E quindi uscimmo a disegnar le vigne


In fondo cosa vuole dire essere autentici se non altro che essere sinceri, unicamente verso sé stessi, non raccontandosi bugie, con la consapevolezza di essere produttori di un vino, il Prosecco, che, in senso lato, nel bene e nel male, è sulla bocca di tutti? Consapevoli anche di essere custodi di terre che per la loro bellezza mozzafiato sono sì patrimonio Unesco, ma con il rischio di diventare un grande luna park per turisti. Autenticità, o se vogliamo ancora meglio onesta, è ciò che traspare in maniera evidente nel progetto “A disegnar le vigne”, voluto e pensato da Veronica Ruggeri, con il contributo dei fratelli Alberto e Silvia e naturalmente di papà Cesare e mamma Biancarosa.

A disegnar le vigne è il titolo di un progetto editoriale e di un racconto per immagini che, con poco stress, sarebbe stato semplice far diventare una auto celebrazione in pompa magna dell’azienda agricola Le Colture. Veronica, invece, ha voluto condividere la rappresentazione di una Valdobbiadene autentica per l’appunto, evocando attraverso la potenza di una foto, tutta la forza che viene dal passato, fatto di profondi legami spirituali e culturali, fatto di sacrifici e lenta costruzione, quel essere contadini per privilegio d’anagrafe, con la voglia e la convinzione di esserlo per sempre e con il desiderio di riuscire a trasmettere tutto questo ai propri figli, nella speranza che portino avanti una idea di agricoltura artigiana, evitando così che rimanga solo nostalgia.

Lorenzo Cicconi Massi

Per raccontare tutto questo con il giusto distacco emotivo, era necessario chiamare un forestiero. La scelta è caduta su un fotografo marchigiano, quel grande talento di Lorenzo Cicconi Massi, che attraverso scatti in bianco e nero e libertà totale di movimento, è stato in grado di restituirci un paesaggio valdobbiadenese inedito ed evocativo.

La storia dell’azienda agricola le Colture

Si scopre l’acqua calda ricordando che le Colture, a livello qualitativo, è una della più importanti realtà della DOCG Conegliano Valdobbiadene, che oggi vanta la proprietà di 45 ettari e la produzione di 800 mila bottiglie.  La storia de le Colture è tutto sommato recente; è il 1983 quando Cesare Ruggeri avvia la propria attività spumantistica, in verità, a Santo Stefano di Valdobbiadene, Ruggeri è un cognome che tutti ricordano da sempre: infatti, già negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso Ruggeri è un’importante realtà vitivinicola, punto di riferimento del territorio, guidata e fondata da uno zio di Cesare Ruggeri, Luciano, a cui il padre di Cesare e tutti i fratelli, allevatori e viticultori, fornivano le uve.

La famiglia Ruggeri

Il Prosecco è già considerato un buon vino ma non è certo la star planetaria di oggi. Cesare inizia però a maturare l’idea di mettersi in proprio e insieme al fratello Renato e con soli 8 ettari di vigneto, nel 1983 inizia produrre vino da uve di proprietà diventando ben presto un vero e proprio pioniere. Negli anni ’80, infatti, pochissimi a Valdobbiadene imbottigliava il vino, le uve si coltivavano per essere vendute. Cesare apre una via diventando uno dei pochi a gestire l’intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. Nasce l’Azienda Agricola dei Fratelli Ruggeri, che diverrà Le Colture, nome che deriva dal toponimo dove sorge la cantina.

Veronica Ruggeri

Il 2014 è un anno fondamentale nella storia de Le Colture: le strade dei fratelli Ruggeri, Cesare e Renato, si separano e i 40 ettari della proprietà vengono divisi a metà. Tuttavia, Cesare Ruggeri, fedele allo spirito che l’ha sempre animato, promuove una serie di acquisizioni con l’obiettivo di tornare ad avere una proprietà ampia e consolidata.

Tra il 2014 e il 2021 l’azienda si espande rapidamente sia nell’area della DOCG sia all’esterno, nella zona collinare del Montello, nella provincia di Treviso, e gli ettari vitati di proprietà arrivano fino agli attuali 45. I vigneti oggi sono distribuiti in parte vicino all’azienda, a Santo Stefano, in parte in altre zone come Valdobbiadene, con una piccola porzione sulla collina del Cartizze fino all’altopiano di San Pietro di Feletto, appena a ridosso della storica città di Conegliano e nella zona del Montello dove nasce il rosso cabernet IGT.

La degustazione

A margine dell’’inaugurazione della mostra fotografica “A disegnar le vigne. Le Colture un racconto per immagini”, visitabile dall’8 settembre al 7 ottobre 2022, presso l’Ex Opificio di Villa dei Cedri a Valdobbiadene, non poteva mancare la degustazione di alcuni dei vini più rappresentativi della cantina di Santo Stefano.

Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2021

Nasce dai vigneti più vecchi (50-70 anni) di Santo Stefano ed è dedicato a Gerardo Ruggeri, padre di Cesare, in omaggio alla passione con cui curava le sue rive, i vigneti posti sui terreni più scoscesi. Il naso è di grande impatto, fiori bianchi, frutta bianca, in particolare mela, con leggere note agrumate. Al palato arriva fresco e cremoso.

Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2019

Il naso si fa più suntuoso, anche se meno d’impatto rispetto al 2021. Più vegetale che fruttato. Al palato ritrova croccantezza e slancio.

Valdobbiadene DOCG Rive di Santo Stefano Gerardo extra brut 2017

Ebbene sì, è il Gerardo che berrei adesso. Al naso frutta e fiori giocano a rincorrersi in un connubio di grande eleganza. In bocca è setoso e profondo.

Vino frizzante rifermentato in bottiglia Incalmo 2020

Sempre da uve glera. Il disegno dell’etichetta, bellissima, realizzato da Aldo Rebuli, artista di Valdobbiadene, raffigura l’abbraccio simbolico tra pianta e lavoro dell’uomo. Del Gerardo e del Cartizze de Le Colture già si conoscevano le notevoli potenzialità, ma questo Incalmo, considerando che il 2020 è la prima annata di produzione, mi ha fatto davvero saltare sulla sedia. Per eleganza e ariosità, sale direttamente nella parte alta della classifica dei frizzanti rifermentati in bottiglia italiani.

Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze dry 2021

Cartizze, dall’antico nome dialettale ‘gardiz’ il graticcio sul quale veniva posta ad appassire l’uva, è una sotto denominazione, un piccolo anfiteatro posto nel comune di Valdobbiadene tra le colline più ripide di Santo Stefano e Saccol. Al naso delicatissime e complesse note di frutta bianca, agrume e sambuco. Al palato è elegante, setoso, profondo. Evitiamo il solito e banale abbinamento con i dolci, può essere un aperitivo intrigante ma anche perfetto anfitrione in abbinamento con la cucina orientale.

Uva glera pronta per essere raccolta

Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze dry 2021

Vale tutto quanto detto sopra, solo che qui si raggiunge la cima del livello qualitativo del cru. Per chi vuole degustare uno dei migliori Cartizze che Valdobbiadene può offrire.

Un altro racconto per immagini

Miro Graziotin, profondo conoscitore delle colline di Valdobbiadene, racconta la storia della nascita del Prosecco.

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