono distesi su graticci o appesi per il peduncolo per un periodo che varia dai 3 ai 5 mesi (l’appassimento che deve essere protratto fino ad avere un contenuto zuccherino non inferiore al 29%) per poi iniziare la pigiatura. Dal primo giorno di novembre successivo alla vendemmia, devono passare almeno 3 anni prima della commercializzazione, come previsto dal Disciplinare (4 anni per l’Erbaluce di Caluso Passito Riserva). Resto convinto che l’unico modo per rilanciare i grandi passiti italiani in generale e, ovviamente la versione passita dell’erbaluce di Caluso, sia divertirsi con gli abbinamenti. Basta dolce con dolce, ma servirlo con foie gras, formaggi, finger food, osando se possibile come ha fatto Francesco Intorcia con i suoi Marsala ottenendo risultati a dir poco stupefacenti.

Carema Doc

Il vino Carema Doc è prodotto con due varietà locali del vitigno nebbiolo, il picutener e il pugnet, coltivate nei terreni compresi tra le rocce moreniche di Carema, al confine con la Valle d’Aosta. La produzione di queste uve si è sviluppata caparbiamente sulle pendici del Monte Maletto, tra i 350 e i 700 metri di altitudine, grazie a un lavoro di terrazzamento a secco tanto paziente quanto faticoso. Le vigne di Carema sono caratterizzate da pergole sostenute da pilastri in pietra a forma di tronco di cono, i caratteristici pilun: durante il giorno accumulano calore e lo rilasciano di notte, offrendo alle viti le migliori condizioni di crescita.

Tutte le fasi di vinificazione, conservazione e invecchiamento sono effettuate nella zona di produzione comprendente l’intero comune di Carema e nella frazione Ivery del comune di Pont Saint Martin. L’affinamento minimo del Carema è di 24 mesi, 12 dei quali in botti di rovere o castagno della capacità massima di 40 ettolitri (nella versione Riserva l’affinamento dura almeno 36 mesi, 12 dei quali in legno).

Canavese Doc

Il Disciplinare della DOC Canavese prevede le seguenti tipologie: Canavese Doc Rosso, Canavese Doc Rosso Novello, Canavese Doc Rosato, Canavese Doc Barbera, Canavese Doc Nebbiolo, Canavese Doc Bianco, Canavese Bianco Spumante, Canavese Rosato Spumante. I vitigni utilizzati sono Nebbiolo, Barbera, Bonarda, Freisa, Neretto e Uva Rara ed erbaluce.  Storicamente il Canavese è sempre stata una terra dove venivano allevati molti vitigni a bacca nera anche nello stesso vigneto. Questa antica tradizione si ritrova nei vini rossi che portano in etichetta la Doc Canavese, frutto di assemblaggi di diverse uve.

Indubbiamente, dopo l’assaggio di un buon numero di referenze è la zona dell’alto canavese a stupire, ponendosi di diritto tra i grandi terroir d’Italia; meno blasonata delle Langhe e del Roero, ma che, vivaddio, dona la possibilità della scoperta di un Piemonte inedito, in fermento e meno noioso, dalla strepitosa bellezza grazie alle sue topie e capace di regalare dei vini rossi di grande pienezza espressiva.

In conclusione, il paesaggio culturale dell’alto Canavese rappresenta non solo un patrimonio enologico di inestimabile valore, ma anche un esempio di come la tradizione e la modernità possano coesistere armoniosamente. La preservazione delle tecniche tradizionali e la promozione dei vini locali non solo arricchiscono il nostro patrimonio culturale, ma garantiscono anche la sostenibilità ambientale e il futuro delle generazioni di viticoltori. Il Consorzio Caluso-Carema-Canavese svolge un ruolo fondamentale in questo processo, contribuendo a mantenere viva la storia e la cultura di questa meravigliosa regione.

IL CONSORZIO IN NUMERI

Presidente: Bartolomeo Merlo

Soci: 38

Bottiglie totali: 1.300.259 bottiglie totali

Ettari vitati:

Ettari totali: 472,9

Ettari Erbaluce DOCG: 260,39 Rese per ettaro:11t/ha

Ettari Carema Doc: 19,95 Rese per ettaro: 8 t/ha

Ettari Canavese Doc: 192,56

Rese per ettaro:

Canavese Doc rosso, Canavese Doc Rosso novello, Canavese Doc Rosato e Rosato Spumante, Canavese Doc Barbera: 11 t/ha; Canavese Doc Bianco e Bianco Spumante 12 t/ha; Canavese

Vino Imbottigliato Erbaluce di Caluso DOCG 2023

  • 964.382 bottiglie totali
  • 839.679 bottiglie di bianco fermo
  • 99.673 bottiglie di Metodo Classico
  • 24.940 bottiglie di Passito

Vino Imbottigliato Carema DOC 2023

  • 68.484 bottiglie

Vino Imbottigliato Canavese DOC 2023

  • 267.333 bottiglie

Fonti: https://ilcapochiave.it/2019/05/21/le-topie-i-vigneti-terrazzati-dellalto-canavese/

Matteo Trompetto dell’Azienda Agricola Terre Sparse di Chiaverano (TO) racconta i balmetti, ovvero cantine nate centinaia di anni fa, grazie alla scoperta di flussi di aria fresca provenienti dalle viscere della terra i quali permisero di creare dei veri e propri “frigoriferi” naturali.

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