Il vino delle isole minori: storie di resistenza, vento e sale


Il fascino della viticoltura marina risiede nella capacità di raccontare storie di resistenza, vento e sale attraverso un calice di vino. Le isole minori del Mediterraneo custodiscono un patrimonio enologico straordinario, dove la vite è il simbolo di un’alleanza secolare tra l’uomo e una natura tanto spettacolare quanto impervia. In questi ecosistemi delimitati dal mare, i vitigni antichi hanno sviluppato caratteri unici, capaci di trasformare i limiti del terreno e del clima in profumi inconfondibili. Grazie al progetto promosso da Proposta Vini, queste realtà eroiche trovano una voce comune, portando nel bicchiere la quintessenza di fazzoletti di terra incastonati nel blu del cielo e del mare.

Castellari -Isola del Giglio

L’Ansonica Melù di Castellari all’Isola del Giglio

All’Isola del Giglio la viticoltura assume i tratti dell’eroismo puro. Su questa terra granitica bagnata dal Tirreno, i vigneti si arrampicano su pendenze vertiginose che sfiorano il 40%, sospesi a strapiombo sulle onde. Simone e Desy Ghelli, alla guida dell’azienda Castellari, hanno scelto di ridare vita a questi storici terrazzamenti, un tempo favoriti dai Medici e poi progressivamente abbandonati a causa della fatica estrema che la loro cura richiede.

Castellari -Isola del Giglio

Da poco più di un ettaro di vigna nasce l’Ansonica Melù, una produzione microscopica che oscilla tra le 2.000 e le 3.000 bottiglie all’anno. Questo vino nasce da una macerazione sulle bucce che può durare da dieci giorni fino a otto mesi in acciaio, un processo che gli dona un colore oro brillante e magnetico. Al naso evoca immediatamente la macchia mediterranea, sprigionando profumi di salvia e camomilla. Al palato stupisce per la freschezza e una sapidità marina che invita subito al sorso successivo. A tavola si rivela un compagno ideale per la carne di maiale, trovando la sua massima espressione con l’arista al latte ricca di erbe aromatiche, un grande classico della tradizione toscana.

Hibiscus – Ustica

Lo Zibibbo Passito Zhabib di Hibiscus a Ustica

Spostandosi nel cuore del Tirreno meridionale, Ustica si rivela come la punta emersa di un antico vulcano sottomarino. Qui opera Hibiscus, una piccola realtà a conduzione familiare guidata da Margherita Longo e Vito Barbera, che ha il pregio di curare l’intera filiera produttiva direttamente sull’isola. I loro tre ettari di vigneto sono frammentati in piccoli fazzoletti di terra tra Tramontana e Ponente, costantemente accarezzati dalla salsedine e dalla luce accecante del Mediterraneo.

Riserva Naturale dell’Isola di Ustica

Il loro Zibibbo Passito Zhabib recupera la tradizione locale dell’appassimento delle uve al sole, storicamente legato al consumo familiare. Coltivato su suoli prettamente vulcanici, questo passito si presenta intenso e solare, capace di sprigionare i sentori frutti tipici del moscato. Note dolci di mandorla, fico secco e miele si fondono con una piacevole spalla acida che evita ogni eccesso di stucchevolezza, mantenendo il sorso dinamico e profondo. Perfetto come vino da meditazione, si sposa divinamente con la pasticceria siciliana, ma crea un contrasto memorabile anche con formaggi erborinati o piccanti.

Candidaterra – Ventotene

Il Pandataria di Candidaterra a Ventotene

Ventotene, un piccolo gioiello vulcanico di appena due chilometri quadrati nell’Arcipelago Pontino, ospita una delle sfide vitivinicole più affascinanti del panorama contemporaneo. Nel 2013 il giovane Luigi Sportiello ha deciso di combattere lo spopolamento dell’isola riportando l’agricoltura laddove regnava l’abbandono. La cantina Candidaterra lavora nel pieno rispetto della Riserva Naturale locale, bandendo i prodotti chimici nei due ettari di vigneto allevati a guyot.

Candidaterra – Ventotene

Il Pandataria, il cui nome evoca l’antica denominazione dell’isola come luogo di confino, è un bianco affascinante nato dall’unione di tre vitigni campani: Falanghina, Fiano e Greco. Curato dall’enologo Vincenzo Mercurio, viene prodotto in appena 500 bottiglie. Dal colore giallo limpido, il vino regala un bouquet olfattivo incentrato su erbe aromatiche, pesca e agrumi. All’assaggio si rivela dritto, minerale e profondamente sapido, riflettendo la natura ventosa della sua terra d’origine. Per goderne appieno la complessità marina, l’abbinamento ideale spazia da un classico spaghetto alle vongole fino a un piatto più verace di sarde fritte.

Cenatiempo – Isola d’Ischia

Il Kalimera Biancolella di Cenatiempo a Ischia

Ischia vanta una storia millenaria legata alla vite, introdotta probabilmente già dai coloni greci. Nel corso dei secoli i contadini hanno letteralmente scolpito il paesaggio dell’isola verde, costruendo le “parracine”, i tipici muretti a secco in tufo che sostengono terrazze strettissime, spesso destinate a ospitare un unico filare. In questo contesto la cantina Cenatiempo, attiva dal 1945, porta avanti un lavoro sartoriale di recupero di vigneti storici, adottando un approccio biologico e biodinamico.

Cenatiempo – Isola d’Ischia – antica cantina

Dalla tenuta Kalimera, situata a ben 450 metri di altitudine sul Monte Epomeo nel comune di Serrara Fontana, nasce la Biancolella in purezza che prende il nome dal vigneto. Il suolo vulcanico d’alta collina e le correnti marine creano un microclima perfetto per un vino di grandissima personalità. Nel calice mostra un colore giallo paglierino brillante, mentre al naso offre sfumature iodate unite a cenni di frutta gialla. Il sorso è fresco, fragrante e di ottima persistenza. Sebbene la sua mineralità lo renda perfetto con i crudi di mare e i crostacei, questo bianco rivela un’anima sorprendente se accostato al tradizionale coniglio alla cacciatora ischitano, dove la sapidità del vino esalta la delicatezza della carne e il profumo delle erbe.

Il geografo Élisée Reclus, nella sua monumentale opera di fine Ottocento, suggeriva una suggestiva chiave di lettura per i territori circondati dal mare, accostando le isole e le penisole a sinuose pieghe cerebrali capaci di elaborare e generare il pensiero umano. Questa visione trova oggi una sponda ideale nella viticoltura insulare contemporanea. Le piccole isole non sono più solo frammenti geografici isolati, ma culle di un’ispirazione profonda che risponde al desiderio diffuso di un ritorno consapevole alla terra. In questi contesti, la scelta di fare vino unisce generazioni diverse, mettendo a confronto l’esperienza dei vecchi custodi della tradizione con l’entusiasmo dei nuovi artigiani della vigna, tutti accomunati dalla volontà di trasformare lo scoglio in un laboratorio di cultura, sostenibilità e accoglienza.

Small island wines: stories of resilience, wind, and salt

The allure of maritime viticulture lies in its ability to tell stories of resilience, wind, and salt through a simple glass of wine. The small islands of the Mediterranean guard an extraordinary winemaking heritage, where the vine stands as the symbol of a centuries-old alliance between humanity and a nature as spectacular as it is unforgiving. Within these ecosystems bounded by the sea, ancient grape varieties have developed unique characteristics, successfully transforming the limitations of soil and climate into unmistakable aromas. Thanks to the project promoted by Proposta Vini, these heroic realities find a collective voice, bringing to the glass the quintessential expression of tiny patches of land nestled between the blue of the sky and the sea.

Castellari’s Ansonica Melù on Giglio Island

On Giglio Island, viticulture takes on the traits of pure heroism. Across this granitic land washed by the Tyrrhenian Sea, vineyards cling to dizzying slopes that approach forty percent, suspended directly over the crashing waves. Simone and Desy Ghelli, steering the Castellari winery, chose to breathe new life into these historic terraces, which were once favored by the Medici family and later progressively abandoned due to the extreme physical labor required for their care.

From just over one hectare of vineyard comes Ansonica Melù, a microscopic production fluctuating between 2,000 and 3,000 bottles per year. This wine originates from a skin-contact maceration that can last from ten days up to eight months in stainless steel, a process giving it a brilliant and magnetic golden hue. The nose immediately evokes the Mediterranean macchia, releasing aromas of sage and chamomile. On the palate, it surprises with its freshness and a marine sapidity that instantly invites another sip. At the table, it proves to be an ideal companion for pork dishes, finding its finest expression alongside milk-braised arista rich in aromatic herbs, a great classic of the Tuscan tradition.

Hibiscus’s Zibibbo Passito Zhabib on Ustica

Moving into the heart of the southern Tyrrhenian Sea, Ustica reveals itself as the emerged tip of an ancient underwater volcano. Operating here is Hibiscus, a small family-run estate guided by Margherita Longo and Vito Barbera, which boasts the merit of managing the entire production chain directly on the island. Their three hectares of vineyards are fragmented into tiny parcels of land between Tramontana and Ponente, constantly caressed by the salt spray and the blinding light of the Mediterranean.

Their Zibibbo Passito Zhabib revives the local tradition of sun-drying grapes, a practice historically tied to home consumption. Cultivated on purely volcanic soils, this passito presents itself as intense and radiant, fully capable of releasing the fruity notes typical of the Muscat family. Sweet sensations of almond, dried fig, and honey blend with a pleasant streak of acidity that prevents any cloying excess, keeping the sip dynamic and profound. Perfect as a meditation wine, it pairs divinely with Sicilian pastry classics like cannoli and cassata, but it also creates a memorable contrast when served alongside blue or spicy cheeses.

Candidaterra’s Pandataria on Ventotene

Ventotene, a small volcanic jewel spanning just two square kilometers in the Pontine Archipelago, hosts one of the most fascinating winemaking challenges on the contemporary scene. In 2013, the young winemaker Luigi Sportiello chose to fight the island’s depopulation by bringing agriculture back to where abandonment had long reigned. The Candidaterra winery operates in full harmony with the local Nature Reserve, banning chemical products across the two hectares of guyot-trained vineyards.

Pandataria, whose name echoes the ancient designation of the island as a place of exile, is a captivating white wine born from the blend of three Campanian grape varieties: Falanghina, Fiano, and Greco. Supervised by winemaker Vincenzo Mercurio, it is produced in a mere 500 bottles. Displaying a clear yellow color, the wine offers an olfactory bouquet centered on aromatic herbs, peach, and citrus. Upon tasting, it reveals itself as straight, mineral, and deeply sapid, reflecting the windy nature of its land of origin. To fully enjoy its maritime complexity, the ideal pairing ranges from a classic spaghetti con le vongole to a more savory and rustic dish of fried sardines.

Cenatiempo’s Kalimera Biancolella on Ischia

Ischia boasts a millennial history bound to the vine, which was likely introduced by Greek colonists. Over the centuries, local farmers literally sculpted the landscape of the green island, building the parracine, the traditional dry-stone walls made of green tuff that support incredibly narrow terraces, often designed to host a single row of vines. In this context, the Cenatiempo winery, active since 1945, carries forward a tailored restoration of historic vineyards, adopting an organic and biodynamic approach.

From the Kalimera estate, situated at an altitude of 450 meters on Mount Epomeo in the municipality of Serrara Fontana, comes the monovarietal Biancolella that takes its name from the vineyard. The high-hill volcanic soil and marine currents create a perfect microclimate for a wine of immense personality. In the glass, it shows a brilliant straw-yellow color, while the nose offers iodized nuances combined with hints of yellow fruit. The sip is fresh, fragrant, and endowed with excellent persistence. Although its minerality makes it a flawless match for raw seafood and shellfish, this white reveals a surprising soul when paired with traditional Ischian rabbit cacciatore, where the wine’s sapidity enhances the delicacy of the meat and the aroma of the herbs.

In his monumental late-nineteenth-century work, geographer Élisée Reclus suggested an evocative interpretation for territories surrounded by the sea, likening islands and peninsulas to the sinuous folds of the brain wherein human thought is processed and generated. This vision finds an ideal counterpart today in contemporary island viticulture. Small islands are no longer just isolated geographical fragments, but the cradles of a deep inspiration that responds to the widespread desire for a conscious return to the land. Within these contexts, the choice to make wine unites different generations, bringing together the experience of the old guardians of tradition with the enthusiasm of new vineyard artisans, all shared by the determination to transform a rocky outcrop into a laboratory of culture, sustainability, and hospitality.

Scopri di più da La Stanza del vino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere