Le sorprese del Chiaretto di Bardolino

Le sorprese del Chiaretto di Bardolino

Siamo proprio sicuri che il Chiaretto di Bardolino sia un vino che vada bevuto d’annata e non più tardi della vendemmia successiva? In realtà, per approcciarsi in maniera virtuosa a questo vino rosa del Garda, sarebbero necessari almeno un paio di anni di affinamento in bottiglia come minimo. Una provocazione? Per nulla se ci si attiene a quanto emerso in maniera netta nella verticale organizzata nel corso dell’Anteprima del Chiaretto di Bardolino 2022. Un viaggio a partire dal millesimo 2014, ovvero dall’anno in cui è partita la Rosé Revolution, fino ad arrivare alla nuova annata attualmente disponibile sul mercato che è la 2021.

Da un calice 2015 dai profumi intriganti, che spaziano dalla foglia di tè agli agrumi, con un palato verticale e suadente, si arriva al 2021 che si manifesta tutta la sua esuberante giovinezza, ma proprio per questo motivo abbastanza contratto e poco armonico con i profumi che sono appiattiti su una nota di caramella che con il passare del tempo, già a partire dall’annata 2019 ad esempio, lascerà spazio a profumi più distintivi con una bocca sicuramente più profonda.

Sandra Gay-Moulines e Angelo Peretti

C’è poi un altro aspetto capace di rimettere in discussione certezze acquisite, ovvero la temperatura di servizio del Chiaretto, che la vulgata corrente consiglia di bere freddissimo. La giornalista Tamlyn Currin, in un articolo pubblicato alcuni mesi fa sul portale di Jancis Robinson, ha sostenuto che il Chiaretto di Bardolino, per dare il meglio di sé, andrebbe bevuto ad una temperatura tra i 14 e i 18 gradi. Fatto assolutamente vero, anche questo provato in maniera empirica durante le degustazioni dell’Anteprima; più il vino nel bicchiere saliva di temperatura più ne guadagnava in complessità e piacevolezza. Tutto questo in antitesi con i desiderata del mercato che concepisce il Chiaretto come vino da bere subito, freddo per l’appunto e possibilmente solo d’estate, una sorta di vino da piscina. Ovviamente comanda il mercato con i suoi 9,5 milioni di bottiglie vendute nel 2021, su questo non ci sono dubbi.  

Ad onore del vero però, già dallo scorso anno, sono entrati sul mercato anche alcuni Chiaretto di annate precedenti. Per fortuna c’è un buon numero di produttori che propone vini rosa affinati per uno o due anni prima di essere posti in bottiglia, confermando la denominazione gardesana tra le più strutturate ed eclettiche del panorama dei vini rosa europei. L’invito per gli appassionati è quello di conservare qualche cartone per poi stappare il Chiaretto dopo qualche anno, magari d’inverno servendolo alle temperature proposte dalla Currin, sicuramente si osserverebbero le cose da un’altra prospettiva e senza annoiarsi.

Sandra Gay-Moulines, Mario Plazio, Odile Couvert, Matilde Poggi

L’anteprima del Chiaretto di Bardolino 2022

Quest’anno è stato l’Istituto Tusini di Bardolino, specializzato nella formazione di giovani operatori di cantina e vigneto, a ospitare la tredicesima edizione di Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino, organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. In degustazione la nuova annata in commercio, la prima nella storia per la quale è obbligatoria la nuova menzione “Chiaretto di Bardolino”, entrata in vigore con il disciplinare approvato lo scorso anno, al posto della vecchia denominazione “Bardolino Chiaretto” e alcune “selezioni” affinate uno o due anni in cantina, anch’esse di nuovo ingresso sul mercato.

L’anteprima 2022 è stata anche l’occasione per presentare alla stampa italiana, grazie ad una interessante seminario, la nuova associazione nata in Francia denominata Rosésde Terroirscui sono state invitate a far parte, assieme a cantine di Bandol, Tavel, Bordeaux, Côte du Rhône, anche due aziende del Chiaretto di Bardolino, Guerrieri Rizzardi e Le Fraghe. Di notevole interesse anche la degustazione dedicata alla AOC Tavel, denominazione della Valle del Rodano che nel 1936, prima al mondo, ha previsto esclusivamente vini rosé nel proprio disciplinare. Ovviamente, non si possono fare paragoni con il Chiaretto, vuoi per i metodi di vinificazione, vuoi per terroir differenti, ma è stato davvero istruttivo, proprio grazie ai Tavel degustati, capire l’elevato livello qualitativo che hanno raggiunto i nostri Cerasuolo d’Abruzzo, quest’ultimo si paragonabile al Tavel nei confronti del quale, nelle espressioni migliori delle cantine d’Abruzzo, non deve esservi nessuna sudditanza.

La vendemmia 2021

Nel 2021, una serie prolungata di belle giornate ha favorito un’ottimale maturazione delle uve destinate al Chiaretto di Bardolino. Contestualmente, l’ampiezza delle escursioni termiche intercorse tra il giorno e la notte ha favorito la presenza di valori di acidità mediamente superiori rispetto al 2020, a beneficio delle caratteristiche di freschezza e di sapidità tipiche del Chiaretto di Bardolino che fanno sperare anche nella longevità di quest’annata, che sarà interessante degustare anche fra 5/6 anni. Una nota a parte per il colore. Pur confermando il tipico colore rosa chiaro, caratteristico delle uve locali (Corvina e Rondinella), in alcuni vini dell’annata 2021 è possibile notare una lieve variazione della sfumatura della tonalità di rosa rispetto alle annate recenti (dal fior di pesco alla buccia di litchi al rosa salmone).

Questo è dovuto alla maturazione fisiologica particolarmente importante raggiunta dalle uve nel 2021, che ha accentuato la dotazione e l’estraibilità del loro corredo di antociani, soprattutto in alcune specifiche porzioni di territorio. Si tratta di una conferma di come, nella produzione del Chiaretto di Bardolino, i singoli dettagli stagionali, territoriali e microclimatici prevalgano rispetto ai fattori tecnico-produttivi, a conferma della diffusa e condivisa volontà di produrre un autentico “vino rosa di terroir”.

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