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Roberto Cipresso è l’Enologo dell’Anno FIS 2025: il futuro è nel dialogo diretto

Roberto Cipresso è l’Enologo dell’Anno 2025. Con il secondo Oscar del Vino, annuncia la rivoluzione: il futuro è nel dialogo diretto con gli appassionati.
A vent’anni esatti dal suo primo trionfo, la Fondazione Italiana Sommelier incorona nuovamente Roberto Cipresso “Enologo dell’Anno 2025”. Un riconoscimento storico che non solo celebra due decenni di ricerca pionieristica, ma coincide con una svolta strategica radicale: il rafforzamento del canale diretto, per privilegiare un rapporto autentico con il pubblico attraverso visite in cantina, masterclass esclusive e momenti di racconto.
Inoltre, l’attività di consulenza enologica prosegue con immutato impegno, rimanendo un pilastro della filosofia di Cipresso.

La scelta di potenziare il contatto diretto nasce dalla volontà di condividere senza filtri l’anima dei suoi progetti. Il cuore di questa rivoluzione è la cantina-laboratorio di Montalcino, un luogo di pensiero e creazione. Qui, i vini che Cipresso realizza in Argentina, California, Armenia, Spagna, Francia e Italia convivono con sperimentazioni audaci come “Pigreco” e “La Quadratura del Cerchio”.
È per aprire le porte di questo universo creativo che nasce la necessità di un canale diretto, gestito attraverso il Club Eureka e un calendario di eventi esclusivi.
“Questo Oscar, a vent’anni dal primo, non è un traguardo, ma un’iniezione di fiducia per la nostra prossima evoluzione,” dichiara Roberto Cipresso. “È un onore immenso che dedico alla mia famiglia e al mio team. Oggi, grazie a loro, siamo pronti a eliminare ogni distanza con chi ama il nostro vino, condividendo non solo un prodotto, ma l’intero processo creativo che c’è dietro. Il futuro è in questo dialogo diretto.”

Nato a Bassano del Grappa nel 1963, Roberto Cipresso è tra i protagonisti più autorevoli del vino italiano, con oltre 35 anni di esperienza nella creazione di etichette d’eccellenza. La sua filosofia intreccia radici culturali profonde con una visione aperta al mondo, dando vita a vini capaci di raccontare territori unici in Italia, California, Argentina, Francia e altri paesi, sempre con l’obiettivo di trasformare la diversità in un linguaggio universale di emozioni.
“Roberto Cipresso Named FIS Winemaker of the Year 2025: The Future Lies in Direct Dialogue”
Roberto Cipresso has been named Winemaker of the Year 2025 by the Fondazione Italiana Sommelier (FIS). With his second “Oscar del Vino,” he announces a revolution: the future lies in direct dialogue with wine lovers.
Exactly twenty years after his first triumph, FIS once again crowns Roberto Cipresso “Winemaker of the Year 2025.” This historic recognition not only celebrates two decades of pioneering research, but also coincides with a radical strategic shift: strengthening direct channels to foster an authentic relationship with the public through winery visits, exclusive masterclasses, and storytelling moments.
Meanwhile, his consulting activity continues with unwavering commitment, remaining a cornerstone of Cipresso’s philosophy.
The choice to enhance direct contact stems from the desire to share the soul of his projects without filters. At the heart of this revolution is the Montalcino winery-laboratory, a place of thought and creation. Here, the wines Cipresso produces in Argentina, California, Armenia, Spain, France, and Italy coexist with bold experiments such as Pigreco and La Quadratura del Cerchio.
To open the doors of this creative universe, a direct channel has been established, managed through the Club Eureka and a calendar of exclusive events.
“This Oscar, twenty years after the first, is not a finish line but a boost of confidence for our next evolution,” says Roberto Cipresso. “It is an immense honor that I dedicate to my family and my team. Today, thanks to them, we are ready to eliminate every distance with those who love our wine, sharing not only a product but the entire creative process behind it. The future lies in this direct dialogue.”
Biographical Notes: Born in Bassano del Grappa in 1963, Roberto Cipresso is one of the most authoritative figures in Italian wine, with over 35 years of experience in crafting outstanding labels. His philosophy weaves deep cultural roots with an international outlook, creating wines that tell the stories of unique territories in Italy, California, Argentina, France, and other countries, turning diversity into a universal language of emotions.
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POP: lo spumante d’altura che racconta la Toscana secondo Andrea Moser

Un vigneto che sfiora i 600 metri di altitudine, il più alto di Anghiari, diventa il palcoscenico di un progetto che porta la firma di Andrea Moser. Si chiama POP, ed è il nuovo temporary wine dell’enologo altoatesino, un metodo classico toscano nato dall’idea di trasformare un mosaico di varietà antiche in un brindisi contemporaneo.
Un gioco serio di spumante
POP non è soltanto uno spumante: è un esercizio di libertà creativa, un “gioco serio” che unisce intuizione e sperimentazione. Senza dosaggio, con una personalità vivace e autentica, questo vino vuole portare sulle tavole delle feste la leggerezza di una Toscana che si racconta attraverso le sue vigne.
Prodotto in appena 1.280 bottiglie, POP si inserisce nella collezione dei temporary wine di Moser – dopo Flow, Fly e Run – arricchendo il percorso di AMProject con una nuova tappa dedicata all’altura.

Le uve e la filosofia
Il vigneto di Anghiari, parte della storica azienda Terre di Beba, ospita varietà toscane che raramente si incontrano insieme: Trebbiano, Fiano Minutolo, Canaiolo, Malvasia e una piccola quota di Sangiovese. Tutto viene vendemmiato nello stesso momento, in una sorta di sinfonia di bianco e rosso che Moser trasforma in metodo classico con una lavorazione essenziale e rispettosa.
Le uve sono pressate intere, la fermentazione avviene in acciaio sulle fecce grosse, con lo stesso pied de cuvée spontaneo che aveva dato origine a Fly 2023. Poi il tempo fa la sua parte: due anni di attesa silenziosa in bottiglia prima della sboccatura, senza zuccheri aggiunti, con solforosa bassissima e nessun intervento correttivo.

Il risultato
Il calice racconta uno spumante libero, naturale e giocoso, dal sorso teso e dalla personalità disinvolta. POP è popolare nel nome e nello spirito: come il suono della bottiglia che scoppia tra le mani di chi brinda senza formalità, ma con felicità.
Disponibilità
POP sarà disponibile in preordine sul sito di Andrea Moser Winemaker, con consegna prevista a dicembre 2025, giusto in tempo per i brindisi delle feste. Dopo la sboccatura, il vino sarà venduto in esclusiva sull’e-commerce The Wine Gamblers Room.

POP: the mountain sparkling wine that tells Tuscany through Andrea Moser’s vision
A vineyard rising to 600 meters above sea level, the highest in Anghiari, becomes the stage for Andrea Moser’s latest project. It is called POP, the new temporary wine from the Alto Adige winemaker: a Tuscan metodo classico born from the idea of transforming a mosaic of ancient grape varieties into a contemporary toast.
A serious game of sparkling wine
POP is not just a sparkling wine: it is an exercise in creative freedom, a “serious game” that blends intuition and experimentation. With no dosage, vivid personality, and authentic character, this wine aims to bring the lightness of Tuscany to festive tables.
Produced in only 1,280 bottles, POP joins Moser’s collection of temporary wines—after Flow, Fly, and Run—adding a new chapter dedicated to high-altitude winemaking.
Grapes and philosophy
The Anghiari vineyard, part of the historic Terre di Beba estate, hosts Tuscan varieties rarely found together: Trebbiano, Fiano Minutolo, Canaiolo, Malvasia, and a small share of Sangiovese. All harvested at once, in a symphony of white and red, transformed by Moser into metodo classico through an essential and respectful process.
Whole-cluster pressing, fermentation in steel on gross lees, and a spontaneous pied de cuvée. Then, time takes over: two years of silent aging in bottle before disgorgement, with no added sugars, minimal sulfites, and no corrective interventions.
The result
The glass reveals a sparkling wine that is free, natural, and playful, with a taut sip and a relaxed personality. POP is popular in name and spirit: like the sound of a cork popping in the hands of someone who celebrates with joy rather than formality.
Availability
POP will be available for pre-order on Andrea Moser Winemaker’s website, with delivery scheduled for December 2025, just in time for holiday toasts. After disgorgement, it will be sold exclusively on The Wine Gamblers Room e-commerce.
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Casauria diventa Docg: l’Abruzzo celebra una nuova eccellenza del Montepulciano

In Abruzzo la mappa delle denominazioni si arricchisce di un nuovo tassello: Casauria, storica sottozona del Montepulciano d’Abruzzo, ha completato l’iter di riconoscimento e si appresta a diventare ufficialmente Docg. Un passaggio che segna non solo un traguardo burocratico, ma soprattutto il riconoscimento di una vocazione territoriale radicata e di un’identità enologica forte.
Un territorio che si racconta nel bicchiere
La nuova denominazione abbraccia 18 comuni della provincia di Pescara, dove una ventina di aziende coltivano e vinificano Montepulciano con approccio di qualità. Nel 2022 la produzione imbottigliata ha superato le 300mila bottiglie, con circa 35 ettari rivendicati. Numeri contenuti, ma che collocano Casauria nella fascia alta dei vini regionali: bottiglie che si trovano soprattutto nel canale horeca e nelle enoteche, con un posizionamento sopra i 25 euro.

Dalla sottozona alla Docg
Casauria era stata individuata già nel 2006 come area particolarmente vocata all’interno del disciplinare del Montepulciano d’Abruzzo. Oggi, grazie al lavoro dell’associazione Casauria Docg guidata dall’enologo Concezio Marulli e al sostegno della Regione Abruzzo, il percorso si è concluso. Dopo i 90 giorni previsti per eventuali opposizioni da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, si attende la pubblicazione del disciplinare sulla Gazzetta ufficiale europea, ultimo passo formale prima dell’entrata in vigore.
Radici storiche e memoria collettiva
Il nome “Casauria” richiama il monastero di San Clemente a Casauria, fondato nell’871 per volontà dell’imperatore Ludovico II. Ma la vocazione vinicola del territorio è testimoniata anche da episodi più recenti: negli anni ’30 la stazione ferroviaria di Torre dei Passeri era il crocevia delle spedizioni di uve e vini pregiati provenienti da questa zona, confermando la centralità di Casauria nella viticoltura abruzzese.

Le parole della Regione
Al Merano Wine Festival, l’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente ha sottolineato il valore di questa conquista: «La nuova Docg segna un pezzo di storia importante per l’Abruzzo. È un risultato che rafforza la viticoltura regionale e porta benefici all’economia locale e al turismo».
Un mosaico di denominazioni
Con Casauria, l’Abruzzo porta a tre il numero delle Docg riconosciute: Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo, Tullum e ora Casauria. Tutte sotto l’egida del Consorzio Vini d’Abruzzo, che sta ridisegnando l’architettura delle denominazioni regionali per valorizzare le specificità dei territori.
Casauria Becomes a DOCG: Abruzzo Celebrates a New Montepulciano Excellence
Abruzzo’s wine map has gained a new highlight: Casauria, once a subzone of Montepulciano d’Abruzzo, has completed the recognition process and is now officially a DOCG. This achievement is not just a bureaucratic milestone but a true acknowledgment of the territory’s deep-rooted vocation and strong enological identity.
A Territory Told Through Wine
The new denomination covers 18 municipalities in the province of Pescara, where around twenty wineries cultivate and vinify Montepulciano with a focus on quality. In 2022, production exceeded 300,000 bottles, with about 35 hectares claimed. These are niche numbers, positioning Casauria wines at the high end of the regional spectrum: bottles mainly distributed through the horeca channel and wine shops, with prices starting from €25.
From Subzone to DOCG
Casauria was already recognized in 2006 as a particularly suitable area within the Montepulciano d’Abruzzo regulations. Today, thanks to the work of the Casauria DOCG association, led by oenologist Concezio Marulli, and the support of the Abruzzo Region, the process has reached completion. After the 90-day period for possible objections from EU member states, the official regulations are expected to be published in the European Official Gazette, marking the final step before enforcement.
Historical Roots and Collective Memory
The name “Casauria” recalls the San Clemente a Casauria monastery, founded in 871 by Emperor Louis II. The area’s winemaking vocation is also evidenced by more recent history: in the 1930s, the railway station of Torre dei Passeri was a hub for shipping premium grapes and wines from this territory, confirming Casauria’s central role in Abruzzo’s viticulture.
The Region’s Perspective
At the Merano Wine Festival, regional agriculture councillor Emanuele Imprudente emphasized the importance of this achievement: “The new DOCG marks an important chapter in Abruzzo’s history. It strengthens regional viticulture and brings benefits to the local economy and tourism.”
A Mosaic of Denominations
With Casauria, Abruzzo now counts three DOCGs: Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo, Tullum, and Casauria. All are under the umbrella of the Consorzio Vini d’Abruzzo, which is reshaping the regional denomination system to highlight the uniqueness of each territory.
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Campania Wines: l’anima unita del vino campano al Merano Wine Festival 2025

La Campania del vino, anche quest’anno, sceglie la strada dell’unità per presentarsi alla 34ª edizione del Merano Wine Festival, in programma dal 7 al 10 novembre 2025.
Sotto il nome comune di “Campania Wines”, quattro consorzi di tutela – Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini Vesuvio, VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta e Consorzio Vita Salernum Vites – porteranno a Merano un racconto corale di territorio, biodiversità e cultura enologica.
Il progetto nasce dalla collaborazione all’interno dell’ATS Campania.Wine, con il Sannio Consorzio nel ruolo di capofila, e rappresenta oggi una delle esperienze più mature di cooperazione interconsortile in Italia. Una visione condivisa che parte dal vino per arrivare al territorio, valorizzando la qualità produttiva e l’identità gastronomica della regione in un contesto di respiro internazionale.

Quattro consorzi, un racconto comune
Ognuno dei quattro consorzi porta con sé un frammento di Campania, un paesaggio e una memoria che si intrecciano in un mosaico di sapori e storie.
Il Sannio, cuore rurale e viticolo della regione, si conferma laboratorio di sostenibilità e custode di un patrimonio ampelografico unico. Le sue denominazioni – Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC Coda di Volpe, Aglianico del Taburno DOCG – raccontano un territorio che ha saputo rigenerarsi, mantenendo viva la tradizione contadina e la sua vocazione ambientale.

Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio rappresenta invece l’anima vulcanica della regione. Lì, dove il suolo parla la lingua del fuoco, nascono vini di straordinario carattere come il Lacryma Christi del Vesuvio, insieme a varietà autoctone come Piedirosso, Caprettone e Catalanesca. Sono vini che portano in sé l’eco di una terra antica, sospesa tra mare e montagna.

A nord, il VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta racconta la Campania Felix, tra le alberate di Asprinio d’Aversa DOC, il Falerno del Massico – forse il vino più leggendario della romanità – e le denominazioni Galluccio, Roccamonfina e Terre del Volturno IGP. Una viticoltura di fatica e di bellezza, dove la verticalità delle viti e la memoria storica diventano metafora di resistenza.

Il quarto tassello, il Consorzio Vita Salernum Vites, è la voce mediterranea della regione: Costa d’Amalfi, Cilento, Castel San Lorenzo DOC, insieme alle IGT Paestum e Colli di Salerno, rappresentano un paesaggio che vive di luce, vento e mare, dove la vigna si fonde con l’ospitalità e la cultura della Dieta Mediterranea.

Casa Campania: un luogo di incontro e racconto
Nel cuore di Merano, davanti al Kurhaus, Casa Campania sarà ancora una volta il palcoscenico che accoglierà la regione e i suoi protagonisti. Non solo un’area espositiva, ma uno spazio vivo, pensato come hub di degustazione, narrazione e scoperta.
Qui si alterneranno degustazioni guidate, approfondimenti tematici e racconti di territorio, con un’attenzione particolare alla biodiversità viticola e ai valori della sostenibilità.
A completare l’esperienza, la cucina dello chef Daniele Luongo, che proporrà abbinamenti ispirati alla tradizione gastronomica campana, per restituire al visitatore un’immagine completa e autentica del territorio.
Un modello di coesione e visione
“Partecipare insieme a Merano – spiega Nicola Matarazzo, project manager di Campania Wines – significa condividere un obiettivo comune: far conoscere al mondo la qualità e la cultura del vino campano. Il festival è una vetrina di prestigio, ma anche un luogo dove si costruiscono relazioni e nuove opportunità”.

Dietro il progetto si legge un intento più profondo: quello di ricomporre un’identità regionale complessa, spesso frammentata, e restituirla in una forma coerente e contemporanea. I dati parlano di un settore in crescita: 24.000 ettari vitati, 2.800 produttori e una produzione che nel 2024 ha superato 1,3 milioni di ettolitri. Numeri che testimoniano un comparto vitale, fatto in gran parte di piccole e medie aziende familiari, ma proiettato verso la qualità, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

La Campania del vino guarda avanti
La forza di Campania Wines sta nel suo essere racconto e visione allo stesso tempo. È la narrazione di una terra che si riconosce nel suo passato, ma che sceglie di proiettarsi nel futuro con una voce nuova: unitaria, consapevole e profondamente legata alla sua autenticità.
Un vino che non parla solo di vigne, ma di paesaggi, di persone e di cultura. Una Campania che si rinnova, e che al Merano Wine Festival si prepara a brindare con il mondo.biodiversità vitivinicola, Campania Wines, Casa Campania, consorzi campani, Consorzio Tutela Vini Vesuvio, Consorzio Vita Salernum Vites, enoturismo Campania, Falanghina del Sannio, Falerno del Massico, identità territoriale, Lacryma Christi, Merano Wine Festival 2025, Sannio Consorzio Tutela Vini, sostenibilità del vino, vini del Cilento, vini del Sud Italia, vino campano, vino e territorio, VITICA Consorzio Tutela Vini Caserta, vitigni autoctoni campani -
Dalla Piana al mondo: il nuovo racconto del Teroldego

Ci sono vini che nascono da un luogo, e altri che sono un luogo. Il Teroldego Rotaliano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Parlare di questo vitigno significa parlare della Piana Rotaliana, di una trama di suoli e di storie che si confondono fino a diventare un’unica identità. In pochissimi altri casi nel mondo il vincolo fra vitigno, vino e territorio appare tanto indissolubile.

Photo Frizzera Ad esempio, molti vitigni italiani – dal Nebbiolo al Sangiovese – hanno saputo adattarsi a luoghi diversi, generando una pluralità di espressioni.
Il Teroldego, invece, resta fedele alla sua terra d’origine: ogni tentativo di trapiantarlo altrove ha restituito vini privi della stessa profondità che qui, tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, trova la sua misura più autentica.
Photo Frizzera Il Teroldego è un vino che coniuga radici profonde e leggerezza contemporanea: ha corpo e carattere, ma non appesantisce; è ricco senza essere opulento.
In un tempo in cui il gusto si orienta verso rossi più agili, gastronomici, capaci di accompagnare la tavola senza dominarla, il Teroldego si rivela moderno nel senso più vero del termine — un vino che parla al presente senza tradire la propria storia.
Photo Frizzera La Piana dell’acqua e della luce
La Piana Rotaliana – la più ampia pianura del Trentino – si distende tra il torrente Noce, il fiume Adige e il passo della Rocchetta, porta naturale verso la Val di Non. Già nel VI secolo Paolo Diacono la citava come Campo Rotaliano, toponimo di probabile origine celtica che rimanda all’idea di “pianura dell’acqua”: un mosaico di suoli alluvionali e antiche paludi che, nei secoli, ha conservato una fertilità straordinaria.

Photo Frizzera Su questo lembo di terra, incastonato tra pareti di roccia e percorso dai venti del Garda, il Teroldego ha trovato il suo equilibrio. Un vitigno autoctono documentato sin dal Trecento, legato in modo quasi mistico al microclima del Campo Rotaliano: giornate luminose, forti escursioni termiche, un drenaggio perfetto che costringe la vite a scavare in profondità. Ne nascono vini dal colore rubino intenso, profumati di mora, lampone e spezie, dotati di una trama minerale e una beva contemporanea, capace di conciliare struttura e freschezza.

Photo Frizzera Un vino con radici nobili
La storia del Teroldego è intrecciata con quella del Trentino. Citato per la prima volta in un atto notarile del 1480, guadagnò fama internazionale ai tempi del Concilio di Trento, quando fu servito ai padri conciliari e subito apprezzato per la sua eleganza. Maria Teresa d’Austria lo chiamava Tiroler Gold – oro del Tirolo – un nome che ancora oggi ne accompagna le leggende etimologiche.

Photo Frizzera La sua genealogia, ricostruita grazie agli studi genetici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, rivela parentele illustri: il Teroldego è progenitore del Marzemino e del Lagrein e mostra legami di sangue con due varietà nobili come Pinot Noir e Syrah. Una discendenza che spiega la sua finezza aromatica e la sua naturale predisposizione all’evoluzione.

Photo Frizzera Dopo la crisi della fillossera e la devastazione della Prima Guerra Mondiale, la rinascita del vitigno fu dovuta alla tenacia dei produttori e al lavoro pionieristico di Rebo Rigotti, figura chiave dell’enologia trentina. Nel 1948 nacque il Consorzio del Teroldego, e nel 1971 arrivò la DOC “Teroldego Rotaliano”, simbolo di una nuova consapevolezza identitaria.

Photo Frizzera Oggi la Piana Rotaliana mostra tre anime: i vini di Mezzocorona, più morbidi e immediati; quelli di Mezzolombardo, più tesi e longevi; e i vini di Grumo, che grazie al respiro dell’Ora del Garda possono spingersi verso una maturazione più ampia e complessa. Diversità che confermano, ancora una volta, la ricchezza di un territorio in cui ogni parcella racconta una sfumatura diversa della stessa voce.

Photo Weber Incontri Rotaliani 2025: il dialogo dei territori
Da questa consapevolezza nasce Incontri Rotaliani, la rassegna biennale che il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg dedica al confronto tra il Teroldego e altri grandi vini del mondo. Un laboratorio di idee e di dialoghi, dove la cultura del vino diventa strumento di relazione tra territori, persone e visioni.

Photo Weber La quarta edizione di Incontri Rotaliani si è svolta il 25 e 26 ottobre 2025 tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, confermandosi come uno degli appuntamenti più significativi del panorama enologico trentino.

Quest’anno il dialogo si è aperto con due territori che condividono con il Trentino una nobile parentela genetica: Cortona, in Toscana, e la Côte-Rôtie, nella Valle del Rodano, entrambi interpreti eccellenti del Syrah. Un incontro che ha superato i confini del calice, toccando le radici comuni della viticoltura e le infinite possibilità di dialogo tra terroir lontani.

Photo Weber Attraverso wine talk, degustazioni guidate, banchi d’assaggio e momenti di confronto culturale, la manifestazione ha confermato la Piana Rotaliana come crocevia di esperienze, laboratorio di idee e di identità. Un territorio che non ha paura di misurarsi con il mondo, ma anzi trova nel confronto la chiave della sua forza.

Le edizioni precedenti – dalla Borgogna alla Rioja, fino all’Etna – avevano già tracciato il solco di un racconto in cui il vino diventa linguaggio universale. La 2025 ha aggiunto un nuovo capitolo, rafforzando la consapevolezza che il Teroldego non è soltanto un simbolo del Trentino, ma un interlocutore autorevole nel panorama del vino internazionale.
Oggi, più che mai, il Teroldego Rotaliano rappresenta l’equilibrio tra radici e modernità. È figlio di una terra irripetibile e al tempo stesso capace di parlare la lingua del presente: quella della freschezza, della versatilità, della convivialità. Un vino che può attrarre l’appassionato e il nuovo consumatore, raccontando con autenticità la Piana Rotaliana e la sua energia contemporanea.

From the Plain to the World: the New Story of Teroldego
There are wines that are born from a place, and others that are a place.
Teroldego Rotaliano undoubtedly belongs to the latter. To speak of this grape is to speak of the Piana Rotaliana — of a weave of soils and stories that merge until they become a single identity. In very few cases around the world does the bond between grape, wine, and land appear so indissoluble.Many Italian varieties – from Nebbiolo to Sangiovese – have learned to adapt to different regions, creating a multitude of expressions.
Teroldego, on the other hand, remains faithful to its homeland: every attempt to transplant it elsewhere has produced wines lacking the depth it achieves here, between Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, where it finds its most authentic balance.Teroldego is a wine that combines deep roots with a contemporary lightness: it has body and character without heaviness; it is rich yet never opulent.
At a time when taste leans toward more agile, food-friendly reds — wines that accompany rather than dominate the table — Teroldego reveals itself as truly modern: a wine that speaks to the present without betraying its past.The Plain of Water and Light
The Piana Rotaliana – the widest plain in Trentino – stretches between the Noce stream, the Adige River, and the Rocchetta Pass, a natural gateway to the Val di Non. Already in the 6th century, the historian Paul the Deacon referred to it as Campo Rotaliano, a name of probable Celtic origin evoking the “plain of water”: a mosaic of alluvial soils and ancient marshes that has preserved extraordinary fertility through the centuries.
On this strip of land, set between rocky cliffs and swept by the winds from Lake Garda, Teroldego has found its perfect harmony.
This native grape, documented since the 14th century, is almost mystically tied to the microclimate of the Campo Rotaliano: bright days, sharp temperature swings, and excellent drainage that forces the vine to dig deep.
The result is a wine of intense ruby color, with aromas of blackberry, raspberry, and spice — minerally textured, fresh, and beautifully balanced between structure and drinkability.A Wine with Noble Roots
The history of Teroldego is intertwined with that of Trentino itself. First mentioned in a notarial document from 1480, it gained international fame during the Council of Trent, when it was served to the conciliar fathers and admired for its elegance.
Empress Maria Theresa of Austria called it Tiroler Gold – “the gold of Tyrol” – a name that still echoes through the legends of its etymology.Its genealogy, reconstructed through genetic studies by the Edmund Mach Foundation in San Michele all’Adige, reveals illustrious kinships: Teroldego is a progenitor of Marzemino and Lagrein and shares genetic ties with two noble varieties — Pinot Noir and Syrah. A lineage that explains both its aromatic finesse and its natural aptitude for aging.
After the devastation of phylloxera and the First World War, the grape’s revival was made possible by the perseverance of local growers and the pioneering work of Rebo Rigotti, a key figure in Trentino viticulture.
In 1948, the Consorzio del Teroldego was founded, and in 1971 came the DOC “Teroldego Rotaliano”, marking a new era of identity and awareness.Today, the Piana Rotaliana expresses three distinct souls: the wines of Mezzocorona — softer and more immediate; those of Mezzolombardo — more vibrant and long-lived; and the wines of Grumo, which, thanks to the Garda breeze, achieve broader and more complex ripeness.
Differences that confirm, once again, the richness of a territory where every parcel tells a unique nuance of the same voice.Incontri Rotaliani 2025: a Dialogue of Territories
From this awareness was born Incontri Rotaliani, the biennial event organized by the Piana Rotaliana Königsberg Tourist Consortium to promote dialogue between Teroldego and other great wines of the world. A laboratory of ideas and encounters, where wine culture becomes a bridge between territories, people, and visions.
The fourth edition of Incontri Rotaliani took place on October 25–26, 2025, across Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, confirming itself as one of Trentino’s most significant wine events.
This year’s dialogue opened with two regions that share a noble genetic link with Trentino: Cortona, in Tuscany, and Côte-Rôtie, in France’s Rhône Valley — both exceptional interpreters of Syrah.
An encounter that went beyond the glass, exploring the shared roots of viticulture and the endless possibilities of dialogue between distant terroirs.Through wine talks, guided tastings, walk-around sessions, and cultural discussions, the event reaffirmed the Piana Rotaliana as a crossroads of experiences — a living laboratory of identity and innovation.
A territory unafraid to engage with the world, finding in that very openness the source of its strength.Previous editions — from Burgundy to Rioja, and even Mount Etna — had already traced the path of a story in which wine becomes a universal language. The 2025 chapter added new depth, confirming that Teroldego is not merely a symbol of Trentino, but a confident interlocutor on the international stage.
Today, more than ever, Teroldego Rotaliano embodies the balance between roots and modernity.
It is the child of an unrepeatable land, yet speaks the language of the present — freshness, versatility, conviviality.
A wine capable of attracting both enthusiasts and newcomers, telling the story of the Piana Rotaliana with authenticity and contemporary energy.enoturismo Trentino, Incontri Rotaliani, Italian red wine, Italian wine culture, modern red wines, native Italian grapes, Piana Rotaliana, Piana Rotaliana Königsberg, Piana Rotaliana wine, sustainable viticulture, Syrah e Teroldego, Teroldego Rotaliano, Trentino wines, Vini italiani, vino rosso moderno, vino Trentino, viticoltura sostenibile, vitigni autoctoni, wine tourism in Trentino -
Etna verso la DOCG: la corsa potrebbe chiudersi già nel 2026

Potrebbe arrivare già nel 2026 la nuova denominazione DOCG per i vini dell’Etna, un riconoscimento che sancirebbe ufficialmente il livello di eccellenza raggiunto dal territorio vitivinicolo del vulcano. A confermarlo è stato Patrizio D’Andrea, vicecapo di Gabinetto del MASAF, intervenuto a Catania nel corso del convegno “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine”, svoltosi il 30 ottobre.
«Se il Ministero riceverà le firme entro dicembre – ha spiegato D’Andrea – l’avanzamento della procedura in tempi brevi è un obiettivo complesso ma non impossibile». Per richiedere il passaggio da DOC a DOCG è infatti necessario il sostegno del 51% dei produttori, che rappresentino almeno il 51% della superficie vitata. A oggi mancano ancora circa un centinaio di adesioni per raggiungere la soglia minima, ma il quadro resta incoraggiante: in poco più di dieci anni i viticoltori dell’Etna sono quasi raddoppiati, passando dai 203 del 2013 ai 474 registrati nel 2024.

Secondo Marco Nicolosi, consigliere del Consorzio di Tutela Etna Doc, il prossimo passo è il più delicato: «Abbiamo già la superficie necessaria per richiedere la DOCG. Ora serve un grande lavoro di coinvolgimento dei piccoli produttori: informarli, raccogliere i documenti e inviare tutto al Ministero entro il 2025 per arrivare pronti alla prossima vendemmia».
Il riconoscimento DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) prevede controlli più rigorosi in fase di produzione, comprese analisi chimico-fisiche e sensoriali a cura di una commissione ministeriale, oltre a un sigillo di Stato numerato su ogni bottiglia. Si tratta dunque di un passaggio che rafforza la credibilità e la tracciabilità del vino, garantendo qualità costante e un ritorno economico e d’immagine per l’intero distretto.

Durante il convegno è emersa una visione condivisa: serve una regia unitaria, capace di integrare amministrazioni locali, imprese e università in un progetto comune di crescita. Fondamentale in questo senso la partecipazione del mondo accademico, con gli interventi del rettore dell’Università di Catania Enrico Foti e del direttore del Di3A Mario D’Amico. Foti ha annunciato la nascita della Fondazione dell’Ateneo, che coinvolgerà anche soggetti privati e si occuperà di formazione professionalizzante: «Uno strumento più agile, ma con la garanzia del marchio Unict, sinonimo di qualità e serietà».
Sul piano territoriale, i sindaci dei comuni etnei hanno ribadito la necessità di fare rete per affrontare insieme le criticità e puntare a una governance condivisa del “sistema Etna”. «Solo unendo le forze possiamo risolvere i problemi urgenti e ambire a traguardi di eccellenza», ha sottolineato Alfio La Spina, sindaco di Sant’Alfio. Sulla stessa linea Concetto Stagnitti (Castiglione di Sicilia) e Luca Stagnitta (Linguaglossa), che hanno richiamato l’urgenza di una pianificazione comune anche su temi concreti come rifiuti, risorse idriche e organizzazione di eventi territoriali.
Il focus, organizzato da Mada Vinea con la regia di Daniele Cianciolo, ha offerto inoltre spunti di ampio respiro: dal ruolo dell’architettura nel racconto del vino – con l’intervento dell’architetto Filippo Bricolo – alle prospettive di internazionalizzazione e formazione illustrate da accademici come Corrado Caruso (Università di Bologna), Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo (Università di Catania), insieme al presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri.
La giornata si è chiusa con una tavola rotonda dedicata alle prospettive di sviluppo: dall’apertura a Mascalucia di una sede etnea dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio alla possibilità di esplorare nuovi mercati – come quello brasiliano – grazie alla collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Porto Alegre. Sul tavolo anche la valorizzazione delle competenze professionali lungo la filiera e il ruolo strategico dell’assessorato regionale per dare continuità ai programmi di crescita.
Un quadro articolato, che conferma come l’Etna – tra i territori vitivinicoli più dinamici e identitari d’Italia – stia affrontando con maturità e visione la sfida della qualità certificata. La DOCG, in questo senso, rappresenterebbe non un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di consapevolezza collettiva e di coesione territoriale.
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Fior d’Arancio Secco: l’eleganza spontanea dei Colli Euganei

Il bello del Fior d’Arancio Secco è che è diventato un vino moderno senza accorgersene. Non ha inseguito mode né mutato natura: semplicemente, i vignaioli euganei hanno continuato a fare il loro vino come sempre. Ed è il mondo, oggi, ad aver raggiunto quel modo di bere — più leggero, gastronomico, immediato. Se un tempo poteva sembrare un bianco “minore”, oggi la sua bevibilità e la sua versatilità a tavola ne fanno uno dei vini più contemporanei del panorama veneto.
Dietro quel nome gentile, Fior d’Arancio, c’è il Moscato Giallo, vitigno aromatico di antica origine mediterranea, arrivato sui Colli Euganei grazie ai commerci veneziani tra Medioevo e Rinascimento. Proprio come accade in Alto Adige per il Goldmuskateller, valorizzare il vitigno in etichetta potrebbe essere un atto di chiarezza e di identità: un modo per riconoscere che l’aromaticità, quando è naturale e misurata, può essere sinonimo di eleganza.
La versione secca del Fior d’Arancio è una delle tre declinazioni — insieme a quella spumante e passita — della DOCG Moscato dei Colli Euganei, nata nel 2010. È un vino che nasce tra le alture vulcaniche e i versanti più dolci del Parco Regionale dei Colli Euganei, oggi anche Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Un territorio dove il lavoro dell’uomo dialoga con una biodiversità ricchissima, tra boschi, ciglioni e oliveti, e dove la viticoltura ha saputo mantenere equilibrio e misura.

Il Moscato Giallo euganeo matura tardi, sviluppando una carica aromatica complessa che, nella versione secca, si traduce in note di fiori d’arancio, tiglio e zagara, con tocchi di agrumi e pesca. È un profumo che non invade, ma accompagna. In bocca, la freschezza e la sottile acidità tengono tutto in equilibrio, invitando al secondo sorso.
Un vino che si muove con disinvoltura dalla tavola quotidiana alla cucina d’autore: perfetto con crostacei e molluschi, sorprendente con carni bianche e formaggi erborinati, capace di adattarsi al gioco della contaminazione gastronomica contemporanea.

Il rapporto con la ristorazione è oggi cruciale per il Fior d’Arancio Secco: fare cultura del vitigno, raccontarlo al calice, significa anche aprire una finestra sul territorio. I Colli Euganei, con i loro borghi, le ville venete e le stazioni termali, sono un mosaico di esperienze dove il vino diventa parte integrante del viaggio.
Forse è questo il segreto del Fior d’Arancio Secco: un vino che sa essere autentico e moderno allo stesso tempo. Non ha bisogno di reinventarsi, gli basta continuare a essere se stesso — figlio di un paesaggio unico e di una tradizione che guarda avanti senza perdere radici.

I vini degustati
Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle Mattara
Colle Mattara è una piccola realtà immersa nel cuore verde dei Colli Euganei, dove le vigne respirano aria vulcanica e luce limpida. Il Saeòpa 2024 si apre con profumi di fiori bianchi e agrumi maturi, accennando appena a note di erbe aromatiche. In bocca è diretto, luminoso, con un equilibrio naturale tra freschezza e sapidità. Un vino che non ha bisogno di spiegarsi troppo: basta un sorso per sentirne la sincerità. Perfetto con pesce, verdure di stagione o anche solo per aprire la cena con leggerezza.
Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli Euganei
Dalla cooperativa simbolo del territorio arriva un Moscato Giallo che racconta in modo nitido la sua terra. Il colore è chiaro, il profumo ricorda la pesca, l’albicocca e un tocco di arancia candita. Al palato la sorpresa: è completamente secco, vibrante, con una freschezza che pulisce e invoglia al secondo bicchiere. Più che un vino aromatico, un bianco dallo spirito mediterraneo. Ottimo con antipasti di mare, sushi o primi piatti delicati.
Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e Arianna
Il Silene porta nel bicchiere l’anima più profonda dei Colli Euganei. Il colore è dorato, il naso regala note di pera, spezie fini e scorza di limone. In bocca è dinamico, fresco, ma con una sottile rotondità che lo rende avvolgente. È un vino che parla di erbe e di pietra, di equilibrio tra forza e misura. Servito fresco, accompagna bene primi piatti leggeri, risotti alle verdure o una frittura di pesce, con quella naturalezza che solo i vini veri sanno avere.Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre Gaie
Terre Gaie è un progetto familiare che unisce radici e visione. L’“Unico” è un Fior d’Arancio che guarda avanti: profumi di frutta gialla e salvia, sorso teso, leggermente sapido, con una struttura che invita alla tavola. È un bianco dalla personalità chiara, capace di reggere primi piatti con verdure, uova e asparagi o secondi di pesce. Non cerca effetti speciali, ma comunica autenticità e misura.
Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta Gambalonga
Un vino dedicato al nonno, “Jelmo”, figura fondante della storia familiare: già questo dice molto del legame con la tradizione. Nel bicchiere, profumi di fiori d’arancio e pesca bianca si intrecciano con un accenno minerale. Il sorso è lineare, fresco, con un finale asciutto e pulito che lascia la bocca viva. È un Fior d’Arancio che sa coniugare eleganza e immediatezza, ideale con crostacei, primi piatti di mare e carni bianche delicate.
Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon Montegrande
Il Passito di Cristofanon è un piccolo racconto liquido del tempo. Oro intenso nel calice, profuma di scorza d’arancia, miele, spezie e fiori secchi. Il sorso è dolce ma non stucchevole, sostenuto da una vena fresca e sapida che lo tiene in perfetto equilibrio. Stravolgiamo tutte le convenzioni e serviamolo come aperitivo, alla temperatura di 8/10 gradi, accanto a foie gras, formaggi erborinati, finger food speziati o gamberi caramellati. Una chiusura che ricorda il sole che cala sui Colli Euganei.Fior d’Arancio Secco: the spontaneous elegance of the Euganean Hills
The beauty of Fior d’Arancio Secco lies in how it became a modern wine almost without realising it. It didn’t chase trends or change its nature — the Euganean winemakers simply kept doing what they had always done. And today, the world has caught up with their way of drinking: lighter, gastronomic, immediate. Once considered a “minor” white wine, its drinkability and versatility at the table now make it one of the most contemporary wines in Veneto.
Behind that gentle name, Fior d’Arancio, lies Moscato Giallo, an aromatic grape of ancient Mediterranean origin, brought to the Euganean Hills through Venetian trade routes between the Middle Ages and the Renaissance. Much like South Tyrol’s Goldmuskateller, giving prominence to the grape on the label could be an act of clarity and identity — a way of recognising that aromatic character, when natural and measured, can indeed be a synonym for elegance.
The dry version of Fior d’Arancio is one of the three expressions — alongside the sparkling and passito — of the Moscato dei Colli Euganei DOCG, established in 2010. It’s a wine born among the volcanic ridges and gentle slopes of the Euganean Hills Regional Park, now also a UNESCO MAB Biosphere Reserve. Here, human hands work in harmony with a rich biodiversity of woods, terraces and olive groves, cultivating vines with balance and restraint.
The Euganean Moscato Giallo ripens late, developing a complex aromatic profile that, in its dry version, unfolds with notes of orange blossom, linden and citrus, touched by hints of peach. It’s a fragrance that accompanies rather than overwhelms. On the palate, freshness and subtle acidity keep everything in perfect balance, inviting another sip.
It’s a wine that moves effortlessly from everyday tables to fine dining: perfect with shellfish and seafood, surprising with white meats and blue cheeses, and flexible enough to adapt to the playful spirit of contemporary gastronomy.
Its relationship with the restaurant world is now crucial: to build a culture around this grape, to tell its story by the glass, means opening a window onto the land itself. The Euganean Hills — with their villages, Venetian villas and thermal spas — are a mosaic of experiences where wine becomes an essential part of the journey.
Perhaps this is the secret of Fior d’Arancio Secco: a wine that knows how to be authentic and modern at the same time. It doesn’t need to reinvent itself — it just needs to keep being what it is, the child of a unique landscape and a tradition that looks forward without losing its roots.
Wines Tasted
Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle Mattara
Colle Mattara is a small estate nestled in the green heart of the Euganean Hills, where the vines breathe volcanic air and crystal light. The Saeòpa 2024 opens with aromas of white flowers and ripe citrus, with a gentle touch of aromatic herbs. On the palate, it’s direct and bright, naturally balanced between freshness and savouriness. A wine that speaks for itself — one sip is enough to sense its honesty. Perfect with fish, seasonal vegetables, or simply to start a dinner lightly.Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli Euganei
From the cooperative that symbolises the region comes a Moscato Giallo that expresses its land with clarity. Pale in colour, it recalls peach, apricot and a touch of candied orange on the nose. The surprise comes on the palate: completely dry, vibrant, with a cleansing freshness that invites another glass. More Mediterranean white than aromatic wine — perfect with seafood starters, sushi, or delicate first courses.Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e Arianna
Silene brings the deepest soul of the Euganean Hills into the glass. Golden in colour, it offers notes of pear, fine spices and lemon zest. The palate is lively and fresh, yet soft and enveloping. It’s a wine that speaks of herbs and stone, of balance between strength and grace. Served cool, it pairs beautifully with vegetable risottos, light pastas, or a seafood fry — with the natural poise only genuine wines possess.Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre Gaie
Terre Gaie is a family project that unites roots and vision. “Unico” is a forward-looking interpretation of Fior d’Arancio: aromas of yellow fruit and sage, a taut and slightly saline palate, and a structure that calls for food. A white wine with clear personality, ideal with vegetable-based dishes, eggs and asparagus, or fish courses. No frills, just authenticity and poise.Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta Gambalonga
Dedicated to the founder of the family, “Jelmo” carries a sense of lineage and affection. Aromas of orange blossom and white peach mingle with a faint mineral note. The taste is linear, fresh and clean, leaving the mouth lively and refreshed. A Fior d’Arancio that combines elegance with immediacy — excellent with shellfish, seafood pasta or delicate white meats.Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon Montegrande
Cristofanon’s Passito is a small liquid tale of time. Deep gold in colour, it evokes orange peel, honey, spices and dried flowers. The sip is sweet but never cloying, balanced by a fresh, savoury vein. Forget conventions — serve it as an aperitif with foie gras, blue cheese, spicy finger food or caramelised prawns. A closing note that recalls the sun setting over the Euganean Hills.Colli Euganei, degustazione vini, DOCG, dry aromatic wines, enoturismo Veneto, Euganean Hills, Euganean Passito wine, Fior d’Arancio DOCG, Fior d’Arancio Secco, Italian white wines, Italian wines to discover, Moscato Giallo, passito Colli Euganei, Veneto wine, Veneto wine tourism, vini aromatici secchi, Vini bianchi italiani, vini dei Colli Euganei, vini italiani da scoprire, vino veneto, wine tasting, wines of the Euganean Hills




















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