• Roberto Cipresso è l’Enologo dell’Anno FIS 2025: il futuro è nel dialogo diretto

    Roberto Cipresso è l’Enologo dell’Anno FIS 2025: il futuro è nel dialogo diretto

    Roberto Cipresso è l’Enologo dell’Anno 2025. Con il secondo Oscar del Vino, annuncia la rivoluzione: il futuro è nel dialogo diretto con gli appassionati.

    A vent’anni esatti dal suo primo trionfo, la Fondazione Italiana Sommelier incorona nuovamente Roberto Cipresso “Enologo dell’Anno 2025”. Un riconoscimento storico che non solo celebra due decenni di ricerca pionieristica, ma coincide con una svolta strategica radicale: il rafforzamento del canale diretto, per privilegiare un rapporto autentico con il pubblico attraverso visite in cantina, masterclass esclusive e momenti di racconto.

    Inoltre, l’attività di consulenza enologica prosegue con immutato impegno, rimanendo un pilastro della filosofia di Cipresso.

    La scelta di potenziare il contatto diretto nasce dalla volontà di condividere senza filtri l’anima dei suoi progetti. Il cuore di questa rivoluzione è la cantina-laboratorio di Montalcino, un luogo di pensiero e creazione. Qui, i vini che Cipresso realizza in Argentina, California, Armenia, Spagna, Francia e Italia convivono con sperimentazioni audaci come “Pigreco” e “La Quadratura del Cerchio”.

    È per aprire le porte di questo universo creativo che nasce la necessità di un canale diretto, gestito attraverso il Club Eureka e un calendario di eventi esclusivi.

    “Questo Oscar, a vent’anni dal primo, non è un traguardo, ma un’iniezione di fiducia per la nostra prossima evoluzione,” dichiara Roberto Cipresso. “È un onore immenso che dedico alla mia famiglia e al mio team. Oggi, grazie a loro, siamo pronti a eliminare ogni distanza con chi ama il nostro vino, condividendo non solo un prodotto, ma l’intero processo creativo che c’è dietro. Il futuro è in questo dialogo diretto.”

    Nato a Bassano del Grappa nel 1963, Roberto Cipresso è tra i protagonisti più autorevoli del vino italiano, con oltre 35 anni di esperienza nella creazione di etichette d’eccellenza. La sua filosofia intreccia radici culturali profonde con una visione aperta al mondo, dando vita a vini capaci di raccontare territori unici in Italia, California, Argentina, Francia e altri paesi, sempre con l’obiettivo di trasformare la diversità in un linguaggio universale di emozioni.

    “Roberto Cipresso Named FIS Winemaker of the Year 2025: The Future Lies in Direct Dialogue”

    Roberto Cipresso has been named Winemaker of the Year 2025 by the Fondazione Italiana Sommelier (FIS). With his second “Oscar del Vino,” he announces a revolution: the future lies in direct dialogue with wine lovers.

    Exactly twenty years after his first triumph, FIS once again crowns Roberto Cipresso “Winemaker of the Year 2025.” This historic recognition not only celebrates two decades of pioneering research, but also coincides with a radical strategic shift: strengthening direct channels to foster an authentic relationship with the public through winery visits, exclusive masterclasses, and storytelling moments.

    Meanwhile, his consulting activity continues with unwavering commitment, remaining a cornerstone of Cipresso’s philosophy.

    The choice to enhance direct contact stems from the desire to share the soul of his projects without filters. At the heart of this revolution is the Montalcino winery-laboratory, a place of thought and creation. Here, the wines Cipresso produces in Argentina, California, Armenia, Spain, France, and Italy coexist with bold experiments such as Pigreco and La Quadratura del Cerchio.

    To open the doors of this creative universe, a direct channel has been established, managed through the Club Eureka and a calendar of exclusive events.

    “This Oscar, twenty years after the first, is not a finish line but a boost of confidence for our next evolution,” says Roberto Cipresso. “It is an immense honor that I dedicate to my family and my team. Today, thanks to them, we are ready to eliminate every distance with those who love our wine, sharing not only a product but the entire creative process behind it. The future lies in this direct dialogue.”

    Biographical Notes: Born in Bassano del Grappa in 1963, Roberto Cipresso is one of the most authoritative figures in Italian wine, with over 35 years of experience in crafting outstanding labels. His philosophy weaves deep cultural roots with an international outlook, creating wines that tell the stories of unique territories in Italy, California, Argentina, France, and other countries, turning diversity into a universal language of emotions.

  • Nebbiolo di montagna: il bilancio della vendemmia 2025 in Valtellina

    Nebbiolo di montagna: il bilancio della vendemmia 2025 in Valtellina

    La Valtellina ha chiuso da poche settimane la sua vendemmia 2025, e le prime impressioni raccontano di un’annata molto promettente. Nonostante un andamento climatico irregolare, la raccolta ha portato in cantina uve di grande qualità, capaci di esprimere al meglio l’anima del Nebbiolo di montagna.

    La stagione è stata segnata da contrasti: nevicate tardive e piogge primaverili hanno messo alla prova i germogli, mentre giugno ha portato temperature insolite e altalenanti. Luglio fresco e piovoso ha lasciato spazio ad agosto più regolare, fino a un settembre che ha anticipato l’invaiatura e l’inizio della raccolta. Il risultato? Grappoli equilibrati, con zuccheri e polifenoli ideali per lo Sforzato di Valtellina DOCG, e una maturazione lenta e precisa per il Rosso di Valtellina DOC e il Valtellina Superiore DOCG, completata da un ottobre di giornate calde e notti fredde, perfette per fissare aromi e struttura.

    Come da tradizione, la vendemmia in Valtellina è interamente manuale. Questo consente una selezione accurata dei grappoli, valorizzando ogni singolo vigneto terrazzato. La resa è stata più contenuta rispetto agli anni passati – circa il 15% in meno – ma la qualità ha compensato ampiamente la quantità. Dai primi assaggi emergono Nebbiolo dal colore intenso, tannini vibranti e una freschezza acida che promette longevità e armonia. Per lo Sforzato, l’appassimento sta avvenendo in condizioni ideali grazie ai venti secchi delle Alpi, confermando le aspettative di un’annata che si prospetta importante.

    La Valtellina è un territorio che vive di equilibri: tra la verticalità delle Alpi e la sapienza dei viticoltori. Qui il Nebbiolo trova un habitat unico, capace di regalare vini complessi ma mai complicati, eleganti e profondi, che raccontano la montagna in ogni sorso. È una terra che custodisce storia, cultura rurale e un futuro sostenibile, aprendosi a turisti e appassionati che cercano autenticità e energia.

    Lo Sforzato di Valtellina resta il vino simbolo di questa identità. Nato dall’appassimento e dal tempo, è un prodotto che unisce tecnica e territorio, tradizione e ricerca. È un vino di valore, non solo per chi lo produce ma anche per chi lo assaggia, e rappresenta un pilastro di sostenibilità per l’intero sistema vitivinicolo valtellinese.

    Nebbiolo of the Mountains: The 2025 Harvest Report in Valtellina

    Valtellina has just completed its 2025 harvest, and the first impressions point to a highly promising vintage. Despite irregular weather patterns, the harvest brought grapes of remarkable quality to the cellars, capable of fully expressing the soul of mountain Nebbiolo.

    The season was marked by contrasts: late snowfalls and spring rains challenged the young shoots, while June brought unusual and fluctuating temperatures. A cool and rainy July gave way to a more regular August, followed by an early veraison in September that anticipated the start of the harvest. The result? Balanced clusters, with sugars and polyphenols ideal for Sforzato di Valtellina DOCG, and a slow, precise ripening for Rosso di Valtellina DOC and Valtellina Superiore DOCG, completed by an October of warm days and cold nights, perfect for fixing aromas and structure.

    As tradition dictates, the harvest in Valtellina is entirely manual. This allows for careful grape selection, enhancing each terraced vineyard. Yields were lower than in previous years – about 15% less – but quality more than compensated for quantity. Early tastings reveal Nebbiolo wines with intense color, vibrant tannins, and a fresh acidity that promises longevity and harmony. For Sforzato, the drying process is taking place under ideal conditions thanks to the dry Alpine winds, confirming expectations of a significant vintage.

    Valtellina is a land of balance: between the verticality of the Alps and the wisdom of its winemakers. Here Nebbiolo finds a unique habitat, capable of producing wines that are complex yet never complicated, elegant and profound, telling the story of the mountains in every sip. It is a land that preserves history, rural culture, and a sustainable future, while opening itself to tourists and enthusiasts seeking authenticity and energy.

    The Sforzato di Valtellina remains the symbolic wine of this identity. Born of drying and time, it is a product that unites technique and territory, tradition and research. It is a wine of value, not only for those who produce it but also for those who taste it, and it represents a pillar of sustainability for the entire Valtellina wine system.

  • POP: lo spumante d’altura che racconta la Toscana secondo Andrea Moser

    POP: lo spumante d’altura che racconta la Toscana secondo Andrea Moser

    Un vigneto che sfiora i 600 metri di altitudine, il più alto di Anghiari, diventa il palcoscenico di un progetto che porta la firma di Andrea Moser. Si chiama POP, ed è il nuovo temporary wine dell’enologo altoatesino, un metodo classico toscano nato dall’idea di trasformare un mosaico di varietà antiche in un brindisi contemporaneo.

    Un gioco serio di spumante

    POP non è soltanto uno spumante: è un esercizio di libertà creativa, un “gioco serio” che unisce intuizione e sperimentazione. Senza dosaggio, con una personalità vivace e autentica, questo vino vuole portare sulle tavole delle feste la leggerezza di una Toscana che si racconta attraverso le sue vigne.

    Prodotto in appena 1.280 bottiglie, POP si inserisce nella collezione dei temporary wine di Moser – dopo Flow, Fly e Run – arricchendo il percorso di AMProject con una nuova tappa dedicata all’altura.

    Le uve e la filosofia

    Il vigneto di Anghiari, parte della storica azienda Terre di Beba, ospita varietà toscane che raramente si incontrano insieme: Trebbiano, Fiano Minutolo, Canaiolo, Malvasia e una piccola quota di Sangiovese. Tutto viene vendemmiato nello stesso momento, in una sorta di sinfonia di bianco e rosso che Moser trasforma in metodo classico con una lavorazione essenziale e rispettosa.

    Le uve sono pressate intere, la fermentazione avviene in acciaio sulle fecce grosse, con lo stesso pied de cuvée spontaneo che aveva dato origine a Fly 2023. Poi il tempo fa la sua parte: due anni di attesa silenziosa in bottiglia prima della sboccatura, senza zuccheri aggiunti, con solforosa bassissima e nessun intervento correttivo.

    Il risultato

    Il calice racconta uno spumante libero, naturale e giocoso, dal sorso teso e dalla personalità disinvolta. POP è popolare nel nome e nello spirito: come il suono della bottiglia che scoppia tra le mani di chi brinda senza formalità, ma con felicità.

    Disponibilità

    POP sarà disponibile in preordine sul sito di Andrea Moser Winemaker, con consegna prevista a dicembre 2025, giusto in tempo per i brindisi delle feste. Dopo la sboccatura, il vino sarà venduto in esclusiva sull’e-commerce The Wine Gamblers Room.

    POP: the mountain sparkling wine that tells Tuscany through Andrea Moser’s vision

    A vineyard rising to 600 meters above sea level, the highest in Anghiari, becomes the stage for Andrea Moser’s latest project. It is called POP, the new temporary wine from the Alto Adige winemaker: a Tuscan metodo classico born from the idea of transforming a mosaic of ancient grape varieties into a contemporary toast.

    A serious game of sparkling wine

    POP is not just a sparkling wine: it is an exercise in creative freedom, a “serious game” that blends intuition and experimentation. With no dosage, vivid personality, and authentic character, this wine aims to bring the lightness of Tuscany to festive tables.

    Produced in only 1,280 bottles, POP joins Moser’s collection of temporary wines—after Flow, Fly, and Run—adding a new chapter dedicated to high-altitude winemaking.

    Grapes and philosophy

    The Anghiari vineyard, part of the historic Terre di Beba estate, hosts Tuscan varieties rarely found together: Trebbiano, Fiano Minutolo, Canaiolo, Malvasia, and a small share of Sangiovese. All harvested at once, in a symphony of white and red, transformed by Moser into metodo classico through an essential and respectful process.

    Whole-cluster pressing, fermentation in steel on gross lees, and a spontaneous pied de cuvée. Then, time takes over: two years of silent aging in bottle before disgorgement, with no added sugars, minimal sulfites, and no corrective interventions.

    The result

    The glass reveals a sparkling wine that is free, natural, and playful, with a taut sip and a relaxed personality. POP is popular in name and spirit: like the sound of a cork popping in the hands of someone who celebrates with joy rather than formality.

    Availability

    POP will be available for pre-order on Andrea Moser Winemaker’s website, with delivery scheduled for December 2025, just in time for holiday toasts. After disgorgement, it will be sold exclusively on The Wine Gamblers Room e-commerce.

  • Poderi Luigi Einaudi: la nuova stagione di un classico delle Langhe

    Poderi Luigi Einaudi: la nuova stagione di un classico delle Langhe

    Fondata nel 1897 da Luigi Einaudi, economista e primo Presidente della Repubblica eletto democraticamente, l’azienda è da sempre simbolo di sobrietà, eleganza e rispetto per la terra.

    Oggi, con Matteo Sardagna Einaudi alla guida, i Poderi vivono una nuova stagione, definita dallo stesso Matteo una “Old Startup di 125 anni”: un progetto che rinnova la tradizione con una visione moderna e personale.
    Cresciuto tra le vigne di Dogliani, Matteo ha scelto di riportare la propria esperienza nel luogo d’origine, condividendo con l’enologo, nonché amministratore delegato Zvonimir Jurkovic (Zvone), una filosofia fondata su ascolto, misura e artigianalità.

    Matteo Sardagna Einaudi

    Con 150 ettari di proprietà tra Dogliani, Neive, Monforte d’Alba, Verduno e Barolo, i Poderi Einaudi interpretano i grandi classici – Dolcetto, Nebbiolo, Barolo – accanto a etichette come Pelaverga e Martius, pensate per un pubblico giovane e curioso.
    Un percorso di continuità e innovazione che unisce rispetto per il territorio e una costante ricerca di equilibrio, cifra stilistica di ogni vino firmato Einaudi.

    Una filosofia che si ritrova pienamente nei vini degustati, testimoni di una tradizione capace di rinnovarsi con naturalezza e coerenza.

    I vini degustati

    Langhe DOC Nebbiolo 2024

    Un Nebbiolo che racconta la sobrietà e l’eleganza tipiche della casa Einaudi.
    Il colore è rosso rubino con riflessi granato. Al naso si apre con profumi di piccoli frutti rossi – ribes, lampone – e un accenno di spezie dolci sul finale.
    In bocca è sottile e armonico, con un equilibrio tra freschezza e morbidezza che lo rende piacevole anche da giovane.

    Fermenta in acciaio e cemento a temperatura controllata, matura in legno di rovere e affina in bottiglia. È un Nebbiolo equilibrato e versatile, già godibile oggi ma capace di evolvere per alcuni anni. Perfetto con piatti di carne bianca, formaggi di media stagionatura o semplicemente per accompagnare una conversazione senza fretta.

    Verduno Pelaverga DOC 2024

    Un vino raro e identitario, che esprime al meglio la freschezza e la vivacità del Pelaverga, antico vitigno piemontese.
    Il colore è rosso rubino chiaro, con riflessi cerasuolo. Profumi sottili di fragolina di bosco, lampone, rosa e violetta anticipano la tipica nota speziata di pepe bianco.

    All’assaggio è leggero ma vibrante, scorrevole e fragrante, con tannini morbidi e un finale delicatamente sapido e speziato.
    Vinificato in acciaio e affinato brevemente in bottiglia, conserva un profilo fresco e immediato.
    Un rosso versatile, perfetto con salumi, piatti di verdure o una semplice pasta al pomodoro: l’espressione più autentica della convivialità piemontese.

    Dogliani DOCG 2023

    Un classico intramontabile della tradizione piemontese, ottenuto da uve Dolcetto provenienti dalle colline di Dogliani.
    Il colore è rubino brillante; al naso emergono profumi di frutti rossi – ciliegia, ribes, prugna – e un tocco floreale di violetta.

    In bocca è fresco e diretto, di medio corpo, con un finale piacevolmente amarognolo di mandorla, segno distintivo del vitigno.
    Fermenta in acciaio a temperatura controllata e affina nelle stesse vasche fino alla primavera successiva alla vendemmia.

    È un vino che parla di territorio e autenticità, immediato ma mai banale.
    Perfetto con salumi, formaggi giovani o piatti della cucina di Langa.

    Barolo DOCG “Ludo” 2021

    Il Barolo Ludo nasce da una selezione di uve Nebbiolo provenienti dai cru Cannubi, Terlo, Bussia e Monvigliero.
    Colore rosso rubino con riflessi granato. Al naso sprigiona note di frutta rossa matura, spezie, viola e un accenno di cuoio.

    Il sorso è profondo e avvolgente, con tannini ben integrati e un finale lungo e persistente.
    Affina 36 mesi in botti di rovere e ulteriormente in bottiglia, rivelando eleganza e potenziale di invecchiamento.

    Un Barolo di struttura e finezza, che unisce potenza e misura, perfetto con piatti di selvaggina o carni brasate.
    Un’etichetta simbolo della visione contemporanea dei Poderi Luigi Einaudi: tradizione e rigore al servizio dell’eleganza.

    Poderi Luigi Einaudi: a New Chapter for a Langhe Classic

    Founded in 1897 by Luigi Einaudi, economist and the first democratically elected President of the Italian Republic, the estate has always been a symbol of sobriety, elegance, and respect for the land.

    Today, under the guidance of Matteo Sardagna Einaudi, Poderi Einaudi is experiencing a new chapter — described by Matteo himself as an “Old Startup of 125 years”: a project that renews tradition through a modern and deeply personal vision.
    Having grown up among the vineyards of Dogliani, Matteo chose to bring his experience back to his origins, sharing with winemaker Zvonimir Jurkovic (Zvone) a philosophy based on listening, precision, and craftsmanship.

    With 150 hectares of estate land across Dogliani, Neive, Monforte d’Alba, Verduno, and Barolo, Poderi Einaudi interprets the great classics — Dolcetto, Nebbiolo, Barolo — alongside labels such as Pelaverga and Martius, designed for a younger and curious audience.
    A path of continuity and innovation that blends respect for the territory with a constant search for balance — the true stylistic hallmark of every Einaudi wine.

    A philosophy that fully emerges in the wines tasted, each one a testament to a tradition capable of evolving naturally and coherently.

    Tasted wines

    Langhe DOC Nebbiolo 2024
    A Nebbiolo that captures the sobriety and elegance typical of Einaudi’s style.
    Bright ruby red with garnet highlights. On the nose, small red fruits — currant, raspberry — followed by a hint of sweet spice.
    On the palate, it’s refined and harmonious, balancing freshness and softness, already enjoyable now but with potential to evolve.
    Fermented in steel and cement at controlled temperature, aged in oak and refined in bottle.
    A versatile and balanced Nebbiolo, perfect with white meats, medium-aged cheeses, or simply for an unhurried conversation.

    Verduno Pelaverga DOC 2024
    A rare and distinctive wine, expressing the freshness and liveliness of this ancient Piedmontese variety.
    Pale ruby with cherry reflections. Subtle aromas of wild strawberry, raspberry, rose, and violet anticipate the typical white pepper note.
    Light yet vibrant on the palate, smooth and fragrant, with soft tannins and a delicately savory, spicy finish.
    Vinified in steel and briefly aged in bottle to preserve its freshness.
    A versatile red, ideal with cured meats, vegetable dishes, or a simple tomato pasta — the purest expression of Piedmontese conviviality.

    Dogliani DOCG 2023
    A timeless classic of Piedmontese tradition, made from Dolcetto grapes grown on the hills of Dogliani.
    Bright ruby color; aromas of red fruits — cherry, currant, plum — with a floral touch of violet.
    Fresh and direct on the palate, medium-bodied, with a pleasantly almond-like finish, the hallmark of the grape.
    Fermented in steel at controlled temperature and aged in the same tanks until the spring after harvest.
    A wine that speaks of territory and authenticity — immediate yet never ordinary.
    Perfect with cured meats, young cheeses, or traditional Langa dishes.

    Barolo DOCG “Ludo” 2021
    The Barolo Ludo is born from selected Nebbiolo grapes from the Cannubi, Terlo, Bussia, and Monvigliero crus.
    Ruby red with garnet nuances. On the nose, ripe red fruit, spices, violet, and a hint of leather.
    Full-bodied and enveloping on the palate, with well-integrated tannins and a long, persistent finish.
    Aged 36 months in oak barrels and further refined in bottle, revealing elegance and excellent aging potential.
    A Barolo of structure and finesse, combining power and precision — perfect with game or braised meats.
    An emblematic label of the contemporary vision of Poderi Luigi Einaudi: tradition and rigor in the service of elegance.

  • I vini di Iolei: il volto contemporaneo del Nepente

    I vini di Iolei: il volto contemporaneo del Nepente

    Per Iolei tutto ebbe inizio in un autunno, tra i cortili di Cortes Apertas, la manifestazione che annualmente vede i borghi della Barbagia aprire le antiche dimore come scrigni di memoria. Proprio in questo contesto la famiglia Puddu presentò per la prima volta il proprio vino, duecento bottiglie in tutto. Andarono via in un attimo. Qualcuno chiese perfino di tenere le bottiglie vuote, attratto dalle etichette disegnate da Sara Bachmann e dal racconto che sembrava già scritto nel vetro.

    Era un segno, o forse un inizio naturale per un progetto destinato a crescere in maniera genuina.
    Tutto nasce da Oliena, terra di pietra e vento, dove le viti si aggrappano ai monti e il vino prende il nome di Nepente: una parola che viene dal mito, la bevanda che Elena di Troia offriva per scacciare i dolori.
    D’Annunzio la scelse per raccontare il Cannonau di queste terre, incantato da un sorso “capace di cancellare ogni tristezza”.

    In questo paesaggio sospeso tra mito e realtà nasce Iolei: una storia familiare e insieme collettiva, legata alla terra e al desiderio di farne parlare il vino.
    Un “Io” e un “Lei”, come amano dire Antonio e Simona Puddu: l’Io è la mano che lavora, il Lei è la vite, il vino, la Sardegna.

    Nel cuore della Barbagia, Iolei è oggi una delle voci più autentiche della nuova Sardegna del vino.

    Antonio Puddu, enologo di Oliena, ha trasformato un’eredità domestica in progetto professionale, unendo l’esperienza maturata tra San Michele all’Adige e Torino con il rispetto per la terra di casa.
    Quando nel 2015 nacque il primo Cannonau di Sardegna DOC Iolei, non era solo un debutto: era un modo per restituire al Nepente di Oliena la sua identità più vera, quella di un vino che appartiene al territorio prima che al mercato.

    Accanto a lui, ogni membro della famiglia dà voce a un aspetto del progetto.
    Salvatore, il padre, è la memoria contadina, custode della vigna e della gestualità antica.
    Chiara porta la visione economica e il desiderio di far conoscere la giovane agricoltura sarda anche fuori dall’isola.
    Sara, con studi in enologia e esperienze internazionali, è la ricerca e la sperimentazione: a lei si deve la linea Senza Solfiti, dove il Vermentino Majga e il Cannonau Liju raccontano un ritorno alla purezza naturale.
    Simona, moglie di Antonio, è lo sguardo estetico: cura le etichette e l’immagine, traducendo in forma visiva l’anima del vino.
    E Luisella, la madre, accoglie gli ospiti e trasforma ogni degustazione in un momento di incontro, tra pane carasau, formaggi e racconti di famiglia.

    I vini degustati

    Ogni vino di Iolei è una sfumatura diversa dello stesso paesaggio. È come se la famiglia Puddu avesse deciso di raccontare la propria terra in quattro voci, ognuna con un ritmo e una sensibilità diversa, ma unite dalla stessa visione, rendere contemporaneo il Nepente di Oliena, senza mai snaturarlo.

     Cannonau di Sardegna Doc Iolei 2023

    È il vino delle origini, quello con cui tutto ha avuto inizio.
    Nel 2015 ne nacquero solo duecento bottiglie — le stesse che a Cortes Apertas sparirono in poche ore — ma da allora questo rosso ha mantenuto intatta la sua identità: sincero, diretto, legato alla quotidianità.
    Un Cannonau limpido e trasparente, dove si ritrovano la freschezza dei frutti rossi, un soffio di macchia mediterranea e quella beva lieve che invita al sorso successivo.
    È il vino dell’amicizia, da condividere senza pensieri, capace persino di accompagnare — servito un po’ più fresco — un piatto di pesce.
    Il suo segreto? Essere un vino di terra, ma con l’anima leggera.

     Cannonau di Sardegna Doc Nepente di Oliena Vostè 2024

    “Vostè” in sardo significa “Voi”.
    È il modo in cui Iolei rende omaggio al Nepente, con rispetto ma senza soggezione.
    In etichetta compare il ritratto ironico di Gabriele D’Annunzio, quasi a ricordare che anche la leggenda può essere rivisitata con leggerezza.
    Nel calice è un Cannonau elegante, luminoso, che unisce intensità e freschezza: frutti di rovo, ciliegie, erbe spontanee.
    Rispetto al primo Iolei, è più profondo, più strutturato, ma resta fedele all’idea di un vino “gentile”, pensato per il piacere e non per la dimostrazione.
    Un sorso che si muove tra memoria e modernità, come la Sardegna che cambia senza dimenticare se stessa.

     Cannonau di Sardegna Doc Nepente di Oliena Liju senza solfiti aggiunti 2024

    “Liju” in sardo significa “liscio”, e il nome racconta già tutto.
    È il vino più sperimentale di Iolei, quello che guarda avanti senza timore: niente solfiti aggiunti, vinificazione pulita e naturale, rispetto assoluto della materia prima.
    Nel bicchiere è intenso, scuro, profondo.
    Ha un profumo che sa di frutti neri, spezie e radici, e un gusto pieno ma sorprendentemente armonioso, dove la forza del Cannonau si fa velluto.
    È il vino che più rappresenta la nuova generazione di Iolei, quella di Sara Puddu: curiosa, sensibile, capace di parlare un linguaggio naturale ma rigoroso.
    Un esperimento riuscito, che racconta il futuro del Nepente con voce autentica e libera.

     Cannonau di Sardegna Doc Riserva Nepente di Oliena Hospes 2022

    Dal latino ospite, Hospes è un tributo all’accoglienza di Oliena e al viaggio di D’Annunzio, che in queste terre trovò ispirazione e calore umano.

    L’etichetta è una rivisitazione del ritratto del Vate da ragazzo, creata per Iolei da Paco Corrias.
    Prodotto solo nelle annate migliori, nasce da una selezione attenta delle uve e da un tempo di affinamento più lungo, che lo rende complesso ma mai pesante.
    È il volto più profondo e maturo di Iolei: un vino di equilibrio, in cui note balsamiche, erbe aromatiche e accenni di liquirizia si intrecciano con la trama delicata dei tannini.
    Nel bicchiere si percepisce la calma del tempo, il silenzio della vigna, la saggezza di un lavoro paziente.
    È il vino della riflessione, quello che accompagna le parole e le serate lunghe, che invita a restare — come accade spesso, davanti alle cose belle.

    Iolei Wines: The Contemporary Face of Nepente

    For Iolei, everything began one autumn, among the courtyards of Cortes Apertas, the annual festival where the villages of Barbagia open their ancient homes like treasure chests of memory. It was in this setting that the Puddu family presented their wine for the first time—just two hundred bottles in total. They disappeared in an instant. Some even asked to keep the empty bottles, fascinated by the labels designed by Sara Bachmann and by the story that already seemed etched in the glass. It was a sign—or perhaps a natural beginning—for a project destined to grow in a genuine way.

    Everything starts in Oliena, a land of stone and wind, where vines cling to the mountains and the wine takes the name Nepente: a word rooted in myth, the drink Helen of Troy offered to banish sorrow. D’Annunzio chose it to describe the Cannonau of these lands, enchanted by a sip “capable of erasing all sadness.”

    In this landscape suspended between myth and reality, Iolei was born: a family story and at the same time a collective one, tied to the land and to the desire to let the wine speak. An “I” and a “She,” as Antonio and Simona Puddu like to say: the “I” is the working hand, the “She” is the vine, the wine, Sardinia.

    In the heart of Barbagia, Iolei is today one of the most authentic voices of the new Sardinian wine scene. Antonio Puddu, an oenologist from Oliena, transformed a domestic legacy into a professional project, combining the experience gained between San Michele all’Adige and Turin with respect for his homeland.

    When the first Cannonau di Sardegna DOC Iolei was born in 2015, it was not just a debut: it was a way to restore to Nepente di Oliena its truest identity, that of a wine belonging to the territory before the market.

    Alongside him, each family member gives voice to a different aspect of the project.

    • Salvatore, the father, is the rural memory, guardian of the vineyard and of ancient gestures.
    • Chiara brings the economic vision and the desire to promote Sardinian youth agriculture beyond the island.
    • Sara, with studies in oenology and international experience, represents research and experimentation: she is behind the Senza Solfiti line, where Vermentino Majga and Cannonau Liju tell of a return to natural purity.
    • Simona, Antonio’s wife, is the aesthetic eye: she curates the labels and the image, translating the soul of the wine into visual form.
    • Luisella, the mother, welcomes guests and turns every tasting into a moment of encounter, with pane carasau, cheeses, and family stories.

    The Wines Tasted

    Each Iolei wine is a different shade of the same landscape. It is as if the Puddu family had decided to narrate their land in four voices, each with its own rhythm and sensitivity, yet united by the same vision: to make Nepente di Oliena contemporary, without ever distorting it.

    Cannonau di Sardegna DOC Iolei 2023 The wine of origins, the one with which it all began. In 2015 only two hundred bottles were produced—the same ones that vanished in a few hours at Cortes Apertas—but since then this red has preserved its identity: sincere, direct, tied to everyday life. A clear and transparent Cannonau, with the freshness of red fruits, a breath of Mediterranean scrub, and that light drinkability that invites the next sip. It is the wine of friendship, to be shared without worries, even capable—served slightly cooler—of accompanying a fish dish. Its secret? A wine of the land, with a light soul.

    Cannonau di Sardegna DOC Nepente di Oliena Vostè 2024 “Vostè” in Sardinian means “You.” It is Iolei’s way of paying homage to Nepente, with respect but without subservience. The label features an ironic portrait of Gabriele D’Annunzio, as if to remind us that even legends can be revisited with lightness. In the glass, it is an elegant, luminous Cannonau, combining intensity and freshness: bramble fruits, cherries, wild herbs. Compared to the first Iolei, it is deeper, more structured, yet faithful to the idea of a “gentle” wine, designed for pleasure rather than demonstration. A sip that moves between memory and modernity, like Sardinia itself, changing without forgetting.

    Cannonau di Sardegna DOC Nepente di Oliena Liju (No Added Sulphites) 2024 “Liju” in Sardinian means “smooth,” and the name says it all. It is Iolei’s most experimental wine, looking forward without fear: no added sulphites, clean and natural vinification, absolute respect for the raw material. In the glass it is intense, dark, profound. Its aroma recalls black fruits, spices, and roots, while the taste is full yet surprisingly harmonious, where Cannonau’s strength becomes velvet. It is the wine that best represents Iolei’s new generation, that of Sara Puddu: curious, sensitive, able to speak a natural yet rigorous language. A successful experiment, telling the future of Nepente with an authentic and free voice.

    Cannonau di Sardegna DOC Riserva Nepente di Oliena Hospes 2022 From the Latin “guest,” Hospes is a tribute to Oliena’s hospitality and to D’Annunzio’s journey, who found inspiration and human warmth in these lands. The label is a reinterpretation of the poet’s youthful portrait, created for Iolei by Paco Corrias. Produced only in the best vintages, it comes from a careful selection of grapes and a longer aging period, making it complex yet never heavy. It is Iolei’s most profound and mature expression: a wine of balance, where balsamic notes, aromatic herbs, and hints of licorice intertwine with the fine texture of tannins. In the glass, one perceives the calm of time, the silence of the vineyard, the wisdom of patient work. It is the wine of reflection, the one that accompanies words and long evenings, inviting us to linger—as often happens before beautiful things.

  • Campania Wines: l’anima unita del vino campano al Merano Wine Festival 2025

    Campania Wines: l’anima unita del vino campano al Merano Wine Festival 2025

    La Campania del vino, anche quest’anno, sceglie la strada dell’unità per presentarsi alla 34ª edizione del Merano Wine Festival, in programma dal 7 al 10 novembre 2025.
    Sotto il nome comune di “Campania Wines”, quattro consorzi di tutela – Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini Vesuvio, VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta e Consorzio Vita Salernum Vites – porteranno a Merano un racconto corale di territorio, biodiversità e cultura enologica.

    Il progetto nasce dalla collaborazione all’interno dell’ATS Campania.Wine, con il Sannio Consorzio nel ruolo di capofila, e rappresenta oggi una delle esperienze più mature di cooperazione interconsortile in Italia. Una visione condivisa che parte dal vino per arrivare al territorio, valorizzando la qualità produttiva e l’identità gastronomica della regione in un contesto di respiro internazionale.

    Quattro consorzi, un racconto comune

    Ognuno dei quattro consorzi porta con sé un frammento di Campania, un paesaggio e una memoria che si intrecciano in un mosaico di sapori e storie.

    Il Sannio, cuore rurale e viticolo della regione, si conferma laboratorio di sostenibilità e custode di un patrimonio ampelografico unico. Le sue denominazioni – Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC Coda di Volpe, Aglianico del Taburno DOCG – raccontano un territorio che ha saputo rigenerarsi, mantenendo viva la tradizione contadina e la sua vocazione ambientale.

    Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio rappresenta invece l’anima vulcanica della regione. Lì, dove il suolo parla la lingua del fuoco, nascono vini di straordinario carattere come il Lacryma Christi del Vesuvio, insieme a varietà autoctone come Piedirosso, Caprettone e Catalanesca. Sono vini che portano in sé l’eco di una terra antica, sospesa tra mare e montagna.

    A nord, il VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta racconta la Campania Felix, tra le alberate di Asprinio d’Aversa DOC, il Falerno del Massico – forse il vino più leggendario della romanità – e le denominazioni Galluccio, Roccamonfina e Terre del Volturno IGP. Una viticoltura di fatica e di bellezza, dove la verticalità delle viti e la memoria storica diventano metafora di resistenza.

    Il quarto tassello, il Consorzio Vita Salernum Vites, è la voce mediterranea della regione: Costa d’Amalfi, Cilento, Castel San Lorenzo DOC, insieme alle IGT Paestum e Colli di Salerno, rappresentano un paesaggio che vive di luce, vento e mare, dove la vigna si fonde con l’ospitalità e la cultura della Dieta Mediterranea.

    Casa Campania: un luogo di incontro e racconto

    Nel cuore di Merano, davanti al Kurhaus, Casa Campania sarà ancora una volta il palcoscenico che accoglierà la regione e i suoi protagonisti. Non solo un’area espositiva, ma uno spazio vivo, pensato come hub di degustazione, narrazione e scoperta.
    Qui si alterneranno degustazioni guidate, approfondimenti tematici e racconti di territorio, con un’attenzione particolare alla biodiversità viticola e ai valori della sostenibilità.
    A completare l’esperienza, la cucina dello chef Daniele Luongo, che proporrà abbinamenti ispirati alla tradizione gastronomica campana, per restituire al visitatore un’immagine completa e autentica del territorio.

    Un modello di coesione e visione

    “Partecipare insieme a Merano – spiega Nicola Matarazzo, project manager di Campania Wines – significa condividere un obiettivo comune: far conoscere al mondo la qualità e la cultura del vino campano. Il festival è una vetrina di prestigio, ma anche un luogo dove si costruiscono relazioni e nuove opportunità”.

    Dietro il progetto si legge un intento più profondo: quello di ricomporre un’identità regionale complessa, spesso frammentata, e restituirla in una forma coerente e contemporanea. I dati parlano di un settore in crescita: 24.000 ettari vitati, 2.800 produttori e una produzione che nel 2024 ha superato 1,3 milioni di ettolitri. Numeri che testimoniano un comparto vitale, fatto in gran parte di piccole e medie aziende familiari, ma proiettato verso la qualità, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

    La Campania del vino guarda avanti

    La forza di Campania Wines sta nel suo essere racconto e visione allo stesso tempo. È la narrazione di una terra che si riconosce nel suo passato, ma che sceglie di proiettarsi nel futuro con una voce nuova: unitaria, consapevole e profondamente legata alla sua autenticità.
    Un vino che non parla solo di vigne, ma di paesaggi, di persone e di cultura. Una Campania che si rinnova, e che al Merano Wine Festival si prepara a brindare con il mondo.

  • Dalla Piana al mondo: il nuovo racconto del Teroldego

    Dalla Piana al mondo: il nuovo racconto del Teroldego

    Ci sono vini che nascono da un luogo, e altri che sono un luogo. Il Teroldego Rotaliano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Parlare di questo vitigno significa parlare della Piana Rotaliana, di una trama di suoli e di storie che si confondono fino a diventare un’unica identità. In pochissimi altri casi nel mondo il vincolo fra vitigno, vino e territorio appare tanto indissolubile.

    Photo Frizzera

    Ad esempio, molti vitigni italiani – dal Nebbiolo al Sangiovese – hanno saputo adattarsi a luoghi diversi, generando una pluralità di espressioni.
    Il Teroldego, invece, resta fedele alla sua terra d’origine: ogni tentativo di trapiantarlo altrove ha restituito vini privi della stessa profondità che qui, tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, trova la sua misura più autentica.

    Photo Frizzera

    Il Teroldego è un vino che coniuga radici profonde e leggerezza contemporanea: ha corpo e carattere, ma non appesantisce; è ricco senza essere opulento.
    In un tempo in cui il gusto si orienta verso rossi più agili, gastronomici, capaci di accompagnare la tavola senza dominarla, il Teroldego si rivela moderno nel senso più vero del termine — un vino che parla al presente senza tradire la propria storia.

    Photo Frizzera

    La Piana dell’acqua e della luce

    La Piana Rotaliana – la più ampia pianura del Trentino – si distende tra il torrente Noce, il fiume Adige e il passo della Rocchetta, porta naturale verso la Val di Non. Già nel VI secolo Paolo Diacono la citava come Campo Rotaliano, toponimo di probabile origine celtica che rimanda all’idea di “pianura dell’acqua”: un mosaico di suoli alluvionali e antiche paludi che, nei secoli, ha conservato una fertilità straordinaria.

    Photo Frizzera

    Su questo lembo di terra, incastonato tra pareti di roccia e percorso dai venti del Garda, il Teroldego ha trovato il suo equilibrio. Un vitigno autoctono documentato sin dal Trecento, legato in modo quasi mistico al microclima del Campo Rotaliano: giornate luminose, forti escursioni termiche, un drenaggio perfetto che costringe la vite a scavare in profondità. Ne nascono vini dal colore rubino intenso, profumati di mora, lampone e spezie, dotati di una trama minerale e una beva contemporanea, capace di conciliare struttura e freschezza.

    Photo Frizzera

    Un vino con radici nobili

    La storia del Teroldego è intrecciata con quella del Trentino. Citato per la prima volta in un atto notarile del 1480, guadagnò fama internazionale ai tempi del Concilio di Trento, quando fu servito ai padri conciliari e subito apprezzato per la sua eleganza. Maria Teresa d’Austria lo chiamava Tiroler Gold – oro del Tirolo – un nome che ancora oggi ne accompagna le leggende etimologiche.

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    La sua genealogia, ricostruita grazie agli studi genetici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, rivela parentele illustri: il Teroldego è progenitore del Marzemino e del Lagrein e mostra legami di sangue con due varietà nobili come Pinot Noir e Syrah. Una discendenza che spiega la sua finezza aromatica e la sua naturale predisposizione all’evoluzione.

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    Dopo la crisi della fillossera e la devastazione della Prima Guerra Mondiale, la rinascita del vitigno fu dovuta alla tenacia dei produttori e al lavoro pionieristico di Rebo Rigotti, figura chiave dell’enologia trentina. Nel 1948 nacque il Consorzio del Teroldego, e nel 1971 arrivò la DOC “Teroldego Rotaliano”, simbolo di una nuova consapevolezza identitaria.

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    Oggi la Piana Rotaliana mostra tre anime: i vini di Mezzocorona, più morbidi e immediati; quelli di Mezzolombardo, più tesi e longevi; e i vini di Grumo, che grazie al respiro dell’Ora del Garda possono spingersi verso una maturazione più ampia e complessa. Diversità che confermano, ancora una volta, la ricchezza di un territorio in cui ogni parcella racconta una sfumatura diversa della stessa voce.

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    Incontri Rotaliani 2025: il dialogo dei territori

    Da questa consapevolezza nasce Incontri Rotaliani, la rassegna biennale che il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg dedica al confronto tra il Teroldego e altri grandi vini del mondo. Un laboratorio di idee e di dialoghi, dove la cultura del vino diventa strumento di relazione tra territori, persone e visioni.

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    La quarta edizione di Incontri Rotaliani si è svolta il 25 e 26 ottobre 2025 tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, confermandosi come uno degli appuntamenti più significativi del panorama enologico trentino.

    Quest’anno il dialogo si è aperto con due territori che condividono con il Trentino una nobile parentela genetica: Cortona, in Toscana, e la Côte-Rôtie, nella Valle del Rodano, entrambi interpreti eccellenti del Syrah. Un incontro che ha superato i confini del calice, toccando le radici comuni della viticoltura e le infinite possibilità di dialogo tra terroir lontani.

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    Attraverso wine talk, degustazioni guidate, banchi d’assaggio e momenti di confronto culturale, la manifestazione ha confermato la Piana Rotaliana come crocevia di esperienze, laboratorio di idee e di identità. Un territorio che non ha paura di misurarsi con il mondo, ma anzi trova nel confronto la chiave della sua forza.

    Le edizioni precedenti – dalla Borgogna alla Rioja, fino all’Etna – avevano già tracciato il solco di un racconto in cui il vino diventa linguaggio universale. La 2025 ha aggiunto un nuovo capitolo, rafforzando la consapevolezza che il Teroldego non è soltanto un simbolo del Trentino, ma un interlocutore autorevole nel panorama del vino internazionale.

    Oggi, più che mai, il Teroldego Rotaliano rappresenta l’equilibrio tra radici e modernità. È figlio di una terra irripetibile e al tempo stesso capace di parlare la lingua del presente: quella della freschezza, della versatilità, della convivialità. Un vino che può attrarre l’appassionato e il nuovo consumatore, raccontando con autenticità la Piana Rotaliana e la sua energia contemporanea.

    From the Plain to the World: the New Story of Teroldego

    There are wines that are born from a place, and others that are a place.
    Teroldego Rotaliano undoubtedly belongs to the latter. To speak of this grape is to speak of the Piana Rotaliana — of a weave of soils and stories that merge until they become a single identity. In very few cases around the world does the bond between grape, wine, and land appear so indissoluble.

    Many Italian varieties – from Nebbiolo to Sangiovese – have learned to adapt to different regions, creating a multitude of expressions.
    Teroldego, on the other hand, remains faithful to its homeland: every attempt to transplant it elsewhere has produced wines lacking the depth it achieves here, between Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, where it finds its most authentic balance.

    Teroldego is a wine that combines deep roots with a contemporary lightness: it has body and character without heaviness; it is rich yet never opulent.
    At a time when taste leans toward more agile, food-friendly reds — wines that accompany rather than dominate the table — Teroldego reveals itself as truly modern: a wine that speaks to the present without betraying its past.

    The Plain of Water and Light

    The Piana Rotaliana – the widest plain in Trentino – stretches between the Noce stream, the Adige River, and the Rocchetta Pass, a natural gateway to the Val di Non. Already in the 6th century, the historian Paul the Deacon referred to it as Campo Rotaliano, a name of probable Celtic origin evoking the “plain of water”: a mosaic of alluvial soils and ancient marshes that has preserved extraordinary fertility through the centuries.

    On this strip of land, set between rocky cliffs and swept by the winds from Lake Garda, Teroldego has found its perfect harmony.
    This native grape, documented since the 14th century, is almost mystically tied to the microclimate of the Campo Rotaliano: bright days, sharp temperature swings, and excellent drainage that forces the vine to dig deep.
    The result is a wine of intense ruby color, with aromas of blackberry, raspberry, and spice — minerally textured, fresh, and beautifully balanced between structure and drinkability.

    A Wine with Noble Roots

    The history of Teroldego is intertwined with that of Trentino itself. First mentioned in a notarial document from 1480, it gained international fame during the Council of Trent, when it was served to the conciliar fathers and admired for its elegance.
    Empress Maria Theresa of Austria called it Tiroler Gold – “the gold of Tyrol” – a name that still echoes through the legends of its etymology.

    Its genealogy, reconstructed through genetic studies by the Edmund Mach Foundation in San Michele all’Adige, reveals illustrious kinships: Teroldego is a progenitor of Marzemino and Lagrein and shares genetic ties with two noble varieties — Pinot Noir and Syrah. A lineage that explains both its aromatic finesse and its natural aptitude for aging.

    After the devastation of phylloxera and the First World War, the grape’s revival was made possible by the perseverance of local growers and the pioneering work of Rebo Rigotti, a key figure in Trentino viticulture.
    In 1948, the Consorzio del Teroldego was founded, and in 1971 came the DOC “Teroldego Rotaliano”, marking a new era of identity and awareness.

    Today, the Piana Rotaliana expresses three distinct souls: the wines of Mezzocorona — softer and more immediate; those of Mezzolombardo — more vibrant and long-lived; and the wines of Grumo, which, thanks to the Garda breeze, achieve broader and more complex ripeness.
    Differences that confirm, once again, the richness of a territory where every parcel tells a unique nuance of the same voice.

    Incontri Rotaliani 2025: a Dialogue of Territories

    From this awareness was born Incontri Rotaliani, the biennial event organized by the Piana Rotaliana Königsberg Tourist Consortium to promote dialogue between Teroldego and other great wines of the world. A laboratory of ideas and encounters, where wine culture becomes a bridge between territories, people, and visions.

    The fourth edition of Incontri Rotaliani took place on October 25–26, 2025, across Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, confirming itself as one of Trentino’s most significant wine events.

    This year’s dialogue opened with two regions that share a noble genetic link with Trentino: Cortona, in Tuscany, and Côte-Rôtie, in France’s Rhône Valley — both exceptional interpreters of Syrah.
    An encounter that went beyond the glass, exploring the shared roots of viticulture and the endless possibilities of dialogue between distant terroirs.

    Through wine talks, guided tastings, walk-around sessions, and cultural discussions, the event reaffirmed the Piana Rotaliana as a crossroads of experiences — a living laboratory of identity and innovation.
    A territory unafraid to engage with the world, finding in that very openness the source of its strength.

    Previous editions — from Burgundy to Rioja, and even Mount Etna — had already traced the path of a story in which wine becomes a universal language. The 2025 chapter added new depth, confirming that Teroldego is not merely a symbol of Trentino, but a confident interlocutor on the international stage.

    Today, more than ever, Teroldego Rotaliano embodies the balance between roots and modernity.
    It is the child of an unrepeatable land, yet speaks the language of the present — freshness, versatility, conviviality.
    A wine capable of attracting both enthusiasts and newcomers, telling the story of the Piana Rotaliana with authenticity and contemporary energy.

  • Etna verso la DOCG: la corsa potrebbe chiudersi già nel 2026

    Etna verso la DOCG: la corsa potrebbe chiudersi già nel 2026

    Potrebbe arrivare già nel 2026 la nuova denominazione DOCG per i vini dell’Etna, un riconoscimento che sancirebbe ufficialmente il livello di eccellenza raggiunto dal territorio vitivinicolo del vulcano. A confermarlo è stato Patrizio D’Andrea, vicecapo di Gabinetto del MASAF, intervenuto a Catania nel corso del convegno “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine”, svoltosi il 30 ottobre.

    «Se il Ministero riceverà le firme entro dicembre – ha spiegato D’Andrea – l’avanzamento della procedura in tempi brevi è un obiettivo complesso ma non impossibile». Per richiedere il passaggio da DOC a DOCG è infatti necessario il sostegno del 51% dei produttori, che rappresentino almeno il 51% della superficie vitata. A oggi mancano ancora circa un centinaio di adesioni per raggiungere la soglia minima, ma il quadro resta incoraggiante: in poco più di dieci anni i viticoltori dell’Etna sono quasi raddoppiati, passando dai 203 del 2013 ai 474 registrati nel 2024.

    Secondo Marco Nicolosi, consigliere del Consorzio di Tutela Etna Doc, il prossimo passo è il più delicato: «Abbiamo già la superficie necessaria per richiedere la DOCG. Ora serve un grande lavoro di coinvolgimento dei piccoli produttori: informarli, raccogliere i documenti e inviare tutto al Ministero entro il 2025 per arrivare pronti alla prossima vendemmia».

    Il riconoscimento DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) prevede controlli più rigorosi in fase di produzione, comprese analisi chimico-fisiche e sensoriali a cura di una commissione ministeriale, oltre a un sigillo di Stato numerato su ogni bottiglia. Si tratta dunque di un passaggio che rafforza la credibilità e la tracciabilità del vino, garantendo qualità costante e un ritorno economico e d’immagine per l’intero distretto.

    Durante il convegno è emersa una visione condivisa: serve una regia unitaria, capace di integrare amministrazioni locali, imprese e università in un progetto comune di crescita. Fondamentale in questo senso la partecipazione del mondo accademico, con gli interventi del rettore dell’Università di Catania Enrico Foti e del direttore del Di3A Mario D’Amico. Foti ha annunciato la nascita della Fondazione dell’Ateneo, che coinvolgerà anche soggetti privati e si occuperà di formazione professionalizzante: «Uno strumento più agile, ma con la garanzia del marchio Unict, sinonimo di qualità e serietà».

    Sul piano territoriale, i sindaci dei comuni etnei hanno ribadito la necessità di fare rete per affrontare insieme le criticità e puntare a una governance condivisa del “sistema Etna”. «Solo unendo le forze possiamo risolvere i problemi urgenti e ambire a traguardi di eccellenza», ha sottolineato Alfio La Spina, sindaco di Sant’Alfio. Sulla stessa linea Concetto Stagnitti (Castiglione di Sicilia) e Luca Stagnitta (Linguaglossa), che hanno richiamato l’urgenza di una pianificazione comune anche su temi concreti come rifiuti, risorse idriche e organizzazione di eventi territoriali.

    Il focus, organizzato da Mada Vinea con la regia di Daniele Cianciolo, ha offerto inoltre spunti di ampio respiro: dal ruolo dell’architettura nel racconto del vino – con l’intervento dell’architetto Filippo Bricolo – alle prospettive di internazionalizzazione e formazione illustrate da accademici come Corrado Caruso (Università di Bologna), Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo (Università di Catania), insieme al presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri.

    La giornata si è chiusa con una tavola rotonda dedicata alle prospettive di sviluppo: dall’apertura a Mascalucia di una sede etnea dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio alla possibilità di esplorare nuovi mercati – come quello brasiliano – grazie alla collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Porto Alegre. Sul tavolo anche la valorizzazione delle competenze professionali lungo la filiera e il ruolo strategico dell’assessorato regionale per dare continuità ai programmi di crescita.

    Un quadro articolato, che conferma come l’Etna – tra i territori vitivinicoli più dinamici e identitari d’Italia – stia affrontando con maturità e visione la sfida della qualità certificata. La DOCG, in questo senso, rappresenterebbe non un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di consapevolezza collettiva e di coesione territoriale.

  • Fior d’Arancio Secco: l’eleganza spontanea dei Colli Euganei

    Fior d’Arancio Secco: l’eleganza spontanea dei Colli Euganei

    Il bello del Fior d’Arancio Secco è che è diventato un vino moderno senza accorgersene. Non ha inseguito mode né mutato natura: semplicemente, i vignaioli euganei hanno continuato a fare il loro vino come sempre. Ed è il mondo, oggi, ad aver raggiunto quel modo di bere — più leggero, gastronomico, immediato. Se un tempo poteva sembrare un bianco “minore”, oggi la sua bevibilità e la sua versatilità a tavola ne fanno uno dei vini più contemporanei del panorama veneto.

    Dietro quel nome gentile, Fior d’Arancio, c’è il Moscato Giallo, vitigno aromatico di antica origine mediterranea, arrivato sui Colli Euganei grazie ai commerci veneziani tra Medioevo e Rinascimento. Proprio come accade in Alto Adige per il Goldmuskateller, valorizzare il vitigno in etichetta potrebbe essere un atto di chiarezza e di identità: un modo per riconoscere che l’aromaticità, quando è naturale e misurata, può essere sinonimo di eleganza.

    La versione secca del Fior d’Arancio è una delle tre declinazioni — insieme a quella spumante e passita — della DOCG Moscato dei Colli Euganei, nata nel 2010. È un vino che nasce tra le alture vulcaniche e i versanti più dolci del Parco Regionale dei Colli Euganei, oggi anche Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Un territorio dove il lavoro dell’uomo dialoga con una biodiversità ricchissima, tra boschi, ciglioni e oliveti, e dove la viticoltura ha saputo mantenere equilibrio e misura.

    Il Moscato Giallo euganeo matura tardi, sviluppando una carica aromatica complessa che, nella versione secca, si traduce in note di fiori d’arancio, tiglio e zagara, con tocchi di agrumi e pesca. È un profumo che non invade, ma accompagna. In bocca, la freschezza e la sottile acidità tengono tutto in equilibrio, invitando al secondo sorso.

    Un vino che si muove con disinvoltura dalla tavola quotidiana alla cucina d’autore: perfetto con crostacei e molluschi, sorprendente con carni bianche e formaggi erborinati, capace di adattarsi al gioco della contaminazione gastronomica contemporanea.

    Il rapporto con la ristorazione è oggi cruciale per il Fior d’Arancio Secco: fare cultura del vitigno, raccontarlo al calice, significa anche aprire una finestra sul territorio. I Colli Euganei, con i loro borghi, le ville venete e le stazioni termali, sono un mosaico di esperienze dove il vino diventa parte integrante del viaggio.

    Forse è questo il segreto del Fior d’Arancio Secco: un vino che sa essere autentico e moderno allo stesso tempo. Non ha bisogno di reinventarsi, gli basta continuare a essere se stesso — figlio di un paesaggio unico e di una tradizione che guarda avanti senza perdere radici.

    I vini degustati

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle Mattara
    Colle Mattara è una piccola realtà immersa nel cuore verde dei Colli Euganei, dove le vigne respirano aria vulcanica e luce limpida. Il Saeòpa 2024 si apre con profumi di fiori bianchi e agrumi maturi, accennando appena a note di erbe aromatiche. In bocca è diretto, luminoso, con un equilibrio naturale tra freschezza e sapidità. Un vino che non ha bisogno di spiegarsi troppo: basta un sorso per sentirne la sincerità. Perfetto con pesce, verdure di stagione o anche solo per aprire la cena con leggerezza.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli Euganei
    Dalla cooperativa simbolo del territorio arriva un Moscato Giallo che racconta in modo nitido la sua terra. Il colore è chiaro, il profumo ricorda la pesca, l’albicocca e un tocco di arancia candita. Al palato la sorpresa: è completamente secco, vibrante, con una freschezza che pulisce e invoglia al secondo bicchiere. Più che un vino aromatico, un bianco dallo spirito mediterraneo. Ottimo con antipasti di mare, sushi o primi piatti delicati.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e Arianna
    Il Silene porta nel bicchiere l’anima più profonda dei Colli Euganei. Il colore è dorato, il naso regala note di pera, spezie fini e scorza di limone. In bocca è dinamico, fresco, ma con una sottile rotondità che lo rende avvolgente. È un vino che parla di erbe e di pietra, di equilibrio tra forza e misura. Servito fresco, accompagna bene primi piatti leggeri, risotti alle verdure o una frittura di pesce, con quella naturalezza che solo i vini veri sanno avere.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre Gaie
    Terre Gaie è un progetto familiare che unisce radici e visione. L’“Unico” è un Fior d’Arancio che guarda avanti: profumi di frutta gialla e salvia, sorso teso, leggermente sapido, con una struttura che invita alla tavola. È un bianco dalla personalità chiara, capace di reggere primi piatti con verdure, uova e asparagi o secondi di pesce. Non cerca effetti speciali, ma comunica autenticità e misura.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta Gambalonga
    Un vino dedicato al nonno, “Jelmo”, figura fondante della storia familiare: già questo dice molto del legame con la tradizione. Nel bicchiere, profumi di fiori d’arancio e pesca bianca si intrecciano con un accenno minerale. Il sorso è lineare, fresco, con un finale asciutto e pulito che lascia la bocca viva. È un Fior d’Arancio che sa coniugare eleganza e immediatezza, ideale con crostacei, primi piatti di mare e carni bianche delicate.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon Montegrande
    Il Passito di Cristofanon è un piccolo racconto liquido del tempo. Oro intenso nel calice, profuma di scorza d’arancia, miele, spezie e fiori secchi. Il sorso è dolce ma non stucchevole, sostenuto da una vena fresca e sapida che lo tiene in perfetto equilibrio. Stravolgiamo tutte le convenzioni e serviamolo come aperitivo, alla temperatura di 8/10 gradi, accanto a foie gras, formaggi erborinati, finger food speziati o gamberi caramellati. Una chiusura che ricorda il sole che cala sui Colli Euganei.

    Fior d’Arancio Secco: the spontaneous elegance of the Euganean Hills

    The beauty of Fior d’Arancio Secco lies in how it became a modern wine almost without realising it. It didn’t chase trends or change its nature — the Euganean winemakers simply kept doing what they had always done. And today, the world has caught up with their way of drinking: lighter, gastronomic, immediate. Once considered a “minor” white wine, its drinkability and versatility at the table now make it one of the most contemporary wines in Veneto.

    Behind that gentle name, Fior d’Arancio, lies Moscato Giallo, an aromatic grape of ancient Mediterranean origin, brought to the Euganean Hills through Venetian trade routes between the Middle Ages and the Renaissance. Much like South Tyrol’s Goldmuskateller, giving prominence to the grape on the label could be an act of clarity and identity — a way of recognising that aromatic character, when natural and measured, can indeed be a synonym for elegance.

    The dry version of Fior d’Arancio is one of the three expressions — alongside the sparkling and passito — of the Moscato dei Colli Euganei DOCG, established in 2010. It’s a wine born among the volcanic ridges and gentle slopes of the Euganean Hills Regional Park, now also a UNESCO MAB Biosphere Reserve. Here, human hands work in harmony with a rich biodiversity of woods, terraces and olive groves, cultivating vines with balance and restraint.

    The Euganean Moscato Giallo ripens late, developing a complex aromatic profile that, in its dry version, unfolds with notes of orange blossom, linden and citrus, touched by hints of peach. It’s a fragrance that accompanies rather than overwhelms. On the palate, freshness and subtle acidity keep everything in perfect balance, inviting another sip.

    It’s a wine that moves effortlessly from everyday tables to fine dining: perfect with shellfish and seafood, surprising with white meats and blue cheeses, and flexible enough to adapt to the playful spirit of contemporary gastronomy.

    Its relationship with the restaurant world is now crucial: to build a culture around this grape, to tell its story by the glass, means opening a window onto the land itself. The Euganean Hills — with their villages, Venetian villas and thermal spas — are a mosaic of experiences where wine becomes an essential part of the journey.

    Perhaps this is the secret of Fior d’Arancio Secco: a wine that knows how to be authentic and modern at the same time. It doesn’t need to reinvent itself — it just needs to keep being what it is, the child of a unique landscape and a tradition that looks forward without losing its roots.

    Wines Tasted

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle Mattara
    Colle Mattara is a small estate nestled in the green heart of the Euganean Hills, where the vines breathe volcanic air and crystal light. The Saeòpa 2024 opens with aromas of white flowers and ripe citrus, with a gentle touch of aromatic herbs. On the palate, it’s direct and bright, naturally balanced between freshness and savouriness. A wine that speaks for itself — one sip is enough to sense its honesty. Perfect with fish, seasonal vegetables, or simply to start a dinner lightly.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli Euganei
    From the cooperative that symbolises the region comes a Moscato Giallo that expresses its land with clarity. Pale in colour, it recalls peach, apricot and a touch of candied orange on the nose. The surprise comes on the palate: completely dry, vibrant, with a cleansing freshness that invites another glass. More Mediterranean white than aromatic wine — perfect with seafood starters, sushi, or delicate first courses.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e Arianna
    Silene brings the deepest soul of the Euganean Hills into the glass. Golden in colour, it offers notes of pear, fine spices and lemon zest. The palate is lively and fresh, yet soft and enveloping. It’s a wine that speaks of herbs and stone, of balance between strength and grace. Served cool, it pairs beautifully with vegetable risottos, light pastas, or a seafood fry — with the natural poise only genuine wines possess.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre Gaie
    Terre Gaie is a family project that unites roots and vision. “Unico” is a forward-looking interpretation of Fior d’Arancio: aromas of yellow fruit and sage, a taut and slightly saline palate, and a structure that calls for food. A white wine with clear personality, ideal with vegetable-based dishes, eggs and asparagus, or fish courses. No frills, just authenticity and poise.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta Gambalonga
    Dedicated to the founder of the family, “Jelmo” carries a sense of lineage and affection. Aromas of orange blossom and white peach mingle with a faint mineral note. The taste is linear, fresh and clean, leaving the mouth lively and refreshed. A Fior d’Arancio that combines elegance with immediacy — excellent with shellfish, seafood pasta or delicate white meats.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon Montegrande
    Cristofanon’s Passito is a small liquid tale of time. Deep gold in colour, it evokes orange peel, honey, spices and dried flowers. The sip is sweet but never cloying, balanced by a fresh, savoury vein. Forget conventions — serve it as an aperitif with foie gras, blue cheese, spicy finger food or caramelised prawns. A closing note that recalls the sun setting over the Euganean Hills.