di Patrizia Vigolo
Si è conclusa da pochi giorni la quinta edizione di Best Wine Stars, l’evento enogastronomico di riferimento nel panorama italiano, che ha avuto luogo presso il Palazzo del Ghiaccio a Milano. Un’edizione ricca di novità e conferme, che ha visto la partecipazione di oltre 250 aziende vitivinicole italiane e internazionali, pronte a presentare le loro eccellenze al pubblico di operatori, stampa e appassionati.
Tra i numerosi eventi che hanno animato la manifestazione, uno dei più attesi era senza dubbio la degustazione dedicata al Pinot Bianco presentato dalla “Rete d’impresa Pinot Bianco nel Collio”. Un gruppo di sette nomi storici e di primo piano del vino friulano come Castello di Spessa, Livon, Russiz Superiore, Schiopetto, Toros, Venica & Venica e Pascolo, tra i cui filari, a Ruttars a Dolegna del Collio.

Questo vitigno versatile e affascinante, capace di regalare vini di grande eleganza e complessità, ha avuto il suo spazio centrale all’interno di Best Wine Stars, a testimonianza del suo crescente interesse e apprezzamento da parte degli enoici.
Il Pinot Bianco vanta una storia antica e un fascino indiscutibile nel panorama enologico italiano. Diffuso in diverse regioni del Paese, dal Trentino Alto Adige all’Oltrepò Pavese, dal Friuli Venezia Giulia alla Toscana, il Pinot Bianco si distingue per la sua straordinaria versatilità, capace di adattarsi a climi e terreni differenti, regalando espressioni sempre uniche e sorprendenti.

Questa duttilità si traduce in una varietà di vini che spaziano dagli spumanti freschi e minerali ai bianchi fermi eleganti e complessi, dai passiti dolci e avvolgenti ai rosati fragranti e delicati. Al di là delle diverse declinazioni, il Pinot Bianco conserva comunque un’identità ben riconoscibile, caratterizzata da un profilo aromatico fine e raffinato.
Il Pinot Bianco è presente per solamente il 4% nel Collio, dove però ha trovato un habitat perfetto alla sua natura. Esiste nel Collio da più di 150 anni, di origine francese ma in questo territorio sa esprimere al meglio la sua natura. Il terreno del Collio prende il nome di flysch o ponca: è fatto di marne e arenarie di origine eocenica ricco di minerali.
6 vini e 6 unicità
Komjanc Alessio – Pinot Bianco Collio Doc 2022
Marco Felluga – Russiz Superiore Pinot Bianco – Collio Doc 2022
Castello di Spessa – Santarosa – Pinot Bianco Collio Doc 2022
Venica – Pinot Bianco Collio Doc 2022
Livon – Pinot Bianco Collio Doc 2021
Toros – Pinot Bianco Collio Doc 2022

Cos’hanno in comune questi vini?
Sono tutti straordinariamente eleganti, ognuno a modo suo. Ecco il fil rouge che è emerso in questa degustazione: l’eleganza, fatta di equilibri, di acidità sommesse e aromi in evoluzione è la caratteristica che rende ciascuno di questi vini unico storyteller del proprio territorio.
Si è passati da vini che hanno avuto una fermentazione per il 15/20% in barrique come per il Russiz Superiore e il Castello di Spessa che poi nel bicchiere si sono dimostrati molti diversi: il primo un naso caratterizzato dal biancospino e dalla ginestra, con un leggero sentore di fieno, il secondo invece con note che viravano verso la vaniglia e un delicato sentore di mandorla appena accennato ma estremamente caratterizzante.
Il vino di Venica si è mostrato con una nota distintiva unica che è stato a nostro parere il sentore di tarassaco. Ecco sono proprio queste le degustazioni che ci piacciono: mettere a confronto un territorio fatto di produttori attenti alla sostenibilità e all’unicità dove ogni vino parla di sé, del suo terreno, del suo vento e dalla mano che lo ha prodotto.
6 Pinot Bianco di grande evoluzione

Marco Felluga – Russiz Superiore Pinot Bianco – Collio Doc 2020
Komjanc Alessio – Pinot Bianco Collio Doc 2018
Toros – Pinot Bianco Collio Doc 2018
Livon – Pinot Bianco Collio Doc 2016
Castello di Spessa – San Serff – Pinot Bianco Collio Doc 2015 Venica – Pinot Bianco Collio Doc 2013
Altri 6 vini, tutti Pinot Bianco 100%. Stesse aziende, stessa mano. Qui parla ha parlato il vino. Qui è emersa davvero la grande capacità del Pinot Bianco di evolvere di manifestarsi al meglio nel lungo periodo.
Le acidità erano tutte equilibrate e di grande raffinatezza, nessun vino sottotono ma bensì energici e briosi. Le note ovviamente evolute verso sentori più dolci che in alcune occasioni sono stati accompagnati da sentori che ricordavano il salmastro, complice ovviamente una mineralità spiccata che caratterizza queste zone.
Sapete cosa vi dico? Credo che spesso raccontare le emozioni che trasmette un vino sia limitante. Io in quel momento mi immaginavo a degustavo il vino con un sottofondo musicale e qui ve lo ripropongo.
Prendete un Pinot Bianco di quelli che vi abbiamo presentato, rilassatevi e ascoltatevi la nostra proposta musicale. Degustare vuol dire lasciar fluire le emozioni e quale miglior abbinamento tra musica e vino?

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